
Nell’ambito della commemorazione di Agatha Christie a 50 anni dalla morte (il 12 gennaio 1976 nell’Oxfordshire. Era nata a Torquay nel Devon il 15 settembre 1890) tracciamo qui un profilo dello stile narrativo e di alcuni suoi personaggi entrati a far parte dell’immaginario collettivo.
Ma prima di parlare dei romanzi e dei racconti desidero iniziare con Trappola per topi, icona dei meccanismi di suspense e dell’indagine psicologica di Agatha Christie. Un vero record. Perché da oltre settant’anni questa opera teatrale viene rappresentata a Londra tutti i giorni (solo nel 2020 c’è stata un’interruzione per le restrizioni anti-Covid).
La commedia è nata da un omonimo radiodramma. Infatti, nel 1947 in occasione dell’ottantesimo compleanno della regina Mary, madre di Giorgio VI che sedeva allora sul trono (e quindi nonna di Elisabetta II), la BBC chiese alla festeggiata cosa avrebbe gradito ascoltare nella serata in suo onore. Lei rispose che le sarebbe piaciuto un giallo di Agatha Christie. Così la scrittrice realizzò il radiodramma Trappola per topi, divenuto poi un racconto (con il titolo Tre topolini ciechi) e uno spettacolo teatrale. Ma qual è il motivo di questo successo per cui Trappola per topi è divenuto un giallo-cult di ogni tempo?
Una delle principali ragioni è che esso racchiude tutti gli “ingredienti” narrativi tipici della celebre scrittrice, a cominciare dall’intreccio e da meccanismi che creano suspense.
Fra questi, lo svolgimento della vicenda in un ambiente circoscritto: una grande villa adibita ad albergo, una bufera di neve che rende le strade impraticabili, un ristretto numero di personaggi che hanno tutti un segreto e nulla è come appare.
Inoltre l’autrice traccia false piste o dissemina indizi racchiusi in alcune frasi, che restano nascosti perché inseriti in un contesto fuorviante ma che, alla fine, ci fanno dire “ma come ho fatto a non pensarci?”
Insomma, ingegnosi espedienti, spesso veri e propri giochi di prestigio, per cui la regina del giallo è famosa e che rendono Trappola per topi anche di grande impatto teatrale, per la loro carica emotiva e, per certi versi, ipnotica. Non a caso, uno dei romanzi più famosi della Christie s’intitola They Do It with Mirrors (che diviene però Giochi di prestigio nella traduzione italiana) per indicare dei veri e propri trompe l’oeil nei quali la verità è abilmente nascosta da una falsa rappresentazione.
Ma imperversa una tempesta di neve, e i clienti, arrivati nel frattempo, restano isolati, imprigionati in un contesto claustrofobico. Il telefono è saltato (o è stato sabotato?) mentre dalla radio arrivano notizie di un omicidio. E si comincia a capire che fra gli ospiti della villa si nasconde l’oscuro assassino e che è intenzionato a colpire di nuovo.
Nei gialli di Agatha Christie le vicende si svolgono spesso in uno scenario idillico, idealizzato dalla narrativa del XIX secolo: la quieta campagna inglese con foreste di faggi, campi di erica, giardini, siepi di tasso, pittoreschi villaggi, antiche ville. È la vecchia Inghilterra, quella dove – come scriveva Orwell, citato da Leonardo Sciascia nell’introduzione all’edizione Oscar Mondadori de L’assassino di Roger Ackroyd – “tutto appare tranquillo e riposante. Sembra che nulla possa accadere fino a che non ci accorgeremo del contrario”.
D’altronde, come si legge nella quarta di copertina di Poirot e la salma: “Cosa c’è di meglio di un rilassante weekend di campagna in compagnia di amici e parenti? Amicizia e buone maniere tuttavia non bastano a celare una forte tensione fra gli ospiti: in fondo tutti i presenti hanno qualcosa da nascondere, qualche segreto inconfessabile. Il delitto è dietro l’angolo.”
Anche nei gialli con ambientazioni esotiche (alle quali la Christie si è ispirata quando ha seguito il marito nelle spedizioni archeologiche in Egitto o in Medio Oriente) la vicenda si svolge nel ristretto ambiente di una comunità di inglesi (una nave in rotta per il Sudafrica, una villa dove operano gli archeologi, una crociera sul Nilo, una gita turistica in Iraq, un avventuroso viaggio in Marocco) ove ci troviamo ancora una volta in un ambiente “britannico”.
Non a caso si tratta di tipici “gialli all’inglese”. Senza concessioni a scene violente, alle sparatorie, agli inseguimenti.
Certo, il delitto. Ma con fair play, senza traumi, in modo quasi incruento. Inoltre, la vittima non crea troppi problemi perché non suscita un vero sentimento di dolore, non lascia affetti, solo eredi più o meno soddisfatti.
Il delitto serve soprattutto a giustificare l’indagine che, a sua volta, è un gioco d’intelligenza e la trama si svolge all’interno di un gruppo familiare o nel mondo di una borghesia di provincia in cui il pettegolezzo si unisce alla riserva mentale.
Circa i protagonisti dei racconti, quelle di dame Agatha furono scelte coraggiose. Poirot, un belga che usa molte espressioni francesi, è insolito per un giallo tipicamente inglese (gli inglesi infatti lo descrivono come un tipo buffo e all’inizio non gli danno molto credito. Per fortuna Poirot ha talmente autostima
Miss Marple è il prototipo della vecchietta sagace ma decisamente fuori dagli schemi. Miss Marple è appassionata di giardinaggio, dedita al lavoro a maglia e sempre pronta a offrire un buon tè, ma risolve casi misteriosi con una logica ferrea e, a Scotland Yard, la tengono nella dovuta considerazione… e un po’ la temono.
Miss Marple adopera un peculiare metodo d’indagine: procede per analogie ritenendo che molti comportamenti umani si somigliano. L’arzilla vecchietta classifica espressioni, contegni, modi d’agire e li raffronta poi con atteggiamenti e situazioni che si presentano nel caso di cui si occupa.
Poirot inaugura, invece, un metodo razionalista d’indagine. Confronta le varie testimonianze, cerca una smagliatura, anche piccola, e si focalizza su particolari che sembrano insignificanti. A chi lo accusa di essere inerte risponde che non va in giro a raccogliere cicche o a misurare impronte, ma analizza i fatti.
Ma nella narrazione non c’è solo il procedimento investigativo. Anzi l’aspetto più rilevante nei racconti della Christie è l’analisi di psicologia sociale e lo spiega la stessa autrice nelle pagine iniziali di Verso l’ora zero: ma il delitto è in un certo senso la fine di una storia iniziata molto prima, a volte anni prima, con un insieme di cause e di eventi che portano certe persone a convergere verso un punto prestabilito, l’ora zero, appunto.
Per accrescere la suspense, la Christie ricorre, poi, a un duplice stratagemma. Lascia uno o più indizi che dovrebbero permettere al lettore di capire chi è il colpevole. Ma sa celarne l’importanza, renderlo invisibile, fino a quando dopo aver letto la soluzione dici “ma come mai non ci ho pensato”. Poi dissemina falsi indizi che suscitano curiosità ma, ovviamente, sono fuorvianti.
Gabriele Parenti

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