
di Elena Marisol Brandolini*
Domani 8 di marzo si terranno in Colombia le elezioni legislative, dando il via così al ciclo elettorale che culminerà entro giugno – assumendo la probabile necessità di un ballottaggio dopo il primo turno – con le elezioni presidenziali per decidere il successore di Gustavo Petro alla più alta carica del paese. I sondaggi sulla distribuzione di deputati e senatori al parlamento che sarà decisa dal voto di domenica prossima sono molto ridotti, sia per la scarsa adesione dell’elettorato ai partiti, che per la nuova legge in materia particolarmente restrittiva. L’attenzione è comunque sempre concentrata sul primo turno delle presidenziali del prossimo 31 maggio, con il progressista Iván Cepeda, candidato del Pacto Histórico, che le inchieste collocano al primo posto, seguito dal rappresentante dell’estrema destra Abelardo de la Espriella. Eppure quello di domenica è un appuntamento fondamentale per conoscere quali saranno i candidati definitivi alla presidenza della Repubblica e le condizioni politiche che rifletterà il congresso, condizionando l’azione del prossimo capo dello Stato. Si tratta di elezioni che si svolgono in un clima di violenza politica, di insinuazione di frode elettorali, di denunce di attentati e di compravendita del voto degli elettori, per un prezzo che in alcuni territori vale 67 dollari. Le prime a essere celebrate dopo l’assassinio dell’ex senatore Miguel Uribe Turbay avvenuto nel giugno dello scorso anno, che sarebbe altrimenti stato il probabile candidato del Centro Democratico, il partito conservatore di Álvaro Uribe.
Questa domenica i colombiani eleggeranno 102 senatori e senatrici e 183 rappresentanti per la Camera, in carica fino al 2030. Chiamati al voto sono oltre 41 milioni di cittadini, che potranno votare anche per tre consultazioni – una della sinistra, una del centro e una del centro-destra – per designare una parte dei candidati che si confronteranno alle presidenziali di maggio. Ossia i candidati che hanno scelto di passare per questa sorta di primarie aperte; gli altri, come Cepeda, de la Espriella e il centrista Sergio Fajardo, ex sindaco di Medellín, entreranno direttamente in competizione al primo turno. Le previsioni danno per vincenti nelle consultazioni la uribista Paloma Valencia e Claudia López per il centro. E’ stato invece il Consejo Nacional Electoral a decidere l’esclusione di Cepeda dal cartello progressista Frente por la Vida e quindi Petro ha fatto appello a non esprimere alcun voto sulle consultazioni.
Il senatore Cepeda, di 63 anni di età, è stato il candidato vincitore della consultazione interna del Pacto Histórico, celebrata nell’ottobre del 2025, voluto da Petro per continuare il suo progetto di governo. Votato da un milione e mezzo di affiliati, oltre il 65% dei voti espressi (2,8 milioni) e risultato perciò vincente nei confronti della ex ministra della Sanità Carolina Corcho, è oggi largamente in testa in tutti i sondaggi per la corsa alla presidenza della Repubblica. Figlio di Manuel Cepeda, assassinato dai paramilitari nel 1994, si è sempre occupato della difesa dei diritti umani, partecipando alla campagna sulla Paz Global, uno dei cimenti della legislatura che si sta concludendo. Molto attivo nel denunciare l’ex presidente Uribe per aver manipolato i testimoni di un caso collegato al mondo paramilitare, è riuscito a farlo condannare a 12 anni di reclusione, pena poi annullata in secondo grado di giudizio. La sua prevalenza nelle intenzioni di voto dei colombiani per le presidenziali ha un effetto anche sulle legislative di domenica prossima, dove il Pacto Histórico sarebbe in testa almeno al Senato. Secondo un sondaggio della società spagnola GAD3 dello scorso gennaio, poco più del 50% degli intervistati ha assicurato che andrà a votare e il 23% ha detto che lo farà per il Pacto Histórico.
Su queste previsioni favorevoli al blocco progressista sia per le legislative che per le presidenziali, pesa molto positivamente il gradimento crescente che l’elettorato colombiano va tributando a Petro nell’ultimo periodo. Nonostante diverse iniziative legislative del governo non siano passate per avere incontrato un’acerrima resistenza nel congresso, a Petro si riconoscono alcuni risultati, come l’aumento del salario minimo del 23%, il taglio alle retribuzioni dei parlamentari e le imposte ai super ricchi. Soprattutto si valorizza il fatto che Petro sia uscito rafforzato dall’incontro con Donald Trump dello scorso febbraio alla Casa Bianca, dove si è registrato un clima di distensione tra i due presidenti. Cosa niente affatto scontata, data la tensione preesistente sul tema dell’uccisione di pescatori in mare di nazionalità colombiana, presunti narcotrafficanti per l’amministrazione americana e su quello dell’accusa di genocidio a Gaza.
Elena Marisol Brandolini
*Istituto Ispi

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