
Chiusura in ribasso per gli indici americani venerdì, con l’S&P 500 e il Dow Jones in calo dello 0,4% e il Nasdaq in calo dell’1,3%, poiché i rendimenti più elevati dei Treasury e un dollaro più forte hanno pesato sulla propensione al rischio, che aveva invece caratterizzato le ultime sedute di mercato. Nel frattempo, il presidente Trump ha nominato Kevin Warsh come successore del presidente della Fed Powell. I mercati hanno interpretato la scelta come tentativo del Presidente di avere qualcuno che appoggi la propria idea di allentamento della politica monetaria, spingendo al rialzo i rendimenti a lungo termine e mettendo sotto pressione i titoli sensibili ai tassi dopo il forte rally di gennaio. Materiali, tecnologia e servizi di comunicazione hanno sottoperformato, mentre la sanità ha sovraperformato. Apple è salita dello 0,5% nonostante i solidi utili e la resilienza delle vendite di iPhone, poiché le valutazioni elevate hanno limitato il rialzo, mentre Visa ha perso il 2,9% dopo un risultato superiore ai risultati ampiamente scontato. ExxonMobil ha perso lo 0,7%, Chevron è salita del 3,3% grazie a un risultato superiore ai risultati e American Express ha perso l’1,8% a seguito di un risultato inferiore alle aspettative, mentre Verizon è balzata dell’11,8% grazie a una guidance più solida. Nonostante il calo, l’indice S&P 500 ha guadagnato l’1,2% a gennaio, con il Dow Jones in rialzo dell’1,6% e il Nasdaq in rialzo dell’1,1%.
CROLLANO LE MATERIE PRIME.
Oro e argento sono crollati, in ragione di prese di beneficio e del cambiamento dei margini deciso dal Cme per contrastare l’effetto leva finanziaria sui prezzi dei due asset. L’argento in particolare, è crollato di oltre il 40%, raggiungendo 74 dollari l’oncia, dopo aver toccato, il giorno prima, il nuovo record storico di 122 dollari. Pensate però che era salito solo a Gennaio di quasi il 70% per cui, nonostante la brusca correzione, è rimasto sulla buona strada per un guadagno mensile di oltre il 30%, sostenuto dall’accresciuta incertezza economica e geopolitica, da un dollaro USA più debole e da condizioni di mercato fisiche difficili, alimentate da afflussi record di investimenti e da una forte domanda industriale. I rischi geopolitici sono rimasti elevati dopo che il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone dazi sui beni provenienti dai paesi che forniscono petrolio a Cuba, una mossa che aumenta anche la pressione sul Messico. Trump ha inoltre esortato l’Iran ad avviare negoziati sul nucleare, mentre Teheran ha messo in guardia contro ritorsioni e ha promesso una risposta rapida. Sul fronte della politica monetaria, Trump ha dichiarato di aver nominato l’ex governatore della Fed Kevin Warsh come prossimo presidente della Fed, ponendo fine a mesi di speculazioni sulla futura leadership della politica monetaria statunitense. Anche l’oro ha seguito il flusso ribassista, ma va ricordato che era salito meno dell’Argento, facendo segnare un + 30% e correggendo circa il 20% venerdì, e rimanendo comunque in trend rialzista di medio termine.
VALUTE, IL DOLLARO RIALZA LA TESTA.
Il mercato dei cambi, ovviamente, ha reagito comprando dollari nel momento in cui le materie prime sono crollate, data la correlazione tra i due asset, che rimane comunque inversa. EurUsd sui minimi a 1.1850 pensando che appena qualche giorno fa (martedi sera in particolar modo) aveva toccato un massimo a 1.2084. Gli acquisti di valuta americana avvengono in un contesto in cui ritorna il risk on, sui cambi e sulle materie prime, mentre non sembra così positivo, il sentiment sulla borsa che entra leggermente sotto pressione. Cable in area 1.3690, dopo aver fallito più volte le rotture dei punti chiave al rilazo. UsdJpy ancora evidenzia la tenuta dei supporti e prova ad attaccare quota 154.80, il che darebbe risalto ad un test di 155.50. Oceaniche in correzione con AudUsd tornato sotto 0.7000 mentre NzdUsd si avvicina al supporto psicologico di 0.6000. UsdCad tornato sopra 1.3600.
PMI MANIFATTURIERO CINA IN CALO
L’indice PMI manifatturiero ufficiale NBS della Cina è sceso a 49,3 a gennaio 2026 da 50,1 del mese precedente, al di sotto delle stime di mercato di 50. L’ultima lettura ha segnalato una perdita di slancio nell’attività manifatturiera all’inizio dell’anno, poiché le deboli condizioni della domanda e il cauto sentiment delle imprese hanno continuato a pesare in un contesto di persistenti venti contrari strutturali. I nuovi ordini sono tornati in contrazione, parallelamente a un rallentamento della crescita della produzione. Le vendite all’estero si sono ulteriormente indebolite, l’occupazione è rimasta debole e l’attività di acquisto è diminuita drasticamente. Sul fronte dei costi, i prezzi degli input sono aumentati per il sesto mese consecutivo, con un ritmo di incremento in notevole accelerazione. I prezzi di vendita sono tornati a crescere, ponendo fine a un prolungato periodo di calo. Infine, la fiducia delle imprese è scesa al minimo degli ultimi sei mesi.
SETTIMANA ENTRANTE.
La prima settimana di febbraio sarà presumibilmente caratterizzata da movimenti erratici, recentemente caratterizzati da una volatilità senza precedenti per i metalli e da preoccupazioni per una svalutazione del dollaro, mentre il presidente degli Stati Uniti Trump ha nominato Kevin Warsh nuovo presidente della Federal Reserve. Il BLS pubblicherà il suo rapporto chiave sull’occupazione, insieme ai Jolts, l’Adp Report e il Challenger Report, che forniranno approfondimenti sul mercato del lavoro. Saranno inoltre pubblicati gli indici PMI ISM e l’indice di fiducia dei consumatori redatti dall’Università del Michigan. Sul fronte aziendale, attesa per i risultati di Alphabet e Amazon e Magnificent 7, così come si aspettano i dati di AMD, Palantir e Qualcomm, per quanto riguarda il settore dell’intelligenza artificiale. Ma è anche la settimana della Bce, della Boe e della Rba sui tassi, con previsioni di un nulla di fatto sui tassi ufficiali. D’altro canto l’Eurozona pubblicherà il suo dato sull’inflazione.
Saverio Berlinzani

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