
So che molti di voi dissentiranno, ma la vera vittima della Procura di Milano non è il Comune, ma il patron di Coima, Manfredi Catella. Il quale, peraltro, non ha bisogno della mia difesa. Io, però, credo che qualcuno debba dire quello che è giusto: Milano dovrebbe ringraziarlo per averla salvata da un gruppo di scappati di casa, o da centro sociale, consentendole di sembrare per qualche anno un esempio di successo e di crescita.
Una premessa: la Procura ha puntato su Catella perché il caso del Pirellino è quello che ha prodotto più chat. Stop. Non è il più grave, non è il più dannoso (non si è costruito nulla) e non è quello più robusto. Consente però una valutazione moraleggiante, cosa che piace da impazzire a certi magistrati: un privato tratta, dicono loro, Sindaco e Assessore come “dipendenti maldestri e poco efficienti”. E tutti a concentrarsi su “dipendenti”. Eppure è la seconda parte che ci dovrebbe riguardare.
Coima compra all’asta il Pirellino per 193 milioni di euro in pieno boom edilizio. Nove mesi dopo viene modificato il PGT e il 40% degli alloggi che ne verranno ricavati dovranno essere a canone concordato. Il Tar, dà ragione al Comune. Il Consiglio di Stato smentisce tutti: ha ragone Coima. Nel frattempo passano sei anni. Questo bene è bloccato. Bloccato perché qualsiasi opzione architettonica, qualsiasi progetto, viene bocciata da un organo comunista, il Soviet Paesaggistico, per motivi al limiti dell’assurdo. Prima una sfilza di no. Poi un forse. Infine un sì.
Per la procura questo sì è frutto di corruzione. Per il riesame probabilmente no, lo sapremo dopo le motivazioni. Di sicuro c’è un piccolissimo problema: la corruzione di chi? Di Scandurra, pagato con una fattura di 38mila euro, falsa per la procura (e solo per loro)? O di Marinoni tramite Tancredi e Sala? O di tutti, ma indipendentemente? Qualcuno speriamo lo spieghi prima o poi. E già che ci siamo: perché sta roba è corruzione e non concussione? E’ un diritto fondatissimo quello di Coima di costruire. Un diritto che un sistema maldestro e poco efficiente gli sta negando.
E arriviamo al punto. Se Milano è stata dinamica, Europea e attrattiva non lo dobbiamo a un Sindaco ininfluente e a un Assessore che faceva poco più che il portalettere. Lo dobbiamo a dei tecnici che si sono presi la croce e hanno aggirato l’ideologia di una maggioranza che voleva paralizzare Milano e a qualcuno, come Manfredi Catella, che ha insistito a costruire. Altrimenti per15 anni saremmo vissuti in una città immobile e bloccata.
Naturalmente questo ha generato malaffare. Ma non è certo colpa di Catella. La politica doveva vigilare, ma trovava troppo comodo girarsi dall’altra parte. Quando non si attivava ferocemente per danneggiare chi lavora. Questo, solo questo, dovrebbe portare alle dimissioni Sala. Il resto è accanimento contro gente che ha fatto impresa, rischiando la propria libertà personale, e creato una Milano migliore.
Adesso linciatemi pure. Qualcuno, però, doveva dirlo.
Luca Rampazzo

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