
Non basteranno i parlamentari dell’opposizione, che ieri hanno impedito ai neofascisti di accedere alla Camera, per fermare l’onda lunga del razzisti che vogliono deportare i migranti e attuare la “pulizia etnica” sul popolo italiano.
Sarebbe un errore enorme scambiare lo stop di un giorno per una vittoria definitiva.
Ieri le porte del Parlamento sono giustamente rimaste serrate ai neofascisti ma intanto la proposta di legge sulla “remigrazione” raccoglieva miglia di firme in poche ore; quindi, c’è poco da illudersi perché con questo fenomeno politico e questo neologismo -“remigrazione”- dovremo necessariamente fare i conti.
I parlamentari hanno fatto bene a mettere pacificamente il loro corpo a difesa delle istituzioni democratiche e a lanciare così una sveglia a tutti i democratici e gli antifascisti affinché si preparino all’impegno e alla lotta, con coraggio e tenacia, contro le idee razziste di coloro che vogliono allontanare i migranti tramite meccanismi di espulsione forzata, colpendo non solo coloro che, per varie ragioni, sono privi di documenti regolari ma revocando la cittadinanza anche a chi in italia vive legalmente.
Per questi ultimi, la proposta di legge parla di “remigrazione” come “rientro volontario e assistito” e istituisce un programma apposito (artt. 10–11) fondato sulla “volontarietà dell’adesione”; e si può immaginare facilmente fino a che punto sarà effettivamente libera questa adesione.
Il modello a cui ispirarsi per i neofascisti italiani è chiaro: lo vediamo in attuazione negli USA di Trump con la caccia all’uomo con i metodi violenti della polizia dell’ICE.
Ma non si tratta di un’anomalia italiana.
Il copione è americano ed europeo e sul piano ideologico si basa sull’idea della “Grande sostituzione”: l’ossessione complottista per cui l’Europa “bianca” verrebbe rimpiazzata, e quindi bisognerebbe “ripulire” la società espellendo non solo chi è irregolare, ma chi non si sarebbe “assimilato” o non sarebbe assimilabile.
La base culturale di questo pensiero è già stata all’opera nel secolo scorso, con i regimi nazista e fascista, spinta alle estreme conseguenze.
In Europa, l’ideologia identitaria bianca cova da tempo negli ambienti estremisti della destra: in Austria con l’FPÖ; in Germania con i neonazisti di AfD; nel Nord Europa con i Democratici Svedesi e in Danimarca con Partito del Popolo Danese; nei Paesi Bassi con il partito di Geert Wilders; in Belgio con il Vlaams Belang; nel Sud Europa in Spagna con Vox e in Portogallo con Chega.
Anche in Gran Bretagna ci sono gruppi radicali legati a Tommy Robinson più a destra di Nigel Farage; mentre in Francia i vertici del Rassemblement national prendono le distanze dal razzismo e dalle politiche di “remigrazione”, ma nella base restano contatti con ambienti identitari.
La giornata di ieri ha reso evidenti anche le incertezze e le fratture nella maggioranza. Nella Lega l’area istituzionale si schiera contro l’area movimentista, prudenza contro rincorsa.
Da una parte c’è chi teme l’incendio; dall’altra chi flirta con l’estremismo e sogna di occupare tutto lo spazio a destra. Vannacci lo ha capito e spinge per misurare i rapporti di forza e giocare una partita personale.
Pochi giorni prima negli uffici del ministero dei Trasporti, Salvini ha stretto la mano a Tommy Robinson, agitatore dell’estrema destra britannica, che costruisce il proprio consenso, in forte crescita, sulla paranoia identitaria e su campagne islamofobe.
La maggioranza al governo si divide: Noi Moderati prende le distanze con Maurizio Lupi; Forza Italia finora resta sostanzialmente in silenzio; Fratelli d’Italia non commenta, anche se il ministro dell’agricoltura, Lollobrigida, fu tra i primi a parlare di sostituzione etnica.
È evidente che sul tema della “remigrazione” si è aperta nella destra italiana e nella Lega una competizione che è destinata a salire di intensità più si avvicinano le elezioni.
Bisogna aprire gli occhi e fare i conti con questo tema della deportazione dei migranti che è destinato ad occupare sempre più il dibattito pubblico italiano.
La destra sa bene che su una proposta di governo contro i migranti può nascondere il suo fallimento sulle politiche della sicurezza e puntare a conquistare voti con il linguaggio della paura e dell’odio.
Ieri i parlamentari dell’opposizione, PD, M5stelle e Verdi e Sinistra, hanno mostrato di voler reagire e combattere in difesa dei valori della Costituzione e delle istituzioni democratiche.
Da oggi la lotta si sposta nella società e dovrà essere combattuta e vinta con metodi democratici e pacifici e con la forza delle idee .
Se si cercano proposte, si può dare uno sguardo alla Spagna di Pedro Sánchez che proprio ieri ha regolarizzato 500.000 migranti.
La linea è l’opposto della “remigrazione”: regolarizzare, non espellere.
Nel 2024 il governo spagnolo ha annunciato un ampio programma di regolarizzazione per centinaia di migliaia di persone già presenti nel Paese. Non una sanatoria “una tantum” improvvisata, ma un rafforzamento strutturale delle vie legali per ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno.
Il messaggio politico è chiaro: chi vive, lavora, studia e contribuisce alla ricchezza della Spagna non è un problema da cacciare, ma una risorsa da riconoscere.
Gli strumenti principali sono stati:
1- l’ampliamento dell’“arraigo” (radicamento), cioè
più possibilità di regolarizzazione per chi dimostra lavoro, legami sociali, permanenza stabile;
2- semplificazione delle procedure, cioè meno burocrazia, tempi più rapidi, meno zone grigie che producono irregolarità “amministrativa”;
3- focus sul lavoro, cioè regolarizzare serve anche a togliere manodopera al lavoro nero, aumentare contributi e e affermare la dignità della persona;
4- tutela dei diritti fondamentali, cioè accesso a sanità, scuola, casa, senza vivere sotto ricatto permanente.
A Elon Musk che ha deriso la regolarizzazione dei migranti, Pedro Sanchez ha risposto: “Marte può attendere, l’umanità no”, riferendosi ai progetti astrusi del ricco magnate americano di colonizzare il pianeta rosso.
La sfida ora è aperta anche in Italia.
Non si può eluderla né minimizzarla: va affrontata e vinta.
Enrico Rossi

Lascia un commento