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Ex Ilva, nulla di fatto all’incontro governo e sindacati

Da alcuni giorni si fa largo l’ipotesi di una amministrazione straordinaria che metta in sicurezza i conti aziendali, garantisca la continuità del lavoro mentre si cercano possibili nuovi investitori. Nel frattempo a complicare la situazione sta per partire una nuova cassa integrazione straordinaria nello stabilimento di Taranto, associata ad una stretta sul credito annunciata dalla banca che Acciaierie d’Italia ha delegato a trattare e gestire le fatture dei fornitori e delle imprese dell’indotto.

di Salvatore Rondello | 12 Gennaio 2024

Ieri sera alle ore 19 a Palazzo Chigi il governo ha incontrato i sindacati per discutere sul futuro dell’ex Ilva. Il più grande polo siderurgico italiano da mesi necessita di un’iniezione di liquidità e di una prospettiva di sviluppo aziendale che guardi alla riconversione degli stabilimenti.
Da alcuni giorni si fa largo l’ipotesi di una amministrazione straordinaria che metta in sicurezza i conti aziendali, garantisca la continuità del lavoro mentre si cercano possibili nuovi investitori. Nel frattempo a complicare la situazione sta per partire una nuova cassa integrazione straordinaria nello stabilimento di Taranto, associata ad una stretta sul credito annunciata dalla banca che Acciaierie d’Italia ha delegato a trattare e gestire le fatture dei fornitori e delle imprese dell’indotto.
Tre giorni fa ArcelorMittal, che detiene il 62% di Acciaierie d’Italia, incontrando il governo ha rigettato l’ipotesi di una crescita della partecipazione pubblica di Invitalia al 66% tramite una iniezione di capitale da 320 milioni. Lunedì è arrivato il dietrofront, fonti vicine al colosso indiano della siderurgia hanno fatto sapere che ArcelorMittal è favorevole al versamento da parte di Invitalia di ulteriori 320 milioni di euro di capitale fresco, con la propria conseguente diluizione al 34%. Il gruppo sarebbe anche favorevole all’acquisizione degli impianti da Ilva in amministrazione straordinaria che era originariamente prevista per maggio 2022 e in seguito è stata posticipata a maggio 2024.
Intanto il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, ha incontrato in via riservata il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Toma ha spiegato: “Il ministro ha detto che il ricorso all’amministrazione straordinaria per Acciaierie, anche se a tempo, è una delle ipotesi presenti sul tavolo. Non è l’unica, ma, purtroppo, non può essere esclusa”.
Prosegue intanto l’inchiesta della Procura di Taranto e il lavoro dei Carabinieri del Noe sulle emissioni di benzene dal siderurgico di Taranto di Acciaierie d’Italia. I Carabinieri del Noe nelle scorse ore sono andati in azienda per acquisire informazioni supplementari e documenti su una vicenda risalente a diversi mesi fa.
Al tavolo con i sindacati a Palazzo Chigi è stata affrontata anche l’ipotesi di amministrazione straordinaria per tentare di salvaguardare una realtà produttiva che incluso l’indotto conta quasi 20 mila lavoratori.
Il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, ha commentato: “L’atteggiamento dei Mittal è inaccettabile: qui rischiamo di far pagare costi sociali a migliaia di lavoratori e soprattutto ai territori interessati. Pensiamo che la siderurgia oggi rappresenti un asset strategico dell’industria italiana. Il governo deve adoperarsi per assicurare un futuro agli stabilimenti siderurgici italiani”.
Anche l’arcivescovo di Taranto, Ciro Miniero, è intervenuto ribadendo: “La via maestra è stata segnata dalla Laudato sì di Papa Francesco: sviluppo sostenibile e cura del creato”.
Gli stabilimenti ex Ilva, a partire da quelli di Taranto, necessitano di risorse per la sicurezza e la decarbonizzazione per essere in regola con le norme. Visto che ArcelorMittal non vuole investire altre risorse, i sindacati chiedono che cresca la partecipazione pubblica, il governo da mesi ipotizza anche di lavorare alla ricerca di nuovi investitori.
Secondo alcuni, la ex Ilva si sta spegnendo lentamente anche per l’inerzia del socio di maggioranza Arcelor Mittal. Il Governo, accogliendo anche le sollecitazioni delle organizzazioni sindacali, ha scelto di provare a salvare la grande acciaieria, consapevole del rischio di un contenzioso internazionale.
Inizialmente la multinazionale franco-indiana era pronta a un maxi-investimento da 5 miliardi di euro e a una seria operazione di risanamento ambientale che, per un paio d’anni, secondo le autorità competenti si sarebbe svolta regolarmente. Tuttavia, tra il 2018 e il 2019 i Mittal si sono resi conto che il compito che spettava loro era più complicato di quello che pensavano. Da qui l’avvio di un contenzioso con il Governo italiano, guidato da Giuseppe Conte, anche per la folle revoca dello scudo penale che ha permesso ai Mittal di rivedere e ridefinire il proprio ruolo, alleggerendo completamente i loro impegni. Nel frattempo, venivano riscritti gli accordi tra Governo (Invitalia) e Arcelor Mittal che portavano alla nascita di Acciaierie d’Italia.
La scellerata gestione di questa fase, che ha compromesso il destino dell’ex Ilva, è stata ricordata in queste ore sia dal Segretario generale di Fim Cisl Roberto Benaglia (in un’intervista a La Verità), sia dal Presidente di Federacciai Antonio Gozzi (in un’intervista a La Stampa), che ha parlato, come del resto ne parliamo anche noi da sempre, dei “tragici errori” del Governo Conte.
Il quotidiano La Verità ha intervistato il segretario della Fim metalmeccanici Cisl Roberto Benaglia, che ha parlato degli errori del passato e di ciò che occorrerebbe fare in futuro e a breve per non sbagliare di nuovo. In attesa dei chiarimenti che arriveranno in merito al destino finale dell’impianto siderurgico più grande d’Europa, Benaglia ribadisce quale sia stato forse l’errore più grave commesso dal precedente governo, probabilmente dettato dalla paura di finire in un contenzioso legale, e cioè: “L’eliminazione dello scudo penale, che ha poi portato a modificare i patti parasociali tra Invitalia e Mittal arrivando così a giocare a favore degli indiani“.
In questo modo, inevitabilmente la questione finirà in tribunale, e il segretario Fmi afferma: “Noi chiedevamo una scelta più decisa, perchè era evidente il disimpegno del socio straniero“. Nell’incontro di ieri 11 gennaio il sindacato ha chiesto una difesa totale dell’occupazione e una continuità aziendale, per proteggere i 20mila posti di lavoro e l’indotto importante per una delle aree più disagiate d’Italia.
Secondo Roberto Benaglia  una continuità aziendale potrebbe non bastare. Tuttavia, afferma: “Rappresenta un buon inizio, un presupposto. La priorità dovrà essere una garanzia di liquidità, di almeno 320 milioni, e un buon piano industriale per portare a termine il progetto di transizione green. L’ex Ilva dovrà diventare attrattiva per gli investitori e se si esce da questa situazione torneranno interessati come in passato”. Per quanto riguarda una nazionalizzazione, il sindacalista dichiara che non c’è stata mai la richiesta al governo di occuparsi a vita delle acciaierie, ma di risolvere una crisi che ha investito un settore importante per l’economia nazionale, che una volta avviato il processo di decarbonizzazione diventerà ancora più attraente. Quindi una possibile soluzione sarebbe, puntare ad un cambio di gestione manageriale, insieme a far ripartire la produzione a Taranto, senza dimenticare l’aspetto importante e negli anni troppo trascurato della sicurezza sul lavoro.
In primis, come evolverà la situazione a livello societario? Che ne sarà del rapporto con Arcelor Mittal? La sensazione è che l’ex Ilva potrebbe essere commissariata e successivamente si provvederà a coinvolgere un altro player dell’acciaio. Secondo qualche indiscrezione, un progetto serio e garantito sulla grande fabbrica di Taranto potrebbe interessare ad Arvedi. Dal prossimo incontro tra governo, Invitalia e Arcelor Mittal potrebbe venire fuori una soluzione per evitare il commissariamento.
In secondo luogo, da un punto di vista industriale e tecnologico, che ne sarà della produzione di acciaio? Si investirà sulla decarbonizzazione o si continuerà a produrre acciaio col carbone?
Rispetto a questi due grandi interrogativi, le parole del sottosegretario al Mimit Massimo Bitonci offrono qualche indicazione: “La situazione è molto delicata, si parla di amministrazione straordinaria perché questo porterà a un contenzioso. Dopo inizierà un percorso con cambio del management e un piano industriale che porterà alla decarbonizzazione”.
Il contesto è chiaramente complicatissimo. E la vicenda Ilva ci ha abituato anche a colpi di scena. Il Governo sembra seriamente intenzionato per un’operazione di salvataggio con il consenso dei sindacati.
Arcelor Mittal si è però resa indisponibile a sostenere impegni finanziari e di investimento, anche come socio di minoranza. Il Governo ha quindi incaricato Invitalia di assumere le decisioni conseguenti, attraverso il proprio team legale.
L’Esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha deciso di affrontare Arcelor Mittal, rischiando anche uno scontro che si prospetta molto complicato, a meno che non si trovi un accordo a soluzione del caso prima che questo intraprenda un percorso giudiziale.
La delegazione governativa nell’incontro di ieri 11 gennaio con le organizzazioni sindacali sull’ex Ilva di Taranto, in una nota Palazzo Chigi, ha comunicato: “Si sta lavorando in modo serrato per definire il confronto con ArcelorMittal e procedere alacremente per individuare il percorso sul futuro dello stabilimento all’interno di un quadro chiaro e definito che ha come primo obiettivo la continuità produttiva dell’azienda. Nel corso dell’incontro il governo ha informato i sindacati in merito all’esito della trattativa di lunedì 8 gennaio con il socio di maggioranza ArcelorMittal. La delegazione governativa ha riferito che i sindacati sono stati nuovamente convocati giovedì prossimo 18 gennaio per illustrare l’esito delle trattative di queste ore. Il Governo ha, inoltre, sottolineato che il metodo che si vuole continuare a portare avanti è quello di un ascolto reale e che saranno ricevute tutte le parti sociali e produttive. È stata infine data massima disponibilità, una volta chiuso il confronto con ArcelorMittal, a far partire presso il ministero del Lavoro un tavolo per approfondire tutti gli aspetti legati all’occupazione e alla sicurezza sul lavoro”.
Al tavolo oltre al sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano erano presenti i ministri Urso, Calderone, Fitto e Giorgetti in collegamento. Per i sindacati i leader di Fim, Fiom, Uilm, Uglm e Usb.
Meno diplomatica la versione dell’incontro di ieri sera data dai sindacati, usciti più fiduciosi dal vertice.
Roberto Benaglia, leader della Fim, al termine dell’incontro ha detto: “Non ci sono più le condizioni per condividere la fiducia e le prospettiva per impegni reciproci con Mittal. L’incontro dell’8 gennaio scorso ha chiarito definitivamente che non è possibile proseguire nella gestione di Acciaierie d’Italia assieme a Mittal. La continuità aziendale produttiva che deve essere garantita; e la disponibilità a versare quelle risorse necessarie al rilancio delle attività delle acciaierie. Un programma che il governo ci ha assicurato porterà a termine in pochissimi giorni. I tecnici infatti lavoreranno fino a mercoledì, ultimo giorno utile per trovare una soluzione consensuale e in ogni caso, l’esecutivo, avrebbe garantito che mercoledì prenderà le decisioni finali”.
Una linea del governo che piace ai sindacati. Il leader di Fim ha aggiunto: “Siamo di fonte a una situazione ancora difficile e incerta. Abbiamo capito che Acciaierie d’Italia è un mondo finito che non può garantire il futuro di Taranto ma che bisogna anche costruire un mondo nuovo. Noi siamo pronti a giocare questa partita se il governo non solo manterrà fede agli impegni presi ma soprattutto ci risponderà su come si farà una società nuova, con amministratori capaci tutelando soprattutto l’occupazione. Siamo pronti a ripartire e ad accettare una sfida molto difficile, il dialogo continua per ottenere risultati che non sono ancora garantiti ma che vogliamo cominciare a costruire per vedere con quali strumenti societari e operativi poter andare avanti”.
Michele De Palma, il leader della Fiom, ha commentato: “Finalmente il governo ha deciso di non tornare indietro e di procedere sulla strada di assumere la gestione dell’azienda. Questo è il punto su cui con i lavoratori abbiamo insistito per salvaguardare il futuro occupazionale dell’azienda e l’ambiente. Oggi il governo ha risposto anche alla nostra richiesta di mettere in sicurezza anche da un punto di vista della salute. È dura ed è complicato, siamo ad un passo dal fatto che il governo si assuma le proprie responsabilità e che lo faccia anche ArcelorMittal che non vuole più investire. Ora però si apre un nuovo tema, la garanzia per il futuro dell’occupazione di tutti i lavoratori. A pagare il prezzo delle scelte sbagliate dei manager non possono essere i lavoratori”.
Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, ha dichiarato: “Il Governo ha, inoltre, sottolineato che il metodo che si vuole continuare a portare avanti è quello di un ascolto reale e che saranno ricevute tutte le parti sociali e produttive. È stata infine data massima disponibilità, una volta chiuso il confronto con ArcelorMittal, a far partire presso il Ministero del Lavoro un tavolo per approfondire tutti gli aspetti legati all’occupazione e alla sicurezza sul lavoro. Nell’incontro di stasera ci aspettavamo di conoscere già un presa di posizione netta e la decisione presa dal Governo per cambiare il destino dell’ex Ilva. Soprattutto dopo le dichiarazioni di questa mattina del Ministro Urso al Senato, dove ha parlato di svolta. Invece, purtroppo, c’è bisogno di tempo ulteriore da parte dei Ministri, perché si attende il parere dei legali per arrivare alla scelta definitiva. Parere che dovrà arrivare entro mercoledì. Il futuro di 20mila lavoratori, intere comunità e un asset strategico per il Paese, resta ancora una volta appeso a beghe legali tra due parti. Il Governo ha avuto oltre un anno per fare tutti gli approfondimenti del caso, di andare a vedere cosa c’era negli accordi del 2020, ancora segreti e mai condivisi da noi. Ora è il momento del coraggio, della responsabilità, delle scelte nette e definitive, di passare dalle parole ai fatti. Da giovedì vogliamo un’Ilva libera da ArcelorMittal, perché siamo di fronte a un socio privato che non ha rispettato gli impegni previsti dagli accordi e che non vuole più investire sul futuro degli stabilimenti. Il Governo ci ha assicurato che ci sarà la salvaguardia occupazionale di tutti i lavoratori, anche quelli dell’indotto”.
Il ministro D’Urso nel corso della sua informativa al Parlamento ha detto: “Vogliamo invertire rotta. Nessuno degli impegni presi è stato mantenuto. Richiesta Mittal su governance inaccettabile e impercorribile. Noi ci crediamo e ci impegniamo a ricostruirla competitiva sulla tecnologia green. L’impianto è in una situazione di grave crisi: nel 2023 la produzione si attesterà a meno di 3 mln di tonnellate, come nel 2022, ben sotto l’obiettivo minimo che avrebbe dovuto essere di 4 mln, per poi risalire nel 2024 a 5 milioni di tonnellate. Nulla di quanto programmato e concordato è stato realizzato; nessuno degli impegni presi è stato mantenuto né su occupazione né sul rilancio industriale. In questi anni la produzione è stata progressivamente ridotta in spregio ad accordi sottoscritti. E perfino in quegli anni in cui la produzione era profittevole in Europa la produzione è stata mantenuta bassa lasciando campo libero ad altri attori stranieri. Sono ore decisive per garantire, nell’immediato, in assenza di impegno del socio privato, la continuità della produzione e la salvaguardia dell’occupazione, nel periodo necessario a trovare altri investitori di natura industriale. Urge un intervento drastico che segni una svolta netta rispetto alle vicende per nulla esaltanti degli ultimi 10 anni. D’altra parte (ricordando l’intervento del 2019 del governo Conte), nessuno che avesse a cura l’interesse nazionale avrebbe mai sottoscritto quel tipo di accordo. Nessuno che abbia conoscenze delle dinamiche industriali avrebbe accettato mai quelle condizioni. La nascita di Acciaierie d’Italia con l’ingresso di Invitalia al 38% avvenne con la sigla di patti parasociali fortemente sbilanciati a favore del soggetto privato. Patti che definire leonini è un eufemismo. La governance infatti, sintetizza, era rimasta di fatto rimasta nelle mani del socio privato che nel frattempo però deconsolidava l’asset, a dimostrazione del proprio disimpegno, richiamando anche i propri tecnici e non immettendo più alcuna risorsa nell’azienda. La richiesta di A.Mittal per un controllo condiviso sulla governance anche in una posizione di minoranza non è accettabile né percorribile soprattutto alla luce delle regole sugli aiuti di Stato. Il socio privato davanti alla richiesta di un impegno finanziario pro-quota ha detto chiaramente che non aveva nessuna intenzione di immettere alcuna risorsa persino se la sua quota dovesse scendere al 34 %. AMittal condivide dunque l’eventualità di diluire la sua quota ma non quella di contribuire finanziariamente in ragione della propria quota rivendicando in ogni caso un controllo paritario sulla governance, cosi da condizionare ogni decisione”.
Nei prossimi giorni si saprà il destino futuro dell’ex Ilva con il governo determinato ad una soluzione accettabile. Il commissariamento potrebbe indurre Arcelor Mittal a mitigare la richiesta assurda di gestione paritaria pur trovandosi in una situazione di minoranza.
Nel frattempo, si nota il fallimento della privatizzazione dell’ex Ilva. Vedremo se da questa esperienza negativa possa nascere la cogestione delle acciaierie secondo il dettato dell’art. 46 della nostra Costituzione.

Salvatore Rondello

(da “Avanti Online”)

Pubblicato in : EditorialeTag: amministrazione, anni, azienda, confindustria, consenso, conti, costi, costituzione, crisi, dichiarato, euro, europa, fallimento, fmi, futuro, governance, governo, governo italiano, integrazione, la stampa, lavoro, meloni, merito, mondo, mondo nuovo

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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