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No agli atleti russi: invece si

I russi ed i bielorussi non dovevano partecipare alle XXV Olimpiadi invernali di Milano e Cortina stese su 23mila mq in tre regioni italiane (mentre le successive nel 2030 si terranno addirittura in due regioni francesi ed una italiana). Invece no, parteciperanno ma a determinate condizioni. A settembre il Cio (Comitato Olimpico Internazionale) li aveva ammessi alle qualificazioni. Il Comitato, volendo punire più il doping che la guerra. voleva dare il via libera a 333 russi. Si sono opposte sei su otto federazioni sportive invernali (la FIS di sci alpino, snowboard, salto con gli sci, combinata nordica, sci freestyle ed il fondo; il biathlon, lo slittino, il bob e skeleton, l’hockey su ghiaccio ed il curling). Al parahockey su ghiaccio nel frattempo erano finite le qualificazioni. D’accordo con il Cio, pattinaggio, pattinaggio di figura, velocità e short track (infatti sono già ammesse due pattinatrici russe, la Petrosyan, e la Akateva (e forse anche la Shcherbakova e la Valieva) ed il debuttante sci alpinismo.

di Giuseppe Mele | 9 Dicembre 2025
Men’s 1,000-meter short track speedskating medalists, from left, Vladimir Grigorev of Russia, silver, Viktor Ahn of Russia, gold, and Sjinkie Knegt of the Netherlands, bronze, smile while walking with their medals at the 2014 Winter Olympics in Sochi, Russia, Saturday, Feb. 15, 2014.

I russi ed i bielorussi non dovevano partecipare alle XXV Olimpiadi invernali di Milano e Cortina stese su 23mila mq in tre regioni italiane (mentre le successive nel 2030 si terranno addirittura in due regioni francesi ed una italiana). Invece no, parteciperanno ma a determinate condizioni. A settembre il Cio (Comitato Olimpico Internazionale) li aveva ammessi alle qualificazioni. Il Comitato, volendo punire più il doping che la guerra. voleva dare il via libera a 333 russi. Si sono opposte sei su otto federazioni sportive invernali (la FIS di sci alpino, snowboard, salto con gli sci, combinata nordica, sci freestyle ed il fondo; il biathlon, lo slittino, il bob e skeleton, l’hockey su ghiaccio ed il curling). Al parahockey su ghiaccio nel frattempo erano finite le qualificazioni. D’accordo con il Cio, pattinaggio, pattinaggio di figura, velocità e short track (infatti sono già ammesse due pattinatrici russe, la Petrosyan, e la Akateva (e forse anche la Shcherbakova e la Valieva) ed il debuttante sci alpinismo.

Il 2 dicembre però, appellandosi al tribunale amministrativo dello sport di Losanna, russi e bielorussi hanno ottenuto le qualificazioni perché l’esclusione per nazionalità sarebbe illegittima, dato lo statuto delle federazioni che le obbliga alla neutralità. La Russia non partecipa alle Olimpiadi da Rio de Janeiro 2016.Nel dicembre 2017 (e poi di nuovo nel 2019) il Comitato olimpico russo venne sospeso per loscandalodoping con riammissione a quest’anno e tre edizioni perse. Ai giochi invernali Corea del Sud 2018 ed a Pechino 2022, i russi parteciparono come Olimpici dalla Russia senza divisa, bandiera, inno. Poi l’Onu per le invernali cinesi 2022 adottò a febbraio una Tregua Olimpica per lo stop alle guerre. Per l’Onu il voto di 165 paesi su 193 fu come unanime. La Russia che proprio allora invase l’Ucraina si ritrovò condannata. A Parigi 2024 i 15 Olimpici dalla Russia neutrali hanno ottenuto un solo argento. Invece i 17 Olimpici bielorussi, un oro, due argenti ed un bronzo. L’ammissione tardiva a Milano Cortina non renderà facile agli atleti la qualificazione; sarà dura per gli sciatori di fondo russi che anche solo come Olimpici agli invernali di Pechino 2022 vinsero ben 11 medaglie.

Gli atleti individuali russi e bielorussi parteciperanno a seconda del lavoro. Non dovranno essere legati all’esercito quando gran parte di tutti gli sportivi lavora in uniforme. Ed a seconda delle opinioni, perché dovranno dichiararsi contrari alla guerra inUcraina. Il divieto di sport contro la Russia è globale ma ha tutto un sapore occidentale in un mondo spaccato a metà (o meglio in un quarto e tre quarti). Viene assimilato all’ampio sistema sanzionatorio, storico strumento occidentale, storicamente, come ben ricorda la stessa Italia, dai risultati deludenti. Le tante guerre post guerra fredda non sono state punite, tranne i casi serbo e congolese. Il divieto di sport ha un famoso precedente, Maradona, altra figura dall’immaginario antioccidentale. Il contrario non vale. Ai calciatori italiani precipitati due volte in clamorosi scandali, entrambe le volte poi andarono a vincere i mondiali. Appare esagerata la punizione per la Bielorussia che non ha avuto casi di doping e che non ha invaso l’Ucraina. Non è neanche l’unica alleata di Mosca.

Politiche estere di contrasto ed anche aggressive non meravigliano. La Russia ne offre ampiamente il pretesto. L’elemento disturbante è la volatilitàdecisionale. I burocrati di un comitato decidono di sanzionare. Poi demandano il giudizio definitivo ai burocrati delle federazioni sottoposte. A questo punto intervengono i giudici che rovesciano il verdetto. Chissà se non sia finita. Negli ultimi decenni l’Europa è apparsa, a tutti livelli, esitante. Fa fatica a decidere le politiche e soprattutto demanda il loro futuro a burocrazie e tribunali le cui decisioni spesso assorbono troppo tempo o sono contraddittorie. La politica estera europea è particolarmente ingarbugliata tra le decisioni comunitarie e quelle dei paesi più forti che finiscono per coinvolgere se non essere guidate da un paese che autonomamente decise di uscire dall’Unione europea. Di solito la giustificazione alzata è la rivendicazione del rispetto dei principi e del quadro regolatorio. Eppure in altri casi le politiche sono ben capaci di sopravvivere, oltre ai principi, come quello della fiducia elettorale. Due principali paesi europei versano in queste condizioni; ciò non impedisce loro di agitare su altri temi il vessillo dei principi.

Un secolo fa Francia e Uk mossero guerra alla Russia per impedirle di trarre dal trattato di Hünkâr İskelesi con i turchi, l’uso esclusivo dei Dardanelli. Gli stessi paesi, uno dell’Unione, l’altro no, oggi difendono l’alleanza con l’Ucraina che la Russia vuole rompere ad ogni costo. La difesa dell’Ucraina significa, a seconda dei diversi punti di vista europei, il principio di non aggressione, ma anche il diritto di espansione ad est dell’alleanza politica e militare occidentale, la non assimilazione alla Russia ed in ultima istanza la difesa dall’eventuale aggressione di Mosca. Ogni punto si traduce in precise politiche di militarizzazione passiva e attiva, di assimilazione economica, di uso di ogni mezzo possibile. Ogni punto viene regolarmente sacrificato dal quadro finanziario che non permette l’uso dei mezzi; dal sistema decisionale rarefatto che non permette la costruzione della forza; le regole di assimilazione che costringono a investimenti non alla portata. La macropolitica non la micropolitica dei documenti notarili, del codice della strada e delle regole municipali. Per questo l’Europa non viene presa sul serio o pesantemente criticata. Il tentativo di eludere i nodi gordiani dell’Unione politica l’hanno imprigionata in migliaia di regole e procedure che non possono sostituire le decisioni politiche. Finché l’argomento verrà eluso, la situazione non potrà che peggiorare. Se vuole chiudere i rapporti, anche sportivi, con un paese, lo faccia. E non ci torni sopra.

Giuseppe Mele

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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