
Benjamin Netanyahu non ha rassegnato le dimissioni dalla carica di Primo Ministro d’Israele.
Sebbene nel corso degli ultimi anni e mesi si siano verificate forti pressioni politiche e sociali, la situazione attuale è la seguente:
Netanyahu ha ripetutamente escluso l’ipotesi di dimettersi, anche in relazione a possibili accordi giudiziari o concessioni di grazia. Continuano a verificarsi massicce manifestazioni in piazze come Piazza Habima a Tel Aviv, dove migliaia di cittadini chiedono le dimissioni del governo e nuove elezioni. La coalizione ha affrontato diverse crisi, tra cui le dimissioni di ministri chiave come Benny Gantz e Gadi Eisenkot nel giugno 2024 e minacce di abbandono da parte di esponenti della destra radicale come Bezalel Smotrich in caso di tregua con Hamas.
L’unica volta che Netanyahu ha effettivamente “firmato le dimissioni” in un contesto di alto profilo è stato nel 2005, quando lasciò l’incarico di Ministro delle Finanze per protestare contro il piano di disimpegno dalla Striscia di Gaza voluto dall’allora premier Ariel Sharon. Nonostante le numerose richieste dell’opposizione e dei manifestanti, Netanyahu rimane in carica come Primo Ministro.
Recentemente, Netanyahu ha sollecitato il Presidente Isaac Herzog a concedergli la grazia per chiudere i processi per corruzione a suo carico, definendoli un “circo assurdo”.
Gli uffici giudiziari israeliani hanno espresso parere negativo alla grazia finché Netanyahu non ammetterà le proprie colpe, verrà condannato o rassegnerà le dimissioni.
Il governo è impegnato in una fase critica delle operazioni militari, con tensioni crescenti che coinvolgono non solo Gaza ma anche l’Iran.
La maggioranza di governo è fragile. Nel corso del 2025 e dell’inizio del 2026, diversi alleati (come i partiti ultra-ortodossi o esponenti della destra radicale) hanno minacciato di lasciare l’esecutivo a causa di disaccordi su tregue o politiche di bilancio.
Continuano le manifestazioni di massa a Tel Aviv e Gerusalemme che chiedono elezioni anticipate e le dimissioni del premier, alimentate dalla gestione del conflitto e dal destino degli ostaggi. Le prossime elezioni sono ufficialmente previste per il 27 ottobre 2026, ma molti analisti prevedono una possibile caduta del governo prima di tale data.
Le recenti voci circolate sui social media riguardanti una sua uscita di scena improvvisa sono state smentite dall’Ufficio del Primo Ministro.
Sebbene il termine “dimissioni” sia costantemente al centro del dibattito pubblico e delle condizioni poste dai tribunali per eventuali accordi, Netanyahu resta attualmente in carica.
Benjamin Netanyahu in persona e il suo ufficio respingono le voci sulla presunta morte del premier israeliano circolate con insistenza sui social nelle scorse ore, dopo la minaccia diretta rivolta dai Pasdaran. Netanyahu ha risposto alle teorie del complotto con un video che lo riprende in un bar mentre bene un cappuccino, dicendo: “Muoio dalla voglia di caffè. Muoio dalla voglia del mio popolo. Come si comportano? Benissimo. Volete contare il numero di dita?”. Il riferimento del premier riguarda un video che lo mostrerebbe con sei dita, chiaramente falso e realizzato con l’IA. Una comunicazione poi diramata dal suo ufficio definisce come “fake news” video e voci sulla presunta morte di Netanyahu. A rispondere è stato anche l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, secondo cui la vicenda della presunta morte del premier israeliano e’ “la prova inconfutabile che alcune delle cose più ridicole di sempre si trovano su internet!”. Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha effettuato una serie di telefonate, parlando con l’emiro del Qatar Sheikh Tamim bin Hamad al-Thani, il re di Giordania Abdullah II e il presidente degli Emirati Arabi Uniti Sheikh Mohammed bin Zayed Al Nahyan. Il ministro degli esteri egiziano è in visita nella regione del Golfo. In una dichiarazione, Al-Sisi ha affermato che l’Egitto sta intensificando gli sforzi volti a ridurre le tensioni nella regione. ”Non ci faremo intimorire da un drone, le nostre missioni continuano. Non è che arriva un drone e allora molliamo le nostre postazioni”. Così Antonio Tajani, ministro degli Esteri parlando del nuovo attaco alla base italiana in Kuwait.
Giuseppe Basilico

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