
Il 16 febbraio sono trascorsi cento anni dalla morte di Piero Gobetti. Non aveva ancora compiuto 25 anni, eppure è stato uno dei pochissimi a capire da subito la vera essenza del fascismo e il suo ferale effetto sulla giovane nazione italiana. Il fascismo aveva invece colto bene il pericolo che veniva da quel giovanissimo animatore di culture ed intelletti, tanto da farne oggetto di brutali aggressioni che contribuirono in modo determinante alla sua morte, avvenuta a Parigi dove era arrivato, esule, da solo poche settimane.
Era il novembre 1918 quando il diciassettenne liceale pubblicò la sua prima rivista, Energie Nove, che già mostrava l’apertura mentale e l’idiosincrasia al conformismo che lo avrebbe caratterizzato negli anni successivi, con articoli, libri, riviste divenute emblematiche come la “Rivoluzione Liberale” e “Il Baretti”, fino alla tragica scomparsa. Dialogò e si confrontò, anche aspramente, con i massimi pensatori dell’epoca, da Einaudi a Salvemini, da Croce a Gentile, da Gramsci a Prezzolini solo per citarne alcuni. Fu anche scopritore di talenti artistici quali il poeta futuro premio Nobel, Eugenio Montale ed il pittore Felice Casorati.
La sua produzione intellettuale è stata incredibilmente ricca e variegata, tanto che il suo pensiero viene ormai tirato da ogni parte politica, anche le più inaspettate, perché nell’Italia di oggi è pratica comune sventolare figurine piuttosto che confrontare idee.
Il Centenario è stato, e sarà , celebrato con numerose iniziative, più o meno istituzionali, in varie sedi in giro per l’Italia. Da circa un mese i giornali italiani ospitano articoli e saggi di illustri intellettuali che affrontano i vari aspetti del pensiero gobettiano. Ovviamente la sede principale delle celebrazioni è Torino, la città di Gobetti, ma subito dopo, mi permetto di ricordare, viene Firenze. Qui infatti, nel febbraio del 1976, in Palazzo Vecchio con il patrocinio della Presidenza della Repubblica, fu tenuto il convegno di celebrazione del cinquantenario della morte, organizzato da un Comitato presieduto dall’allora giovanissimo Antonio Patuelli, l’attuale presidente dell’Abi, coadiuvato tra gli altri da un giovane esponente liberale fiorentino in ascesa, Adalberto Scarlino.
Gobetti allora non era un personaggio così conosciuto dall’opinione pubblica. Faceva ovviamente parte del pantheon dei martiri dell’antifascismo, ma non era certamente tra le figure più note al grande pubblico. Potremmo dire che la sua storia era materia per, da una parte, storici e intellettuali, dall’altra per “giovani liberali” come ebbe a scrivere proprio in occasione del cinquantenario sul Corriere della Sera il giornalista (e gobettiano) Enzo Marzo.
Quella celebrazione fu la ragione per la quale nei mesi successivi nacque il Circolo culturale Piero Gobetti di Firenze. Un gruppo di più o meno giovani di area liberale, sentì infatti il bisogno di avere un luogo dove affrontare i temi della cultura e della politica in modo libero e aperto, senza i vincoli delle logiche e delle regole di partito. Nefacevano parte persone come Piero Baldesi, Paola Emilia Cicerone, Flavio Aliquò Mazzei,, Sandra Zini, Gian Rodolfo Del Monte, Giorgio Conciani, che fu il primo presidente del Circolo, Marcello Calamari. Sandra Zini, Alessandra Fanelli….
In questi 50 anni il circolo ha avuto un percorso carsico, a volte più riflessivo, altre di più diretto impegno civile e sui diritti umani, come le proteste contro l’invasione dell’Afganistan, per la “Giustizia Giusta” a fianco di Enzo Tortora.
La costante è stata comunque sempre quella di cercare di valorizzare quello che appare ancora uno dei principali lasciti gobettiani: la formazione di una cultura individuale, finalizzata all’educazione di una classe dirigente all’altezza del ruolo, nonchè di cittadiniitaliani degni del nome Una esigenza, oggi come allora, reale.
Il Circolo Gobetti fiorentino, adesso guidato dal nuovo segretario Roberto Badullato, già dall’anno scorso ha tenuto incontri su vari aspetti del pensiero e dell’opera gobettiana con eminenti studiosi, che culmineranno il 20 marzo con una cerimonia solenne a Palazzo Vecchio, come cinquanta anni fa, seguita da un convegno ospitato presso l’Accademia della Colombaria. Confidiamo che questa iniziativa possa essere all’altezza della precedente.
Francesco Giubilei
Presidente Circolo “Piero Gobetti” di Firenze

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