
Justine Triet, regista ben nota in Francia e un po’ meno in Italia, con il suo film ha conquistato, più che meritatamente, la Palma d’oro a Cannes 2023, ed è finalmente nelle nostre sale in questi giorni.
Il film è ambientato in una bella località di montagna, in una villa un po’ isolata circondata dalla neve che dovrebbe suscitare pace e tranquillità, ma è considerata opprimente dalla protagonista, scrittrice affermata .
Anatomia di una caduta presenta varie chiavi di lettura. Nelle due ore e mezzo di proiezione assistiamo a varie anatomie che si intersecano. Partendo dall’anatomia di un processo attraversiamo l’anatomia del rapporto amoroso marito/moglie e alla sua disgregazione, l’anatomia del rapporto di amicizia uomo/donna, senza dimenticare il trauma del terzo protagonista : il figlio adolescente che ipovedente,tornando a casa con il suo cane guida, trova il cadavere del padre nel cortile di casa.
Sospettati, avvocati difensori, pubblica accusa, testimoni, pubblico, figlio adolescente, sono tutti in tribunale.
La macchina da presa e noi spettatori con lei, studia la moglie, unica accusata, in ogni suo gesto, in ogni suo atteggiamento; il pubblico che assiste al processo la osserva, la giudica, dividendosi tra chi la crede colpevole e chi la vede innocente, nonostante l’accanimento, a mio avviso quasi sadico, della pubblica accusa che si accanisce, anche con colpi bassi, a dimostrare la colpevolezza dell’accusata. C’era solo lei in casa quando il marito si è suicidato o è stato spinto
La bravura della regista è quella di trattenere, interessare il pubblico che non si smarrisce nella continua altalena processuale tra dubbio e certezza di innocenza e colpevolezza, grazie anche ad una sceneggiatura pressochè perfetta, (scritta a quattro mani dalla stessa Justin Triet e da Arthur Harari
Tre protagonisti dunque : una donna di successo (anche se si è ispirata ad un’idea di un lavoro incompleto del marito), un marito che sa di non essere bravo come la moglie, il figlio che assisterà al processo e sarà costretto a decidere se preferisce avere una madre (assassina?) o un padre suicida.
Qualcuno parla di un film femminista, quello che mi sento di affermare è che si tratta di un gran bel film che merita di essere visto.
Maria Rita Monaco

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