Ancora una volta c’è chi attribuisce valore salvifico ai provvedimenti (cautelari!) della magistratura. E la esaperazione che ne deriva impedisce di vedere il problema per quello che è.

Solo per risalire agli ultimi venti anni, è successo quando i partiti erano in stallo, imbambolati di fronte al crollo del muro di Berlino ed incapaci di adeguarsi ai nuovi scenari di un mondo non più diviso nettamente in due, tra Occidente ed Oriente.
E’ successo in occasione dei numerosi scandali finanziari che hanno messo in luce la assoluta arretratezza di una legislazione incapace di tutelare i risparmiatori e di garantire trasparenza assoluta alle operazioni ed alle “scalate” più spericolate.
Oggi succede con l’Ilva di Taranto, il nostro gigante dell’acciaio.
Ancora una volta c’è chi attribuisce valore salvifico ai provvedimenti (cautelari!) della magistratura.
Come sempre i tifosi delle manette e dei patiboli virtuali sembrano mossi da frustrazione e risentimento, più che dalla ragione.
E la esaperazione che ne deriva impedisce di vedere il problema per quello che è: l’esigenza di tutelare ambiente, salute e crescita ed anche di garantire, ai tempi della globalizzazione, che la concorrenza tra le diverse aree sia garantita in termini di correttezza. Per essere chiari: se il nostro acciaio deve affrontare la concorrenza libera sui mercati del mondo, che tutti abbiano gli stessi obblighi e le stesse limitazioni nei processi di produzione.
Ciò non vuol dire, naturalmente che se , per esempio, in Cina si producesse acciaio con il “vantaggio” di non dover tenere conto della salute dei lavoratori e dei cittadini, lo stesso si debba fare in Italia.
Significa che occorre imporre le stesse regole, chè altrimenti si avrebbe –come giustamente è stato detto- una sorta di dumping della sicurezzza a carico nostro.
Possono i provvedimenti del GIP di Taranto risolvere questi problemi?
Certo che no. E certo che la legge non glielo chiede. Solo che in Italia, purtroppo, da venti anni a questa parte, c’è una fetta di esaltati e arrabbiati in servizio permanente effettivo, compresi molti giornalisti, che questo pretenderebbe.
Rocco Palombella, segretario nazionale dei metalmeccanici della UIL, che ha avuto una lunga carriera all’Ilva, in una intervista a Panorama, ha avuto il coraggio di dire chiaramente cose fuori dal coro e, in primo luogo, che l’Ilva non si deve fermare.
Per Palombella “le emissioni di diossina ad esempio, nel giro di 4-5 anni sono passate da 800 parti per milione a 0,32 parti per milione”. Dunque, anche per una maggiore difesa offerta dalla legislazione in materia, i danni alla salute sono gli effetti dell’inquinamento del periodo statalista” che aveva preceduto la cessione alla famiglia Riva.
Secondo Claudio Bellavita “ L’intervento della magistratura è l’ennesimo colpo di stato di giudici fuori, loro si, da ogni controllo con ricadute d’immagine a livello di potenziali investitori enormi non solo per Taranto o per il Sud, ma per l’intero sistema produttivo italiano (con questi magistrati, che neanche sanno che un sito metallurgico non si può “spegnere” se non determinandone la chiusura, chi verrà ancora a investire i suoi soldi da noi?).
Su tutto, poi, grava la cappa plumbea di pregiudizi ideologici smisuratamente “vetero”. Lo si è visto con le polemiche scoppiate all’interno del movimento sindacale in occasione della manifestazione di protesta svoltasi a Taranto. E lo si era visto ancora prima con quello sciagurato riferimento del Gip di Taranto alla “logica del profitto” che sarebbe il motore, ovviamente criminogeno, di tutti i guai prodotti dall’Ilva di Taranto.
A questo punto, molto sommessamente, è il caso di porre una domanda. Sarebbe il caso, finalmente, ora che non c’è di mezzo qualche politico sporco e cattivo da colpire, ma “solo” 12 mila comunissimi lavoratori minacciati di andare a spasso, di affrontare con serietà il ruolo della giustizia penale?
Che deve solo accertare e punire le violazioni di legge. E lasciare agli storici il compito di riscrivere la storia e alla politica quello di tentare di risolvere con equilibrio i problemi.
Alla fin fine stiamo vivendo la stagione dei “tecnici”!

mi scusi se insisto e le assicuro che non è mio costume ma, se la politica dorme devono dormire tutti? Fin quando?
ovviamente no e nel mio post sottolineo l’anomalia ma, purtroppo, se nessuno si muove, se la corruzione fra chi ha il dovere di controllare( ministero della sanità, dell’ambiente, ASL, delegati ex 626 ecc) impera, chi deve muoversi?
Ecco, vede Michele: sta dicendo che grazie ai magistrati ci sarà un miglioramento ambientale e si creranno posti di lavoro. Ma le sembra normale? Cioè, le sembra il compito dei magistrati?
sinceramente non credo che i magistrati ” godano” da questa sovraesposizione mediatica ma, se la politica non fa il suo dovere, se gli organi pubblici come le ASL non attendono ai loro compiti, qualcuno deve farlo? Le leggi si devono rispettare o devono restare sulla carta per far vedere quanto siamo civili?La salute è un valore? Dove è stato il ministro Clini fino ad oggi? Non era il direttore generale del ministero dell’ambiente? Ed allora perchè oggi fa finta di cadere dal classico pero?Da trent’anni sento dire che l’ILVA si modernizzerà, che l’ILVA rispetterà le leggi “dall’anno prossimo”, che l’ILVA ” farà investimenti” ecc., non sarebbe ora che sia veramente così?Vorrei anche fare una considerazione non secondaria: avviare il disinquinamento della zona e la modernizzazione degli impianti non creerà molti posti di lavoro?