
Come tutti saprete, tra il 28 e il 29 dicembre 2025 Mosca ha fatto circolare una versione molto perentoria: un’ondata di droni ucraini avrebbe provato a colpire una residenza di Putin nell’area di Valdai, e la difesa russa li avrebbe intercettati tutti. Nessun danno, nessun ferito, però la faccenda viene subito raccontata come terrorismo e come un salto di livello. Kiev nega, Zelensky la bolla come una bugia e avverte che può diventare il pretesto per colpire più duro, anche su obiettivi politici a Kyiv.
Se ti chiedi perché Putin abbia interesse a tirare fuori storie così, la risposta non sta nei dettagli tecnici del presunto attacco. Sta nell’utilità politica. Un episodio del genere, anche quando resta nebuloso e non dimostrato in modo pubblico e convincente, serve a fare quattro cose molto concrete.
La prima è irrigidire le trattative senza prendersi la colpa. Se tu vuoi allontanarti da un negoziato o cambiare i termini a tuo favore, hai bisogno di una giustificazione emotiva, semplice, che regga nei comunicati e nelle dichiarazioni. Hanno provato a colpire Putin a casa è una frase che ti permette di dire: non siamo noi a chiudere le porte, sono loro che hanno alzato la posta. È una scusa pronta, spendibile, e soprattutto difficile da smontare sul momento con prove definitive.
La seconda è preparare l’opinione pubblica a una ritorsione più pesante. Quando annunci che la risposta è già decisa, stai facendo una cosa precisa: stai mettendo il timbro preventivo su quello che farai dopo. Se domani piovono missili su Kyiv, tu lo presenti come una conseguenza inevitabile, non come una scelta politica che potevi anche non fare.
La terza è tenere compatto il fronte interno. Una guerra lunga logora, costa, stanca, porta domande scomode. In questi casi il potere ha un bisogno vitale: riportare tutto a un racconto elementare, noi contro loro, noit assediati, noi costretti. Un presunto attacco simbolico sul leader funziona perché rafforza l’idea che il Paese sia sotto minaccia diretta e che ogni critica sia un favore al nemico.
La quarta riguarda Zelensky e la leadership ucraina. Le minacce non sono solo colpiremo l’Ucraina, ma diventano colpiremo voi, come persone, come vertici, come bersagli. È intimidazione, è pressione, è tentativo di far vivere l’avversario in uno stato di allarme permanente. E serve anche a far passare un messaggio a chi sostiene Kyiv: con noi non si scherza, e questa guerra può diventare ancora più sporca.
In sintesi, queste bombe mediatiche non devono essere perfette, devono essere utili. Devono creare una cornice che giustifichi mosse successive, irrigidisca i negoziati, ricompatti il consenso interno e aumenti la pressione su Zelensky. La verità del singolo episodio, spesso, arriva dopo. Quando arriva.
Non cadete dentro queste panzane con tutte le scarpe. Il re è nudo.
Piero Terracina

Putin inventa pretesti?
questa è una bella! 😂😂😂
Purtroppo avete finito per renderlo simpatico.
Quando ok realtà non lo è, ma men che meno lo sono coloro i quali gli si oppongono. Fino all’altro giorno suoi amici…
l’ipocrisia dell’UE è evidente.
così come la sua incapacità a fare i propri interessi, per sostenere una autocrazia corrotta a essa estranea.