
Il discorso del cancelliere Merz, alla Conferenza della sicurezza a Monaco, ha sottolineato distanza dell’Europa dall’America di Trump, ma solo scopo di giustificare il suo nazionalismo e, in particolare, la decisione di una corsa al riarmo in solitaria della Germania per avere entro il 2029 “l’esercito convenzionale più forte della UE” e tornare a svolgere un ruolo di “guida mondiale”.
Il realismo con cui il leader tedesco ha denunciato la fine del vecchio ordine mondiale, che è il punto di partenza di ogni serio ragionamento di politica estera, non può certo nascondere la gravità di una risposta comunque sbagliata la quale punta ad un pericoloso ritorno al passato per quella resta la più grande potenza economica dell’ Europa.
All’orizzonte non c’è una difesa europea ed una comune diplomazia ma la volontà della Germanica di tornare da sola ad essere grande anche sul piano militare e della politica estera.
In questo quadro l’appello di Macron per rilanciare il ruolo della Francia, che unica detiene l’arma nucleare, per un’intesa a livello europeo, suona flebile, e poco credibile, come la rivendicazione di un leader che dovrà presto lasciare.
Il rischio è che questa gara franco tedesca -la solita tra i due grandi europei- finisca per avere come esito non un’Europa più forte e unita ma ancor più frammentata, chiusa negli stati nazionali, ininfluente rispetto ai grandi paesi, USA, Cina, Russia ma anche India e Brasile.
Incombono inoltre le elezioni e la possibilità concreta che tra un anno la Francia cada nelle mani della destra lepenista, mentre nel 2029 la Germania potrebbe avere come primo partito i neonazisti di ADF: i due grandi paesi nelle mani di forze dichiaratamente anti europeiste.
In questo modo, tra Macron e Merz sembra esserci una contrapposizione apparente e una complicità di fatto, la quale converge sullo stesso esito di spianare la strada alla politica di Trump che vuole distruggere l’Unione Europea e favorire i partiti sovranisti e neofascisti.
Per chi avesse qualche dubbio sulla pericolosità e sulla ininfluenza di queste politiche nazionaliste in Europa, basti guardare la foto che ritrae Merz e Zelensky, ieri a Monaco, in amichevole e quasi affettuosa conversazioni.
Peccato che questa foto che configga con la dura e amara realtà per cui i colloqui per la pace in Ucraina si svolgeranno in Svizzera con l’assenza dell’Europa; anche se la guerra è in casa sua e anche se è lei ad aver pagato il prezzo più alto sul piano economico e degli aiuti.
Lo spostamento a destra delle forze liberali e di centro e la crescita della destra estremista e sovranista stanno portando l’Unione Europea alla regressione, ad un ritorno indietro sulla strada dei nazionalismi e al tradimento della propria missione originaria.
Si prospetta l’Europa delle nazioni che tanto piace a Meloni e a Fratelli d’Italia: il contrario di un’Europa federale, pienamente integrata, più forte, unita ed autonoma, con una propria difesa e una propria politica estera che punta alla pace e alla cooperazione.
Abbiamo infatti bisogno, come hanno detto ieri i vescovi presidenti delle conferenze episcopali d’Italia, Francia, Germania e Polonia, di un’Europa che in un mondo lacerato dalle guerre sappia “riscoprire la sua anima per dare il suo apporto al bene comune” e ad una autentica solidarietà tra i popoli”.
Impossibile non leggere in questo appello l’indicazione di un’altra strada rispetto a quella su cui ci sta portando la destra.
E l’Italia? Meloni per non sbagliare si colloca sempre più a destra che può, difende sempre e comunque la politica di Trump e costruisce un “asse” con la Germania di Merz.
Ieri la Presidente ha disertato l’appuntamento di Monaco, con una mossa tanto furba quanto rivelatrice della vacuità della sua politica estera.
Nel timore che il discorso di Merz potesse essere interpretato come una eccessiva presa di distanza da Trump, la “statista” italiana è volata in Africa.
Per lei, ciò che veramente conta è stare dalla parte della destra americana, condividere ideologia e politiche con il centro mondiale della nuova internazionale nera.
Non a caso, negli USA, Meloni sta per pubblicare un nuovo libro, che si intitola Giorgia’s Vision, con la prefazione scritta dal vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, il volto “intellettualizzato” e più a destra del trumpismo.
E la sinistra italiana ed europea cosa stanno facendo?
A me pare, francamente, non siamo ancora all’altezza delle situazione, nè in termini di analisi nè in termini di proposte.
Forse potremmo cominciare con l’interrogarsi sulla partecipazione dei socialisti e democratici alla maggioranza Fon der Leyen, quando ormai è evidente che il centro popolare in parlamento europeo vota sempre più spesso con l’estrema destra conservatrice e neofascista.
Collocare la sinistra all’opposizione di questa Europa sarebbe, a mio avviso, la prima doverosa decisione per cominciare a costruire un’alternativa.
Enrico Rossi

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