
L’ayatollah Alì Khamenei è tornato ad assicurare che l’Iran non cederà alle pressioni e ai tentativi degli Stati Uniti di appropriarsi delle sue risorse. “L’Iran resta fermo e continuerà a restare fermo e, se Dio vuole, porrà fine ai danni e alle molestie degli Stati Uniti”, ha scritto su X la guida suprema dell’Iran.”Qual è il problema tra Stati Uniti e Iran? La questione può essere riassunta in due frasi: gli Stati Uniti vogliono divorare l’Iran; la nazione iraniana e la Repubblica islamica lo impediscono”, ha spiegato. “L’Iran possiede numerose attrattive: il suo petrolio, il gas, le sue ricchezze minerarie e la sua posizione geografica sono attraenti. Gli Stati Uniti vogliono prendere il controllo di questo Paese proprio come lo controllavano prima”, ha proseguito. “Per oltre 30 anni, gli americani sono stati presenti in Iran. Le risorse, il petrolio, la politica e la sicurezza dell’Iran erano nelle loro mani. Tutto era nelle loro mani. Ora che la loro presa è stata spezzata, stanno cercando di trovare una via di ritorno. La nazione iraniana resiste fermamente e glielo impedisce”, ha insistito fortemente.
Il manifestante simbolo delle proteste delle scorse settimane in Iran Erfan Soltani è stato rilasciato su cauzione: lo fa sapere l’avvocato. Il 26 enne era stato arrestato l’8 gennaio e subito condannato a morte con l’accusa di propaganda contro lo Stato. Gli Stati Uniti avevano messo in guardia sull’uccisione del giovane, sebbene Teheran avesse negato la sua condanna a morte. Il 26enne “è stato rilasciato ieri e gli sono stati restituiti tutti i suoi beni, compreso il cellulare”, ha dichiarato l’avvocato Amir Mousakhani, aggiungendo che per il suo rilascio è stata pagata una cauzione di “due miliardi di toman” (poco più di 10.000 euro). Donald Trump ha chiesto ai suoi collaboratori opzioni di attacco rapide e decisive che non rischino di trascinare Washington in una guerra a lungo termine in Medioriente. Lo riferiscono funzionari citati dal Wall Street Journal (Wsj) in un articolo del 30 gennaio dal titolo ‘L’armada di Trump sta prendendo posizione. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, Trump ha ricevuto briefing sulle possibili opzioni di attacco sviluppate congiuntamente dalla Casa Bianca e dal Pentagono. Tra queste c’è il cosiddetto ‘grande piano’, che prevede un attacco Usa alle strutture del regime e al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie con una campagna di bombardamenti su larga scala. Un’operazione mirata sul leader supremo ayatollah Ali Khamenei, come quella ordinata da Trump questo mese per catturare Nicolas Maduro in Venezuela utilizzando squadre di forze speciali, sarebbe invece molto più difficile in Iran, che è estremamente vigile nel proteggere la sua leadership e dove la capitale è situata nell’entroterra. Anche se Khamenei venisse destituito, nessuno può dire con certezza se il governo che gli succederebbe sarebbe più amichevole, hanno sottolineato inoltre le fonti. Probabilmente ad assumerebbe il controllo sarebbe un alto membro dei Pasdaran, il che potrebbe preservare, o addirittura rafforzare, l’approccio intransigente del regime. Turchia, Egitto e Qatar stanno lavorando per organizzare un incontro tra l’inviato della Casa Bianca Steve Whitkoff e funzionari iraniani ad Ankara alla fine di questa settimana. Lo riferisce l’emittente israeliana Canale 12. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, si è detto ottimista sulla possibilità di trovare con gli Stati Uniti un’intesa sul suo programma nucleare. “Sono fiducioso che si possa raggiungere un accordo con gli Stati Uniti sul programma nucleare”, ha detto alla Cnn. “Un negoziato che abbia senso dovrebbe essere basato sulla fiducia e purtroppo abbiamo perso la nostra fiducia sugli Stati Uniti come partner negoziale. Sono preoccupato di un errore di calcolo, di un’operazione basata sulla disinformazione”, ha riferito il ministro. “E’ chiaro che ci sono alcune parti che vogliono trascinare il presidente Trump in una guerra. Credo che Trump sia abbastanza saggio da prendere la decisione giusta”, ha assicurato, “se la guerra iniziasse sarebbe un disastro per tutti”. Gli Stati Uniti “hanno le navi più grandi e potenti del mondo in quella zona, molto vicine, a un paio di giorni di distanza, e speriamo di raggiungere un accordo. Se non raggiungeremo un accordo, allora scopriremo se aveva ragione o meno”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, rispondendo ai giornalisti a Mar-a-Lago come riportato anche da Fox News, dopo che la guida suprema iraniana Ali Khamenei ha minacciato una guerra regionale se gli Usa dovessero attaccare Teheran.
Giuseppe Basilico

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