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Incidenti non accidentali

di Davide Giacalone | 13 Agosto 2012

La democrazia non è vizio, non è debolezza e cedimento agli istinti belluini del volgo, la democrazia è la più virtuosa e forte organizzazione pubblica che si conosca. Così straordinariamente potente da non potere essere bevuta tutta d’un sorso. Il professor Monti abbassi il ditino e sugga con rispetto.

L’aria condizionata esclude che sia colpa del caldo, ma le condizioni dell’aria inducono a ritenere, come già osservato qualche settimana addietro, che Mario Monti stia cercando la crisi, anche a costo della rissa. Non può aprirla, perché il suo difetto di legittimazione elettorale (di cui non è responsabile) si rivela tale non solo nel momento della nascita, ma anche in quello della fine. Vuole che la si apra, e siccome il governo non deve cadere sulla sinistra, per non annientare la sponda su cui costruirne uno simile, ecco che si butta sulla destra, anche con qualche sfondone tragicomico. Il fatto che Silvio Berlusconi non abbocchi (al contrario di alcuni dei suoi) rende la cosa sportivamente intrigante, ma niente affatto convincente. Monti cerca la fine per non governare l’agonia, che comunque ci tocca se nessun o ha idee per fermarla. Vuole uscire per rientrare meglio, mentre a noi tutti restiamo prigionieri. Delle rozzezze professorali si sono adontati i parlamentari tedeschi, laddove dovrebbero impensierirsi quelli italiani. I quali ultimi sono protetti dall’insensibilità, oramai ridotti ad approvare, senza discutere, decreti di nessuna urgenza e utilità (come sostengono membri del governo stesso). La polemica relativa all’autonomia dei governi dal consenso popolare e dalla rappresentanza parlamentare ha un significato tutto interno, è un pernacchio alla nostra Costituzione. Incautamente è stato tradotto in tedesco, suscitando la giusta reazione di chi non ha ancora smarrito il significato di “democrazia”. (Detto fra parentesi: patetica la difesa d’ufficio di certi intellettuali, impegnati a confermare la storica viltà e miopia faziosa della categoria). Monti ha le sue ragioni: non si è candidato, non si è proposto, lo hanno chiamato a fare quello che agli eletti non riusciva, vale a dire le cose ovvie necessarie per rimette in ordine i conti. Ha i suoi torti: non c’è riuscito, i problemi sono sì italiani, ma quelli che oggi ci trafiggono sono di natura europea (come qui ripetiamo da più di un anno, mentre le 1200 stupidate sono l’esatto opposto di quanto sostenuto dal governatore della Banca d’Italia, circa lo spread), sicché non rimediabili in vernacolo, infine ha teorizzato come usuale un costume eccezionale, vale a dire la non coincidenza fra consenso e decisione. Poi, per carità, quel discostarsi è normale, talora accompagnato dall’arte della menzogna che, come in tante altre cose della vita, rende più accettabile il delegare il comando. Ma guai a far finta che sia derogabile la sovranità popolare. Mentre il primo ministro del re dispotico ci rimetteva la testa, quello del re bizzoso e diffuso ci rimette il posto. Poco importa se con reciproco danno. Incidente chiuso? No, appena aperto. Lo si può chiudere con i tedeschi, perché tanto si sono abbandonati a dissennatezze varie, nei nostri confronti, ma non con gli italiani. Se solo escono dal letargo. Così come non ci si può far pagare la casa a propria insaputa, neanche si può cambiare un Paese a sua insaputa. Agire fuori dalle regole del consenso democratico non rende più dinamico, ma più friabile il lavoro. Della serie: nessuno crede alle cose fatte, se quelle sono così fragili da potere essere azzerate non appena finisce l’inganno. Monti non ha offeso il Parlamento tedesco, ha umiliato quello italiano e reso evidente la superficialità del lavoro che svolge. Questo è il punto. A chi ci domanda: quanto può durare? Solo i deboli di comprendonio rispondono: useremo Monti anche dopo Monti. Credono, gli sciocchini, che il mondo s’interessi alla loro sorte di capetti senza capo sul collo, invece la domanda è: quando comincerete a spiegare agli italiani la verità e quando proporrete loro un’idea di futuro che non sia il perpetuarsi impossibile del passato? Non rispondono, perché neanche la capiscono. Intanto le “provocazioni” delineano i contorni del “partito di Monti”, confermando quelli che vedemmo: esiste per negazione, si distingue per inconsistenza altrui, si proietta per il vuoto che lo circonda. Montiani veri non ce ne sono, neanche in casa Monti. Impostori tanti, parolai e inutili. Un ultimo punto: il governo tedesco ha sbagliato molte cose, ma se si svincola dal Parlamento le sbaglia tutte. Se l’Europa riuscirà a salvarsi lo dovrà anche alla politica e ai politici tedeschi, che vogliano smarcarsi dagli errori commessi. Se a smarcarsi fosse solo la signora Merkel allora cominciamo subito a recitare il de profundis europeo. La democrazia non è vizio, non è debolezza e cedimento agli istinti belluini del volgo, la democrazia è la più virtuosa e forte organizzazione pubblica che si conosca. Così straordinariamente potente da non potere essere bevuta tutta d’un sorso. Il professor Monti abbassi il ditino e sugga con rispetto.

Pubblicato in : Editoriale

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

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