
In questa ripresa autunnale che sta avviandosi verso l’inverno, la politica italiana, nel mentre che nel mondo infuriano le bufere, ha affronta significative elezioni regionali, una sorta di tagliando di midterm, al Nord, al Centro ed al Sud.
L’esito, salvo clamorose sorprese, conferma grossomodo il quadro politico che premia le amministrazioni uscenti modificando la guida di alcune regioni e la struttura politica delle alleanze;
in particolare nel Centrosinistra è andata modificandosi la composizione dell’alleanza, piu aperta, ma i nodi e le contraddizioni all’interno di chi si oppone al governo di destra sono rimaste inalterate.
Traiettorie programmatiche diverse che sono state coperte dalla larghezza della proposta politica e dalle vistose ed improbabili convergenze che hanno visto unirsi nel medesimo cartello gli ex Grillini ripuliti dall’esperienza governativa sino a Mastella. Mentre la sinistra “storica” fallito da tempo il disegno maggioritario oscilla fra opzioni tardo radicaleggianti ( la limpida vittoria del “socialista” Mamdani non necessariamente deve far riecheggiare antichi imperativi tipo “fare come a NewYork, riflessi condizionati di vizi provinciali) e divisioni nominalistiche, la coalizione a “tre punte” mostra qualche lacuna e deficit di carattere elettorale non riuscendo essa stessa a recuperare e smuovere la lenta separazione fra il popolo e la politica che si riflette sopratutto nel mondo giovanile nonostante la fiammata partecipativa di solidarietà con il popolo palestinese.
Il mondo cosiddetto riformista è presente ma diviso, leadership ingombranti o assai deboli non ne favoriscono l’amalgama però i segnali di presenza e ripresa esistono e vanno incoraggiati. Esiste un riformismo di sinistra, esiste ed è stata la proposta più forte e radicale del Novecento e che in troppi vogliono dimenticare. Un riformismo sociale e civile, radicale ma non estremista, che si è materializzato nelle grandi riforme socialiste del Novecento che non ha nulla a che vedere con il liberismo temperato e compassionevole, per capirci quello che ha creato un modello, quello neomilanese che sul piano amministrativo ha alimentato profonde diseguaglianze sociali che neanche l’esperienza di Formentini o Albertini avevano generato.
Come cambiare in meglio le nostre società rieditando una nuova agenda riformista che abbia una forte autonomia ? Che non insegua nel campo progressista ma che sia non egemone ma più influente?
In sintesi la risposta rimane quella socialista.
Ho svolto la mia azione militante per il Partito partecipando a diverse manifestazioni, a nord come a sud.
Sto partendo per il Vallo di Diano, area di grande tradizione Socialista. Mi auguro un successo per le liste composite ove vi era una significativa presenza socialista, o della lista Avanti! di fatto una sorta di Psi allargato. Un tentativo, un lavoro che va incoraggiato. Penso sia possibile e necessario fare meglio e di più, ricomprendendo tanti socialisti che non partecipano direttamente alla vita del partito o ne sono totalmente estranei pur declinando la propria generalità socialista.
Su questo punto va fatto di più, mi spenderò perché possa essere fatto riunendo e sollecitando tutte le convergenze possibili.
Bobo Craxi

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