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Le prospettive del piano di Gaza

Dopo due settimane il  cessate il fuoco a Gaza bene o male regge. A questo punto e’ necessario fare il “punto di situazione” per analizzare con precisione i risultati raggiunti, ma sopratutto i difficili e numerosi ostacoli ancora da superare. Innanzitutto e’ necessario approfondire i profili politici della vasta coalizione di paesi che hanno aderito al piano Trump. La stampa ha parlato genericamente di stati arabi e musulmani, ma sarebbe un errore sottovalutare le profonde  diversita’ che li contraddistinguono. Prendiamo – ad esempio – la Turchia. Tutti i leader del Golfo  sono disposti a riconoscere al Presidente Erdogan un ruolo molto importante nell’  aver convinto Hamas ad accettare il cessate il fuoco.

di Marco Mayer | 25 Ottobre 2025

Dopo due settimane il  cessate il fuoco a Gaza bene o male regge. A questo punto e’ necessario fare il “punto di situazione” per analizzare con precisione i risultati raggiunti, ma sopratutto i difficili e numerosi ostacoli ancora da superare. Innanzitutto e’ necessario approfondire i profili politici della vasta coalizione di paesi che hanno aderito al piano Trump. La stampa ha parlato genericamente di stati arabi e musulmani, ma sarebbe un errore sottovalutare le profonde  diversita’ che li contraddistinguono. Prendiamo – ad esempio – la Turchia. Tutti i leader del Golfo  sono disposti a riconoscere al Presidente Erdogan un ruolo molto importante nell’  aver convinto Hamas ad accettare il cessate il fuoco. Ma e’ altrettanto vero che nell’ interlocuzione con i vertici  turchi Hamas ha confermato la sua indisponibilta’ a procedere ad un disarmo completo. Si e’ parlato di una distinzione tra armi leggere e armi pesanti e/o tra armi difensive e offensive. Il timore e’ che la Turchia (e forse anche  il Qatar) puntino a mantenere in qualche forma una qualche presenza permanente di Hamas a Gaza. In effetti negli ultimi anni la Turchia

 (e non solo l’ Iran) ha ospitato un buon numero di militanti di Hamas nonche’ curato  centinaia di  feriti delle Brigate Al Qassam. C’ e’ poi da mettere in conto che una certa diffidenza del mondo arabo deriva dal fatto che la Turchia pratica costantemente la politica dei due forni. Da un lato e’ la seconda forza della NATO dopo gli Stati Uniti. Dall’ altro e’ una importante sponda della Fratellanza Musulmana di cui Hamas e’ la costola Palestinese. Proprio oggi nel corso della sua missione in Kuwait, Qatar e

Oman Erdogan ha alzato il tono verso Israele  rafforzare la sua posizione negoziale. 

https://www.reuters.com/world/middle-east/erdogan-says-us-others-must-press-israel-abide-by-gaza-ceasefire-2025-10-24

L’ esito finale dipendera’ ancora una volta dalla Casa Bianca,  ma allo stato degli atti per ragioni diverse Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Israele hanno tutto l’ interesse a contenere le ambizioni di Erdogan. L’ Egitto di Al Sisi  perche’ teme le azioni destabilizzanti dei Fratelli Musulmani all’ interno drl paese, Israele perche’ la Turchia  rappresenta tuttora un supporto   per Hamas, l’ Arabia Saudita perche’ si oppone alle mire di Ankara sulle ingenti risorse energetiche sottomarine nelle acque prospicenti a Gaza e nelle zone  circostanti del Mediterraneo. E’ importante raccontare, infine, che Il Ministro degli Esteri degli Emirati ha dichiarato che  – a differenza del Qatar – il suo paese si limitera’ all’ invio di aiuti umanitari e nente altro finche  non saranno intraprese adeguate iniziative per escludere definitivamente Hamas da ogni presenza militare e politica dalla Striscia. Mentre gli  Stati Uniti hanno ampi margini di pressione su Israele ed Egitto le relazioni con gli altri paesi arabi si presenta piu’ complessa. A questo proposito un buon indicatore sara’ la composizione finale del Centro di Coordinamento Civile-Militare su Gaza istituito dagli USA nel sud di Israele. Ad oggi hanno aderito la Germania, la Danimarca, la Giordania e il Canada. Le successive adesioni sono previste tra due settimane, Per inciso a mio avviso e’ fondamentale che l’ Italia aderisca a questo nuovo organismo di sorveglianza e monitoraggio sull’ attuazione concreta del piano di pace, dell” invio degli aiuti umanitari e sulla ricostruzione.  Su questo ultimo aspetto e’ interessante osservare che le aziende cinese si sono gia’ assicurate direttamente o indirettamente i primo appalti per la ricostruzione di UNOPS, l’ apposita agenzia delle Nazioni Unite

https://en.globes.co.il/en/article-china-gains-foothold-in-gaza-strip-1001524529

Marco Mayer

Pubblicato in : AperturaTag: erdogan, israele, trattati di pace

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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