
L’Associazione Culturale FederMESTIERI, nata con l’obiettivo di promuovere e tutelare la cultura tipica italica e mediterranea, ha conferito in data 7 dicembre 2025 l’Attestato di Merito al Angelo Giubileo, filosofo, per il contributo offerto in Italia e all’estero alla diffusione, comprensione e condivisione del pensiero di Parmenide.
Il riconoscimento intende valorizzare un lungo e coerente cammino di studio, ricerca e riflessione che il professor Giubileo ha dedicato a uno dei pensatori più radicali e complessi della filosofia occidentale, restituendone la profondità teoretica al di là delle semplificazioni scolastiche e delle letture riduttive.
In occasione del conferimento, abbiamo chiesto ad Angelo Giubileo di sintetizzare, nel breve spazio di un articolo, l’itinerario intellettuale che ha attraversato decenni di studio sul pensiero parmenideo. Ne emerge una riflessione densa e rigorosa, che si colloca consapevolmente nel solco del grande dibattito novecentesco.
INTRODUZIONE A PARMENIDE
Nell’ultimo secolo circa, la rivisitazione del pensiero di Parmenide segue almeno tre direttive interpretative, che finiscono per riconsegnare il pensiero originario del Filosofo ad un’ottica e ad una prospettiva che diciamo “fisica”, in opposizione a quella che diciamo “metafisica” nel significato di ciò che è concepito, erroneamente, come oltre o al di là della dimensione fisica stessa.
La prima direttiva, così come tracciata in Italia circa un secolo fa, si evince dalle ricerche e dalle analisi di Guido Calogero in “Studi sull’eleatismo” (1932).
La seconda, in Germania, mediante una prima analisi condotta da Martin Heidegger e tale esposta nel corso di studi tenuto a Friburgo nel semestre invernale 1942-43, a cui farà seguito un approfondimento, definitivo, di cui è detto altresì in “Il detto di Anassimandro” (Holzwege 1950).
Infine, ancora in Italia, con il saggio di Emanuele Severino dal titolo “Ritornare a Parmenide” (1964).
E tuttavia, oltre a questi studi, il linguaggio forse più chiarificatore dal punto di vista formale – fisico e matematico – del pensiero di Parmenide è contenuto nel saggio di Giorgio de Santillana, pubblicato a Princeton nello stesso anno, dal titolo “Prologo a Parmenide”. Saggio che, a conferma del giudizio definitivo già espresso da Heidegger sul significato del pensiero di Parmenide, si esprime in modo coerente e cioè affatto plausibile.
Ma: di lì a poco, sarà finanche lo stesso Giorgio de Santillana a mutare l’ottica e la prospettiva della sua stessa interpretazione, così come in Reflections on Men and Ideas (1968), e infine in Hamlet’s Mill (1969).
Pertanto, nel nuovo spazio della dialettica allora contemporanea, Giorgio de Santillana contribuisce all’operazione di rimuovere il pensiero di Parmenide dal giardino (eden) illimitato (a-peiron) e quindi privo di confini della scienza epistemica ed epocale (scettica) degli antichi, e relegarlo – arbitrariamente e forzatamente, mediante un inizio o cominciamento ritenuto affatto necessario, e quindi un “nuovo inizio”, un “nuovo piano operativo” e una “nuova opera” – nel rinchiuso orto della scienza razionale dei moderni, già principianti (architetti) e iniziati (fabbri) alla costruzione, postbellica (!), del nuovo e attuale Apparato scientifico-tecnologico.
L’operazione si avvale altresì della ricerca e dell’analisi linguistica di studiosi come Giovanni Semerano, il quale – in “L’infinito: un equivoco millenario” (2001) – scrive, per l’appunto, che: “epistamai (so) è un denominativo di base remota col significato di ‘opera’, ‘piano operativo’, connaissance pratique”. Così che: il pensiero di Parmenide, sottratto dapprima al discorso della scienza deduttiva e della sapienza metafisica, calato nel discorso della scienza induttiva e della sapienza fisica, sia quindi funzionale alla costruzione di un pensiero scientifico che nutra “la fede della ragione”.
Così che il fare sarebbe ed è sempre un rifare (N. Goodman 1988), un “eterno ritorno (secondo la comune interpretazione di Nietzsche) dell’eguale”.
Ma: è evidente che Parmenide “privilegi la notte” (Karl Popper) – dato che considera “il fuoco etereo vampante anch’esso però in se stesso notte cieca” – e che il Suo pensiero sia invece espressione di una sorta di realismo metafisico, un mondo in fuga che vive in un eterno equilibrio di forze reali e oppositive, tale per cui ogni cosa (ess-ente) è indissolubilmente legata al proprio de-stino ovvero “ciò che è” ovvero “lo stare dell’essere e l’essere dello stare medesimo”. L’Essere o Il Medesimo.
E quindi: “un eterno ritorno del Medesimo ma non dell’eguale”, nonostante ciò che Heidegger stesso chiama “l’oblio dell’essere” ovvero il cambio di ottica e prospettiva dall’essere (e dell’essere) all’ente (e dell’ente).
Con il conferimento dell’Attestato di Merito, FederMESTIERI ha voluto rendere omaggio non solo a uno studioso, ma a un metodo: quello di una ricerca paziente, non allineata, capace di attraversare i grandi snodi della filosofia contemporanea senza perdere il contatto con l’origine.
Un riconoscimento che si inserisce pienamente nella missione dell’Associazione: custodire e trasmettere il patrimonio culturale mediterraneo come spazio vivo di pensiero, dialogo e responsabilità intellettuale.
Claudio Tirinnanzi

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