• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

ASTENERSI  DAL VOTO  AI  REFERENDUM

Desidero motivare in sintesi il perché i liberali scelgono di astenersi dal voto nei cinque referendum dell’8-9 giugno . Innanzitutto, perché i temi dei quesiti non sono riducibili a scelte emotive del tipo giusto sbagliato, né decisi applicando i dettami di testi sacri. Sono materie complesse che non possono prescindere da normative articolate, elaborabili dalle Camere rappresentative e non tramite quesiti ideologizzanti e con fini manipolativi.

di Raffaello Morelli | 30 Maggio 2025

Desidero motivare in sintesi il perché i liberali scelgono di astenersi dal voto nei cinque referendum dell’8-9 giugno .

Innanzitutto, perché i temi dei quesiti non sono riducibili a scelte emotive del tipo giusto sbagliato, né decisi applicando i dettami di testi sacri. Sono materie complesse che non possono prescindere da normative articolate, elaborabili dalle Camere rappresentative e non tramite quesiti ideologizzanti e con fini manipolativi.

I referendum di giugno sono in base all’art.75 comma 4 della Costituzione, e perciò consentono una modifica delle decisioni parlamentari solo previa partecipazione al voto di metà più uno degli iscritti nelle liste elettorali. Dunque non è affatto vero che votare sarebbe un dovere civico e una prova di maturità democratica. Nel caso dei referendum ex art.75 , la scelta delle Camere – a differenza dei referendum Costituzionali ex art.138 – è sovraordinata a quella dei cittadini e, per cambiare la scelta, è indispensabile che i cittadini votanti superino la soglia di legge.

Ne consegue che in tali referendum, secondo la Costituzione, un cittadino, nel caso non voglia abrogare in tutto o in parte una scelta delle Camere, può esprimersi in due modi : o votare direttamente no alla proposta di modifica oppure astenersi dal voto puntando sul non raggiungimento del quorum.  Sono due scelte di voto ugualmente legittime. Nel  caso di oggi, l’astensione è di certo lo strumento più efficace per conservare le decisioni assunte dalle Camere, in  materie difficili e molto incisive sulla convivenza. Perciò i liberali scelgono di astenersi dal votare.

Passo ora dallo strumento usato per contestare le modifiche proposte nei quesiti dei referendum, alle ragioni di merito, quesito per quesito, per contestare le modifiche proposte.

Il primo dei cinque quesiti , formulato dalla CGIL,  chiede di cancellare la disciplina sui licenziamenti contrattualizzata nel 2015 (Jobs act del governo Renzi), secondo cui, nelle imprese oltre i 15 dipendenti, in diversi casi di annullamento giudiziario del licenziamento, non è previsto il reintegro nel posto di lavoro bensì un indennizzo economico fino ad un massimo di 36 mesi. L’obiettivo della CGIL è impedire licenziamenti privi di giusta causa o giustificato motivo. Un simile obiettivo irrigidisce il rapporto di lavoro entro norme preordinate applicate dai giudici, che non danno spazio adeguato alle valutazioni produttive degli imprenditori e così ingessano il mercato del lavoro. Con danni per tutti. 

Con il secondo quesito, la CGIL chiede più tutele per chi lavora nelle piccole imprese, quelle sotto i 16 dipendenti. Qui un lavoratore può ottenere un risarcimento fino a 6 mensilità e il referendum vorrebbe alzare le tutele dei lavoratori. Anche qui, il rapporto di lavoro  sarebbe irrigidito in norme preordinate applicate dai giudici, senza distinguere le dimensioni aziendali e senza  dar spazio alle valutazioni produttive degli imprenditori sui costi e ricavi. Di nuovo ingessando il mercato del lavoro e facendo danni.

Il terzo dei quesiti referendari riguarda ancora il Jobs act e inoltre l’intervento più recente del governo Meloni al fine di ridurre la piaga del precariato (lavoro a tempo determinato). Oggi i contratti a termine fino a 12 mesi possono non avere causali per il tempo determinato. La CGIL afferma di voler rendere il lavoro più stabile ripristinando le causali per i contratti a tempo determinato.  Di nuovo. Il terzo quesito vorrebbe al solito irrigidire il rapporto di lavoro in canali prestabiliti per legge, ponendo nuovi vincoli alle scelte imprenditoriali. Il che danneggia tutti.

Il quarto quesito riguarda salute e sicurezza sul lavoro, vale a dire il  Testo unico del 2008. E mette nel mirino appalti e subappalti, al fine di rimuovere negli appalti, in caso di infortunio, il divieto dell’estendere la responsabilità all’appaltante. Così, afferma la CGIL,  si limiterebbe il ricorso ad appaltatori senza solidità finanziaria, e quindi si garantirebbe maggiore sicurezza sul lavoro. Anche il quarto quesito affronta in maniera semplicistica e frettolosa problemi intricati di rapporti tra soggetti economici diversificati negli interessi e nella ragione sociale. Pure esso si tradurrebbe in danno per la fluidità economica.

Il quinto quesito referendario non è sul lavoro, e riguarda il tempo necessario ad un adulto cittadino extra UE residente in Italia, per chiedere la cittadinanza italiana. Oggi, per la legge del 1992, sono 10 anni (tra i più lunghi nell’UE), l’obiettivo del referendum è ridurlo a 5 anni (riducendo implicitamente anche la procedura in essere per i minori stranieri  al fine di acquisire  la cittadinanza italiana in via automatica). I sostenitori del quesito vorrebbero tornare alle norme ante 1992 per gli stranieri stabili in Italia. Tuttavia, al di là di questa volontà ottimistica, resta il fatto che già oggi l’Italia riconosce un numero di nuove cittadinanze molto più alto rispetto a diversi paesi UE e inoltre che non si curano abbastanza importanti aspetti della cittadinanza (la conoscenza della lingua parlata e scritta, delle leggi, della cultura ed infine il tema reddituale). Nel complesso, il dimezzamento dei tempi per la cittadinanza sarebbe privilegiare l’affidarsi alle ali delle emozioni facendosi abbacinare dal mito dell’uguaglianza di tutti al di là del diritto nel convivere. In conclusione, costituirebbe un provvedimento frettoloso su una questione non ancora maturata. Ancora un danno alla convivenza.

Quanto ho scritto fin qui, mette in luce che astenersi l’otto giugno è una precisa scelta, adoperando lo strumento disponibile, a favore delle istituzioni rappresentative parlamentari  e dell’individualità dei cittadini.

Delle istituzioni parlamentari perché al loro puntuale lavoro legislativo sono in larga parte legate le decisioni pubbliche. Un lavoro da rispettare fin quando legiferano previe  meditate valutazioni sui reali rapporti nel convivere.  Quando non lo fanno – come nel 2016  con il profondo cambio della Costituzione, tentato da Renzi non pensando alla libertà dei cittadini bensì alle proprie elucubrazioni di potere – allora vengono bocciate da un’alta partecipazione dei cittadini, nonostante in quel caso non ci fosse il quorum.  

E infine a favore dell’individualità dei cittadini, perché ognuno ha la facoltà di decidere le propre scelte e il mezzo con cui esprimerle. Senza sottoporsi alle sollecitazioni mediatiche e alle mode che vorrebbero imporre il presunto bene comune e il politicamente corretto.

In sintesi, sono queste le ragioni dei liberali, fondate e realistiche, per astenersi al voto l’8 giugno. Se i quesiti referendari fossero approvati, non solo non aumenterebbe davvero la sicurezza del lavoro e dei lavoratori, ma si complicherebbero assai i rapporti economici tra le parti, diminuirebbe la produttività del sistema, arretrerebbe la lotta per i diritti. La storia insegna che questa lotta non si combatte agitando   speranze. Si combatte con l’innovazione che consente l’esprimersi delle nuove iniziative di chi intraprende e di chi assicura mano d’opera. E migliora le condizioni della convivenza.

Raffaello Morelli

Pubblicato in : Editoriale

Info Raffaello Morelli

Per lunghi anni esponente del Partito Liberale Italiano, del quale è stato Vicesegretario nazionale, è stato Consigliere Regionale per la Toscana. Tra i promotori del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati e di quello per la riforma Democratica, nonché del referendum per la Riforma ELettorale del 1992. E’ stato vice Presidente del Comitato contro il referendum Renzi del 2016 e componente del Comitato per il SI alla Riduzione dei parlamentari nel 2021.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti