
Il coraggioso discorso di Sanchez contro la guerra e le iniziative criminali di Trump e di Netanyahu ha messo con le spalle al muro l’Unione Europea e i governi dei vari paesi.
E se la Commissione e Macron intervengono, seppure moderatamente, a difesa della Spagna minacciata del presidente per non avergli concesso l’uso delle basi in Andalusia, Germania e Italia sono invece le illustri assenti, su una posizione di sudditanza agli USA.
Anche Von der Leyen evita di parlare in pubblico ormai da giorni affidandosi a prudenti anonimi comunicati. Tuttavia nessun attinge a livelli tanto alti di tradimento dello spirito dell’Unione Europea come fanno Merz e Meloni.
Il primo, il cancelliere tedesco, non ha neppure replicato quando Trump in sua presenza ha fatto le indecenti minacce contro Sanchez.
La seconda, la statista, solitamente molto loquace, si rifiuta persino di andare in parlamento, non dicendo una parola di critica contro Trump e guardandosi bene dall’esprimere una qualche solidarietà verso Sanchez.
Al parlamento europeo si è ormai aperto uno scontro politico tra socialisti, verdi, liberal-democratici e sinistra da un lato, e popolari conservatori e neofascisti dall’altro. I primi chiedevano infatti di discutere sull’attacco di Trump alla Spagna, mentre i secondi hanno respinto la richiesta e hanno avuto la spudoratezza di imporre una discussione addirittura sull’uso violenza politica in Europa da parte delle forze della sinistra estrema.
Lo scontro è aperto anche sui dazi: i socialisti chiedono chiarimenti prima di approvare gli accordi con Trump, che ogni giorno muta opinioni, mentre la commissione europea e la destra vogliono procede speditamente al recepimento per non urtare Washington.
La verità è che il governo di Pedro Sánchez ha tracciato una linea di faglia profonda all’interno della UE e della NATO. Negando l’uso delle basi di Rota e di Morón per le operazioni americane contro l’Iran, la Spagna ha inviato un segnale di rottura senza precedenti.
La “maggioranza Ursula” è sotto uno stress estremo e i socialisti e democratici europei sono di fronte a un bivio. È infatti legittimo e necessario chiedere di ritirare il sostegno a una Commissione che non condanna con fermezza atti di guerra unilaterali, rompendo a Bruxelles con la linea bellicista sostenuta dal blocco conservatore e neofascista. Sulla posizione di Sánchez si può costruire una credibile alternativa al militarismo e alla visione del mondo basata sulla forza bruta e sulla legge del più forte, provando a incidere sulla traiettoria di una guerra che si avvicina sempre più ai nostri confini mediterranei.
Intanto, in Italia, registriamo come elemento rimarchevole e positivo l’unità delle forze di opposizione che denunciano il rischio di un’escalation del conflitto e chiedono che il governo prenda le distanze da Trump e da Netanyahu, impegnandosi affinché l’Unione Europea svolga una funzione di freno all’allargamento della guerra, ed eviti un coinvolgimento diretto nel conflitto. Viviamo davvero un periodo cruciale per i destini dell’umanità e l’identità della sinistra deve essere chiara sui temi della pace e della guerra.
Intanto la guerra è arrivata al quinto giorno e si contano già un migliaio di morti. Il fuoco interessa ormai tutto il Medio Oriente e sembra tutt’altro che destinato a spegnersi in tempi brevi.
Ieri sera, il filosofo Massimo Cacciari in tv ha detto cose molto interessanti e ha denunciato il rischio di una terza guerra mondiale. Il suo ragionamento è stato chiaro: gli Stati Uniti non possono accettare l’Iran come potenza regionale, che ha pretese di influenzare la politica in Medio Oriente, e perciò, attraverso i bombardamenti mirano ad un cambio di regime.
Però -ha aggiunto- devono stare molto attenti perché l’Iran, un popolo di 100 milioni di persone, ha una profondità storica e identitaria che lo porta a comportarsi come una potenza regionale; ed è uno dei pochissimi Stati al mondo con una continuità statale di oltre 2500 anni, dai tempi di Ciro e di Dario.
Chissà se Trump, il quale ha dichiarato che gli USA sono alleati dell’Italia fin dai tempi dei romani, conosce almeno un po’ la storia millenaria del Paese che ha deciso di distruggere, insieme a Netanyahu.
La volontà di potenza scatenata senza alcun vincolo e senza regole porta dritti alla criminalità politica internazionale. E questo, come ha detto Sanchez, significa giocare sulla pelle di milioni di persone; spesso, infatti, le grandi guerre nascono proprio da errori di calcolo e di valutazione.
Enrico Rossi

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