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Piano Casa: un bluff populista che non fermerà l’esodo da Milano

Il Comune annuncia con squilli di tromba il primo bando del Piano straordinario per la casa: qualche decina di appartamenti “calmierati” che dovrebbero rappresentare la svolta per l’emergenza abitativa. In realtà siamo davanti all’ennesima operazione di propaganda, utile solo a riempire comunicati stampa, non certo a fermare il declino di Milano. Un piano che non copre nemmeno un anno di fuga. Lo scorso anno i cittadini di Milano sono calati di 50 mila unità. Un’emorragia demografica impressionante, che fotografa una città sempre più inaccessibile e ostile ai suoi abitanti. Ebbene: l’intero Piano prevede 10 mila case in dieci anni, cioè in media 1.000 alloggi l’anno.

di Luca Rampazzo | 1 Settembre 2025

Il Comune annuncia con squilli di tromba il primo bando del Piano straordinario per la casa: qualche decina di appartamenti “calmierati” che dovrebbero rappresentare la svolta per l’emergenza abitativa. In realtà siamo davanti all’ennesima operazione di propaganda, utile solo a riempire comunicati stampa, non certo a fermare il declino di Milano.

Un piano che non copre nemmeno un anno di fuga

Lo scorso anno i cittadini di Milano sono calati di 50 mila unità. Un’emorragia demografica impressionante, che fotografa una città sempre più inaccessibile e ostile ai suoi abitanti. Ebbene: l’intero Piano prevede 10 mila case in dieci anni, cioè in media 1.000 alloggi l’anno. Peccato che questa cifra non copra nemmeno un anno della riduzione della popolazione. Altro che risposta strutturale: qui siamo all’aspirina data al malato grave.

Marginalizzare i meno abbienti

Di questi 10 mila alloggi, solo 6.500 saranno a Milano: gli altri 3.500 nelle aree limitrofe. Tradotto: chi non può permettersi gli affitti stellari del mercato viene semplicemente spinto fuori dai confini comunali. Non c’è alcun disegno di riequilibrio sociale, nessuna visione di inclusione. Solo un maquillage di facciata che sposta il problema altrove, continuando l’opera di marginalizzazione dei ceti popolari.

Viale Monza, un delirio urbanistico

Fa sorridere – o meglio piangere – la scelta di partire proprio con via Demostene, in zona viale Monza. Un’area già strangolata da decisioni viabilistiche scellerate, che hanno trasformato il quartiere in un imbuto permanente, congestionato e inquinato. Aggiungere nuove costruzioni senza affrontare i nodi infrastrutturali significa condannare la zona a un ulteriore peggioramento della qualità della vita.

Chi firmerà col cerino in mano?

In un settore urbanistico travolto da inchieste e dimissioni eccellenti – basta ricordare l’ex assessore Bardelli costretto a lasciare, pur non indagato – resta da capire chi avrà il coraggio di firmare i capitolati e i bandi. Ogni giorno assistiamo a defezioni negli uffici competenti, e l’impressione è che il Piano nasca già sotto una cappa di sospetto e precarietà amministrativa.

Il rischio del “modello Piazza Selinunte”

Viene spontaneo un ultimo timore: visto quanto accaduto con Piazza Selinunte, speriamo che i capitolati non vengano scritti da Topo Gigio. Perché se la musica è la stessa, rischiamo di ritrovarci con affitti calmierati sulla carta (si parla di 80 euro al metro quadro l’anno), ma con extra a peso d’oro: cantine, posti auto o servizi che diventano speculazione travestita.

Insomma, questo Piano Casa è un mix di populismo, inefficacia e potenziali danni. Non fermerà l’emergenza abitativa, non renderà Milano più vivibile e non darà respiro alle famiglie. Rischia solo di aggiungere confusione e illusioni, mentre la città continua a perdere abitanti e qualità.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : EditorialeTag: beppe sala, edilizia popolare, mille alloggi anno, piano casa, studenti, studenti fuori sede, università, università milano, viale Monza

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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