
Il settore del turismo rappresenta circa il 6% del PIL(Fonte Pagella Politica) nelle peggiori stime, una percentuale piuttosto limitata se si guarda ai volumi del settore moda, e altri comparti industriali che ci rendono famosi nel mondo.
Tuttavia i numeri del turismo e del suo indotto sono ben più incisivi, un settore che occupa 987.052 persone (fonte: rapporto annuale 2023 Confcommercio), un dato che incrociato con quello precedente delinea un settore con scarsa produttività, ma un forte impatto sulla nostra società.
In una tempesta mediatica che pone la battaglia del salario minimo al centro del dibattito del lavoro povero, si appiattisce fortemente tutto il malessere del lavoro “umile”, di quelle persone che si ritrovano intrappolate in un settore che, con buste paghe voluminose, compensa apparentemente una totale mancanza di garanzie, diritti e prospettive.
Turni superiori alle 55 ore settimanali, ma che poi comunemente sforano le 60 ore, nessun permesso, tredicesime, quattordicesime e Tfr inserite nella busta paga (perché nella ristorazione la mensilità è forfettaria), straordinari e notturni non pagati, percentuale consistente di nero, mancanze di strumenti e dispositivi di sicurezza e obbiettivi professionali al limite dell’impossibile hanno generato una categoria di precari che può permettersi l’auto, ma non una famiglia, le cure personali ( se non hai permesso non puoi usufruire del SSN), tempo libero da poter investire su un ascensore sociale che tanto viene invocato, ma che nel pratico non si sa come ripristinare.
Senza calcolare che cuochi, lavapiatti, camerieri, addetti alle camere vivono in condizioni di temperatura, sforzo fisico e condizioni di lavoro altamente usuranti, eppure non sono presenti nelle categorie di lavori usuranti, non viene regolamentato il carico di lavoro a cui è possibile sottoporre il dipendente, non sono presenti i dispositivi che in altre realtà sono esistenti e obbligatori e citando il segretario Enzo Maraio “abbiamo un tasso di morti bianche inaccettabile per un paese civile come il nostro”. A esse inoltre, dobbiamo aggiungere chi muore di malattie causate dal lavoro, perché anche queste morti, sono bianche. Un enorme e complesso sistema non sindacalizzato, non rappresentato e che attende la mano di qualcuno.
Yuri Maccario Napolitano
(da “Avanti Online”)

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