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Cavalleria Rusticana in via Celentano a Milano

Un sabato sera come tanti nella periferia di Milano. È il 31 gennaio. Via Celentano, periferia Nord Est della città, tra via Padova e via Palmanova. Un bar qualsiasi. O quasi, poi vedremo perché. Arriva una compagnia di ragazzi. Sembra il Comitato Olimpico. Nel senso che c’è un solo Italiano sopportato con fredda cortesia perché, dopotutto, è cittadino del paese ospitante. O così almeno riferiscono i testimoni. Vengono dalle case Gescal di Sesto San Giovanni, riferiscono fonti ben informate. E altrettanto spaventate. Perché spaventate?Perché nemmeno il tempo di arrivare, questi baldi giovanotti circondano la seconda stanza del bar (ve l’avevo detto che non era un bar normale), separata dal locale principale da un altro negozio. I permessi a Milano sono un problema degli italiani, i baristi pachistani hanno un codice del commercio scritto in maniera creativa. Dicevamo, circondano questo capolavoro di flessibilità normativa e uno, l’intellettuale della Magna Grecia del gruppo, carica, letteralmente CARICA, un giovane seduto a farsi i fatti propri. Testa bassa e pugni nelle mani.

di Luca Rampazzo | 14 Febbraio 2026

Un sabato sera come tanti nella periferia di Milano. È il 31 gennaio. Via Celentano, periferia Nord Est della città, tra via Padova e via Palmanova. Un bar qualsiasi. O quasi, poi vedremo perché. Arriva una compagnia di ragazzi. Sembra il Comitato Olimpico. Nel senso che c’è un solo Italiano sopportato con fredda cortesia perché, dopotutto, è cittadino del paese ospitante. O così almeno riferiscono i testimoni. Vengono dalle case Gescal di Sesto San Giovanni, riferiscono fonti ben informate. E altrettanto spaventate. Perché spaventate?

Perché nemmeno il tempo di arrivare, questi baldi giovanotti circondano la seconda stanza del bar (ve l’avevo detto che non era un bar normale), separata dal locale principale da un altro negozio. I permessi a Milano sono un problema degli italiani, i baristi pachistani hanno un codice del commercio scritto in maniera creativa. Dicevamo, circondano questo capolavoro di flessibilità normativa e uno, l’intellettuale della Magna Grecia del gruppo, carica, letteralmente CARICA, un giovane seduto a farsi i fatti propri. Testa bassa e pugni nelle mani.

Il povero disgraziato, colpito alle spalle perché certe tradizioni sono dure a morire, si accascia sul posto. Sarà soccorso da un’ambulanza e portato d’urgenza in ospedale. Rimedierà 5 punti di sutura poco sopra la nuca. Le indagini sono in corso. Speriamo. Nel senso che ce lo auguriamo, ma c’è da avere fede perché, due settimane dopo, non ci sono stati arresti. In ogni caso la domanda rimane: perché? Complicate dinamiche economico sociali? La rabbia contro il Governo Meloni? I videogiochi? No, su questo siamo piuttosto informati e no, non è nulla di tutto questo.

Facciamo un passo indietro, è venerdì 30 gennaio. La stessa congrega di gentiluomini e gentildonne provenienti da Sesto San Giovanni sta sorbendo spiriti nel medesimo bar. Il quale è un punto di ritrovo di queste bande, chiuso già due volte per episodi del genere, sta miracolosamente schivando la terza chiusura da mesi. Come ci riesca è ignoto, visto che è noto a ogni corpo di Polizia (locale, di Stato e probabilmente pure quella intergalattica) per queste frequentazioni. Come è noto che occupi, non si sa a che titolo, metà marciapiede con un plateatico la cui legalità è ampiamente discussa. Ma visto che al proprietario si applica un codice del commercio a cui gli esercenti italiani non hanno accesso, la cosa non stupisce.

In ogni caso, questo ritrovo della società bohémienne di periferia, venerdì sera stava accogliendo un simposio di alte menti. Come dicevamo. Da una parte i simpatici membri del CIO Gescal di Sesto. Dall’altra dei ragazzi di Cimiano. A un certo punto una giovane esponente dell’aristocrazia sestese, con fare civettuolo, avrebbe riservato attenzioni a un altro nobile, sempre delle Gescal di Sesto, non gradite affatto dal di lei fidanzato. Il quale avrebbe tentato di regolare la questione con la violenza. Come abbiamo già visto, cavalleria e coraggio a questa compagnia paiono mancare, per cui l’oggetto di questo scatto feroce sarebbe stata la ragazza stessa. Immediatamente, un ragazzo di Cimiano si sarebbe messo in mezzo, avrebbe difeso la ragazza e messo in fuga il fidanzato.

La violenza è sempre deprecabile, naturalmente. Ma qui due schiaffi al momento giusto hanno evitato un brutto gesto di violenza patriarcale. L’intera compagnia di Sesto ha battuto in ritirata. Solo per tornare in dieci la sera dopo per vendicare la virilità oltraggiata del proprio compagno. C’è solo un piccolo problema: la vittima di sabato, che ora si sta riprendendo per fortuna dalle ferite, non era il cavaliere bianco della sera prima. Era solo uno che gli assomigliava. Sapete, per certa gente, gli italiani sono tutti uguali.

E, per evitare di ripetere la scena della sera precedente, hanno pensato bene di caricarlo. Alle spalle. Con dieci galantuomini a fare da scorta al grande eroe. Che prima voleva picchiare la fidanzata e poi, per vendicarsi, ha aspettato che un tizio a caso fosse abbastanza distratto da non rischiare di reagire. La catena delle vendette si è, per ora, interrotta. Si spera che da qui riprenda la spada della giustizia. Che non conosce fodero. Sempre che le leggi a cui risponde il bar di via Celentano non abbraccino anche il penale…

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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