
In Italia, oltre alla sanità, con un inaccettabile spesa pubblica sanitaria del 6,8% sul Pil contro una media europea del 7,1%, anche la scuola è un settore in cui le Stato investe meno di altri paesi, con un 4,2% del Pil contro la media del 5,1% dell’OCSE.
Sempre l’OCSE rivela inoltre che gli stipendi degli insegnanti italiani delle scuole medie superiori sono diminuiti del 4 per cento nel periodo dal 2015 al 2022.
In tutti questi anni, purtroppo, la sinistra è stata spesso al governo ed è stata sicuramente responsabile -anche se non da sola perché la destra berlusconiana ha fatto abbondantemente la sua parte- delle politiche dei tagli alla spesa pubblica nei settori della sanità e della scuola.
Aggiungete a tutto questo le politiche di precarizzazione del lavoro, iniziate con il “pacchetto Treu” ai tempi del governo Prodi e proseguite dal Jobs act di Renzi e i voucher di Gentiloni, e le ragioni della più grande sconfitta della sinistra nella storia dell’Italia repubblicana appaiono evidenti.
Sui temi del lavoro, della scuola e della sanità si è prodotta così una separazione senza precedenti tra la sinistra e i lavoratori e ampi settori popolari, che a lei si affidavano per difendere i loro diritti e lo stato sociale.
Il fatto che Elly Schlein proprio su questi punti stia rovesciando la precedente politica del PD fa innervosire molti dirigenti moderati e post renziani che oggi si lamentano perché dicono di non riconoscersi più in esso.
Certamente bisogna ascoltare le loro ragioni, tanto amplificate sulla stampa della destra e dai giornali cosiddetti progressisti, ma Elly Schlein fa bene a non cedere e a proseguire per la sua strada.
La ricostruzione di una sinistra seria e popolare passa precisamente da un cambiamento profondo delle politiche finora fatte in questi settori vitali per i lavoratori e i cittadini.
A questo aggiungo la politica degli armamenti su cui la segretaria del PD chiede di non spendere più risorse per finanziare invece lo stato sociale.
Anche questo non piace ai “riformisti” ma è un tema cruciale per larghi strati dell’opinione pubblica italiana ai quali, giustamente, i toni bellicisti del PD di Letta e di Guerini non sono mai piaciuti.
Dunque, che si discuta e vi sia battaglia politica nel PD è normale. Meno normale è che nella foga della critica i riformisti alzino eccessivamente i toni e parlino troppo e a sproposito contro la politica di Elly Schlein.
Ogni volta che lo fanno diminuiscono la credibilità del nuovo corso del partito e restituiscono un’immagine di incertezza e ambiguità che fa perdere consensi e forza alla costruzione di un’alternativa a questa destra reazionaria che ci governa.
Enrico Rossi

Lascia un commento