
Nel suo intervento a Milano la premier Meloni, in modo davvero stupefacente, prima ha negato di avere mai attaccato la Magistratura poi si è rifiutata di riconoscere che ci sia bisogno di finanziamenti per la sanità.
Peccato che proprio lei avesse usato parole di fuoco contro la sentenza del giudice di Catania sui migranti. E peccato che ci siano ben 15 regioni che hanno i bilanci in rosso e 7 che non garantiscono i livelli di assistenza.
Infatti, l’attacco pesantissimo all’autonomia della Magistratura da parte della premier c’è stato solo ieri l’altro e rappresenta una pericolosa ferita contro lo Stato di diritto e una violazione del principio fondamentale della separazione dei poteri.
Anche la mancanza di risorse per la sanità è ormai denunciata dagli stessi governatori di destra e persino dallo stesso Ministro Schillaci che ha chiesto un incremento del fondo di almeno 4 miliardi di euro.
Come e perché, dunque, negare?
La psicologia ci dice che “Negare l’evidenza è una reazione primitiva e immatura: non ci aiuta a governare la realtà, e non la cambia. Piuttosto, provando a cancellarla, la maschera o la nasconde, rischiando di renderla nel tempo ancora più ingestibile”.
È una malattia individuale e sociale, una forma di autodifesa, una fuga dalle proprie responsabilità e dal dolore che suscita affrontare i problemi; è una pratica che sul momento può essere consolatoria ma che può avere conseguenze assai negative a livello di una comunità.
Su questa strada ci siamo incamminati ormai da tempo: quella del populismo, del cinismo politico e del negazionismo.
Essa è una minaccia seria per la democrazia che, non a caso, vede la destra, ma non solo essa, primeggiare in questa forma di discorso politico e usarlo senza scrupoli per acquisire consensi.
Però la realtà ha la testa dura e prima o poi irrompe con tutta la sua forza.
Alla sinistra spetta il compito di non cedere di un millimetro, di non fare concessioni e di combinare una visione realistica e anche doloroso dei fatti con una prospettiva di cambiamento che affermi giustizia e bene comune.
Enrico Rossi

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