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Se ci fosse vero Fair Play, le Olimpiadi accoglierebbero le Paralimpiadi

C’è un tema che ritorna puntuale, ma che nessuno sembra voler assumere fino in fondo: l’idea che le Olimpiadi e le Paralimpiadi possano essere un unico grande evento planetario dello sport. Se ne parla, certo. Le parole non mancano. Ma restano parole. La disabilità continua a mettere in difficoltà una parte della classe dirigente, spesso incapace di comprenderne davvero il significato. Non si tratta di retorica né di pietismo. Si tratta di riconoscere che un atleta privo di un arto, o con una disabilità sensoriale o motoria è portatore di un valore sportivo che non è inferiore, ma diverso – e spesso persino più alto – in termini di determinazione, sacrificio e resilienza rispetto a quello che definiamo con troppa leggerezza “universo della normalità”. La parola Fair Play scorre veloce sulle labbra di molti. È un principio evocato nei discorsi ufficiali, nelle cerimonie, nei convegni. Ma il Fair Play non è uno slogan: è una pratica. È coerenza.

di Angelo Santoro | 1 Marzo 2026

C’è un tema che ritorna puntuale, ma che nessuno sembra voler assumere fino in fondo: l’idea che le Olimpiadi e le Paralimpiadi possano essere un unico grande evento planetario dello sport. Se ne parla, certo. Le parole non mancano. Ma restano parole. La disabilità continua a mettere in difficoltà una parte della classe dirigente, spesso incapace di comprenderne davvero il significato. Non si tratta di retorica né di pietismo. Si tratta di riconoscere che un atleta privo di un arto, o con una disabilità sensoriale o motoria è portatore di un valore sportivo che non è inferiore, ma diverso – e spesso persino più alto – in termini di determinazione, sacrificio e resilienza rispetto a quello che definiamo con troppa leggerezza “universo della normalità”. La parola Fair Play scorre veloce sulle labbra di molti. È un principio evocato nei discorsi ufficiali, nelle cerimonie, nei convegni. Ma il Fair Play non è uno slogan: è una pratica. È coerenza. È capacità di attribuire pari dignità. E allora viene spontaneo chiedersi perché anche in occasione dei Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026 si parli così poco delle imminenti Paralimpiadi. L’impressione è che una volta spente le luci della cerimonia di chiusura l’attenzione mediatica e istituzionale si affievolisca. Alberghi, ristoranti, stadi e piste innevate rischiano di svuotarsi come se l’evento fosse ormai concluso. Eppure lo sport non si esaurisce: semplicemente cambia prospettiva, cambia racconto. Il tema era stato affrontato con coraggio anche dal Panathlon International, associazione che dello sport fa un vanto e del Fair Play una bandiera. Eppure troppo spesso le iniziative restano isolate. Viene alla mente una serata a Varese dedicata alla disabilità nello sport: parteciparono numerosi Club Service, dal Rotary al Lions, oltre allo stesso Panathlon che aveva promosso l’incontro. L’entusiasmo non mancò, ma tutto si spense rapidamente. Un epilogo che racconta bene la fragilità di certi impegni, più dichiarati che sostenuti. Oggi assistiamo a un paradosso: si celebrano testimonianze di un evento che non è ancora iniziato, ma non lo si comunica come un Evento con la “E” maiuscola, capace di onorare lo sport nella sua interezza. È come tornare ai tempi dell’Acqua Acetosa, a Roma, quando, terminate le Olimpiadi, quasi in sordina presero avvio le prime Paralimpiadi moderne grazie al coraggio di pionieri che sfidarono indifferenza e scetticismo per affermare un principio rivoluzionario: lo sport appartiene a tutti. Per questo oggi appare un’occasione mancata non compiere l’ultimo, simbolico passo: riconoscere che esiste un’unica grande celebrazione dello sport, senza prefissi che separano e gerarchizzano. Togliere quel “para” non significherebbe cancellare un’identità, ma affermare una pari dignità. Se crediamo davvero nel Fair Play allora dobbiamo avere il coraggio di renderlo concreto. Non nei discorsi ufficiali, ma nelle scelte. Non nei convegni, ma nei calendari, nella comunicazione, nella partecipazione. Perché lo sport quando è autentico non divide: unisce.

Angelo Santoro

Pubblicato in : Editoriale

Info Angelo Santoro

Angelo Santoro è un giornalista e scrittore. Editorialista di “Avanti Online”

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