• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

L’ultima curva di Ayrton Senna

C’è una targa di bronzo in un immenso giardino, sopra la tomba numero 11. A San Paolo del Brasile, nel cimitero di Morumbi, riposa Ayrton Senna da Silva, campione del mondo di Formula 1, morto a Imola nel 1994 durante il Gran premio di San Marino. Da anni quest’angolo verde della pace eterna è meta di un continuo pellegrinaggio di tifosi, tanti italiani, che lasciano un biglietto, una foto con dedica, un mazzo di fiori. Così come accade al circuito di Imola, sotto la statua di bronzo che ritrae il campione seduto sul muretto.

di Paolo Boldrini | 1 Maggio 2025

C’è una targa di bronzo in un immenso giardino, sopra la tomba numero 11. A San Paolo del Brasile, nel cimitero di Morumbi, riposa Ayrton Senna da Silva, campione del mondo di Formula 1, morto a Imola nel 1994 durante il Gran premio di San Marino.

L’epitaffio: “Nada pode me separar do amor de Deus”.

Poi il nome, la data di nascita (21 marzo 1960) e di morte (1 maggio 1994), una piccola bandiera brasiliana.

Da anni quest’angolo verde della pace eterna è meta di un continuo pellegrinaggio di tifosi, tanti italiani, che lasciano un biglietto, una foto con dedica, un mazzo di fiori. Così come accade al circuito di Imola, sotto la statua di bronzo che ritrae il campione seduto sul muretto. Ha l’aria pensierosa di chi scruta la curva in cerca della traiettoria migliore, o di chi ha il presentimento che all’indomani, in gara, qualcosa andrà storto perché così sta scritto nel libro della vita. Ayrton Senna è tornato a casa chiuso in un bara, con un volo di sola andata da Bologna a San Paolo, la metropoli dov’era nato.

Lo definirono il signore della pioggia, il re delle pole position. Tre campionati del mondo con la McLaren. Una carriera sfolgorante, iniziata con i kart e le formule minori.

Debuttò in F1 nel 1984 in Brasile, con la Toleman Hart, ma fu nel Gp di Montecarlo e l’anno successivo all’Estoril che iniziò a brillare la sua stella, sempre sotto la pioggia.

Quando la pista si allagava e le condizioni meteo diventavano proibitive lui volava sull’asfalto. Più che signore, mago della pioggia.

Seguirono gli anni con la Lotus, la monoposto più bella del circus: nera con le scritte in oro dello sponsor John Player Special. Imbattibile in qualifica, più fragile in corsa.

Ayrton Senna sfruttò l’occasione per farsi notare e passare a un top team: la McLaren.

Il bilancio fu trionfale: tre titoli malgrado la guerra fratricida con il compagno di squadra Alain Prost, il professore. Aveva ripetuto più volte di essere felice solo quando si sentiva al limite: “Sono un ragazzo che ha sacrificato tanto della propria esistenza per le corse. Ho pensato a questo mestiere fin da quando ero bambino, ho dato tutto me stesso e ritengo di amarlo più di chiunque altro. Per questo fino a quando continuerò a correre lo farò solo per vincere. Mi ritirerò solo il giorno in cui mi accorgerò di essere andato un decimo più lento rispetto alle mie possibilità».

Appariva spesso pensieroso, triste. Ma al volante si trasformava, diventava un duro, spietato. Il suo talento non sfuggì all’occhio vigile di Frank Williams che se lo fece scappare in gioventù, ma non quando Ayrton Senna, all’apice della carriera, decise di cambiar aria.

Eccoci dunque al 1994, la tuta bianca e blu aveva sostituito quella rossa. Il talento era lo stesso, la voglia di vincere anche maggiore. Amava l’Italia e veniva ricambiato. A Imola era di casa. Quel Gran premio fu maledetto: in prova l’incidente mortale di Roland Ratzenberger funestò la vigilia. Senna era più scuro in volto del solito quella domenica che coincideva con la festa dei lavoratori. Si accesero i motori, il semaforo diventò verde.

Dopo pochi giri alla curva del Tamburello la sua Williams non seguì la traiettoria, tagliò la curva e si disintegrò contro il muretto di cemento: la monoposto rimbalzò all’indietro e il casco picchiò a destra e a sinistra. Anche lo spettatore incollato alla tv capì che l’incidente era grave. Arrivarono i soccorritori, l’eliambulanza scese in pista e portò via Ayrton Senna.

La gara non si fermò: vinse Michael Schumacher sulla Benetton davanti a Nicola Larini sulla Ferrari, ma tutti i tifosi avevano il pensiero a Bologna, in ospedale, dove stavano cercando di coinvincere un corpo ferito a non cedere, un cuore a non fermarsi. La telecronaca della Rai diventò affannosa, in studio Clay Regazzoni tenne in pugno la situazione senza cadere nell’ovvietà. Verso sera, davanti alla telecamere dei tg, la dottoressa Maria Teresa Fiandri annunciò che Ayrton Senna era morto. Migliaia di persone non riuscirono a trattenere le lacrime.

Lo stesso dolore del maggio 1982, a Zolder, quandò si staccò il sedile della Ferrari e Gilles Villeneuve volò via fino a schiantarsi contro un palo della recinzione del circuito.
Il Brasile proclamò tre giorni di lutto nazionale. Ai funerali a San Paolo un intero popolo seguì il corteo in quello che il presidente definì uno dei giorni più tristi della storia. La bara fu accompagnata dai colleghi: in prima fila Emerson Fittipaldi, Gerhard Berger, Alain Prost, Michele Alboreto. Tutti commossi. A distanza di anni, in uno studio della Rai, Rubens Barrichello – nel frattempo passato alla Ferrari – non riuscì a trattenere le lacrime quando Lucio Dalla intonò con Luca Carboni la canzone dedicata all’amico.

“Il mio nome è Ayrton

e faccio il pilota,

corro veloce

per la mia strada,

anche se non è più

la stessa strada,

anche se non è più

la stessa cosa”.

“E ho deciso

una notte di maggio,

in una terra di sognatori,

ho deciso

che toccava forse a me.

Ho capito che Dio

mi aveva dato il potere,

di far tornare

indietro il mondo,

rimbalzando

nella curva insieme a me.

Mi ha detto:

chiudi gli occhi e riposa

e io ho chiuso gli occhi”.

Hanno scritto tanto su Ayrton Senna, forse troppo. Un giornalista, Cesare De Agostini, colse un tratto distintivo, un particolare che ad altri sfuggì: “E tuttavia il suo comportamento avrebbe sempre suggerito qualcosa di contrastante, di non risolto, ugualmente diviso tra le luci e le ombre del 21 marzo, equinozio di primavera. Il giorno in cui nacque”.

Paolo Boldrini

Pubblicato in : EditorialeTag: 1 maggio, anni, bambino, bologna, brasile, canzone, corteo, mondo, nato, persone, rai

Info Paolo Boldrini

Paolo Boldrini, giornalista professionista, ha alle spalle una lunga carriera nella carta stampata quotidiana, percorrendo tutte le tappe professionali.
Recentemente è stato direttore di “Nuova Ferrara”, “Gazzetta di Mantova”, e infine “Corriere Romagna”
E’ stato anche commissario agli esami di Stato dell’Ordine dei giornalisti a Roma nell’ultima sessione per l’abilitazione professionale di tanti giovani praticanti.
Appassionato di storia del giornalismo locale, ha organizzato due mostre in proposito.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti