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La metaniera della speranza

Il governo italiano avrebbe l’occasione di dimostrate la sua abilità, efficienza e capacità diplomatica, in una sola mossa. Recuperare le 900 tonnellate di gasolio e 61 mila di gas liquefatto che si stimano contenute nella Arctic Metagaz, la metaniera russa lunga 277 metri alla deriva di Lampedusa. La metaniera è quella che secondo il Cremlino è stata colpita da droni ucraini, nei pressi di Malta, le settimane scorse. Il suo equipaggio è stato già evacuato. Poiché si tratta di un relitto diretto nelle nostre acque, se già non le sta attraversando, e con un potenziale tossico ambientalmente devastante, il governo dovrebbe recuperarlo in fretta. Svuotarne i serbatoi, metterlo in sicurezza e far sapere ai russi che appena finiranno le ostilità in Ucraina, saranno indennizzati, o pure che proprio gas e gasolio glieli si sequestra. Veda un po’ Taiani come cavarsela. L’importante sarebbe poter dire che la crisi energetica, ci fa un baffo.

di Riccardo Bruno | 13 Marzo 2026

Il governo italiano avrebbe l’occasione di dimostrate la sua abilità, efficienza e capacità diplomatica, in una sola mossa. Recuperare le 900 tonnellate di gasolio e 61 mila di gas liquefatto che si stimano contenute nella Arctic Metagaz, la metaniera russa lunga 277 metri alla deriva di Lampedusa. La metaniera è quella che secondo il Cremlino è stata colpita da droni ucraini, nei pressi di Malta, le settimane scorse. Il suo equipaggio è stato già evacuato. Poiché si tratta di un relitto diretto nelle nostre acque, se già non le sta attraversando, e con un potenziale tossico ambientalmente devastante, il governo dovrebbe recuperarlo in fretta. Svuotarne i serbatoi, metterlo in sicurezza e far sapere ai russi che appena finiranno le ostilità in Ucraina, saranno indennizzati, o pure che proprio gas e gasolio glieli si sequestra. Veda un po’ Taiani come cavarsela. L’importante sarebbe poter dire che la crisi energetica, ci fa un baffo.

L’Inghilterra è diventata un impero per trecento anni grazie ai pirati. L’Italia, con un’estensione costiera capace di tenere testa a quella britannica, ha espresso giusto una marina buona ad andare a fondo. Sarebbe il momento di riscattarla con una mossa azzardata. Magari. Un evento eclatante. Non siamo solo buoni a lamentarci delle avversità. Siamo pronti anche a ribaltarle. Il ministro Musumeci mostri di essere ancora vivo. Sembra rimasto seduto sulla poltrona mentre la Sicilia gli franava addosso.

Ci sono state nazioni europee che come unica risorsa disponibile avevano l’audacia. La Francia, data per spacciata, riuscì a dominare l’Europa per vent’anni con le sue armate. Si potrebbe dire che il prestigio della Francia dei due secoli successivi si sia fondato interamente su quel ventennio, ora piuttosto appannato. Anche l’Italia ha avuto un suo ventennio dal quale però uscì con le ossa rotte. Ci si riprese principalmente grazie agli aiuti americani. E non si può accusare gli americani di averci prima spezzato le reni, perché per quello bastò la Grecia. Mai l’Italia avesse vinto la seconda guerra mondiale, sarebbe stata l’ancella della Germania. L’America ci diede delle carte da giocare che oggi sembrano abbastanza sprecate. Almeno una mano vincente, prima di perdere la partita. Di questo si tratta.

L’atteggiamento che il governo ed il parlamento hanno nei confronti della guerra in Iran è come se tutto sommato non ci riguardasse se non per le questioni economiche. Pensano ad una de escalation, convinti che con gli ayatollah si possa arrivare ad un accordo domani. Magari Trump, è lunatico, cambia idea. Eppure l’America, cioè il nostro principale alleato, ha offerto la mano tesa all’Iran sin dal 2001 ed Israele gliela ha offerta anche prima, aiutando la repubblica islamica nella guerra all’Iraq. Il risultato è stato per Israele gli attentati di Hezbollah ed Hamas, e per l’America l’arricchimento dell’uranio con gli accordi sul nucleare. Mai l’Iran avesse la bomba, con l’idea che i mullah hanno del mondo occidentale, vai a dir loro di distinguere gli italiani dagli israeliani e dagli americani, che siamo amici dei palestinesi. Per avere una qualche possibilità, facciamoci sin da ora sciiti. Forse ce la si cava.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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