
Le notizie sul crollo del rublo e dell’economia della Russia non ci sorprendono. In tempi non sospetti, già all’inizio della guerra in Ucraina, dalle pagine di questo giornale abbiamo avanzato questa ipotesi che si è rivelata ben fondata.
La Banca di Russia in una riunione straordinaria del Consiglio di amministrazione ha deciso di aumentare il tasso di riferimento al 12% dall’8,5% annuo. La notizia è stata diffusa dall’agenzia di stampa russa ‘Tass’ con la seguente nota: “Il Consiglio di amministrazione della Banca di Russia ha deciso di aumentare il tasso di riferimento al 12,00% annuo. Questa decisione è stata presa al fine di limitare i rischi per la stabilità dei prezzi”. Infatti, la Banca centrale, ha affermato che la decisione è volta a garantire le dinamiche delle condizioni monetarie e della domanda interna in generale, che sono necessarie per riportare l’inflazione al 4% nel 2024 e stabilizzarla vicino al 4% in futuro. In realtà non è così.
Il rublo, la valuta nazionale, ha superato la soglia di 100 per un dollaro americano e non è che si fermi. Si tratta di un nuovo minimo dall’inizio del conflitto in Ucraina, sceso da inizio anno a circa il 38%. Il crollo avviene nonostante le misure introdotte dalla Banca centrale russa per arrestarne la svalutazione. Il rublo ha raggiunto il 14 agosto i 100,18 unità per dollaro, la cifra più bassa dalla fine di marzo 2022.
Sulla questione si è espresso Vladimir Milov, un ex ministro russo attualmente in esilio, il quale ha spiegato che Mosca si trova ad affrontare una sorta di “carestia valutaria”, poiché si è sempre più ridotta la valuta che entra nel Paese. Infatti, se le importazioni si sono riprese, nessuna di esse proviene dagli ex partner occidentali e il problema si aggrava al momento del pagamento delle importazioni, in quanto nessuno desidera i rubli.
Sulle cause del crollo del rublo, il consigliere economico del Presidente Vladimir Putin, Maksim Oreshkin, sostiene che il crollo è dovuto a una “politica monetaria poco rigorosa” e che la banca centrale russa ha strumenti sufficienti per stabilizzare e normalizzare la situazione. In realtà non è così. La verità è che la politica monetaria è insufficiente per salvare la svalutazione del rublo. In Russia c’è un’economia di guerra che Putin vuole ignorare.
La caduta del valore del rublo è uno dei numerosi indicatori negativi per l’economia russa, benché il presidente Vladimir Putin insista sul fatto che le sanzioni occidentali abbiano un effetto limitato. Ma, sa bene che non è così.
La popolazione deve fare i conti con il caro vita e con il nuovo tonfo del rublo con il rischio principale che si registri un ulteriore aumento dell’inflazione in Russia.
Vladimir Bessosedny, 63 anni, insegnante in pensione, intervistato dall’agenzia Reuters, ha sostenuto: “I prezzi cresceranno, il che significa che il tenore di vita diminuirà. È già sceso, e scenderà ancora di più, ciò comporterà un aumento della popolazione povera”.
Intanto la guerra continua alle porte dell’Europa e la pace sembra essere ancora lontana per Mosca. Sembrerebbe che Putin abbia intenzione di portare avanti una guerra di logoramento, affinché gli alleati di Kiev si tirino indietro, una guerra che però sta logorando anche l’economia del suo Paese e potrebbe presto fare i conti con il nervosismo che dilaga sul fronte interno.
Per questo, la Banca centrale russa, guidata da Elvira Nabiullina, ha annunciato una riunione di emergenza nel giorno di Ferragosto, anticipando che potrebbe aumentare il tasso di interesse di riferimento per stabilizzare l’inflazione. Ma ha chiarito che il crollo del rublo non rappresenta una minaccia per la stabilità finanziaria del Paese. Dopo l’annuncio della riunione, il dollaro è sceso sotto i 99 rubli e l’euro sotto i 108. Tuttavia si tratta solo di un effetto psicologico di breve durata che non arresterà la discesa del rublo nemmeno nei prossimi giorni.
Il minimo della valuta russa è stato raggiunto l’11 marzo 2022, due settimane dopo l’inizio della guerra in Ucraina, quando è sceso a 120 rubli per dollaro. La moneta russa ha continuato a indebolirsi anche nei confronti dell’euro, arrivato a 109,81 rubli, il minimo dal 23 marzo dello scorso anno.
La Banca di Russia aveva già deciso il mese scorso un aumento di 100 punti base del tasso d’interesse portandolo all’8,5 per cento, ma il consigliere economico del presidente Vladimir Putin, Maxim Oreshkin, ha chiesto un nuovo intervento, dichiarando alla Tass: “La causa principale dell’indebolimento del rublo e dell’accelerazione dell’inflazione è una politica monetaria morbida. Un rublo debole complica la trasformazione strutturale dell’economia e ha un effetto negativo sul reddito reale della popolazione. È nell’interesse dell’economia russa avere un rublo forte”. La Banca di Russia, invece, ha spiegato che l’indebolimento della moneta nazionale è provocato dalla forte riduzione del surplus delle partite correnti.
La versione russa non considera elementi esterni, come la guerra in Ucraina. Al di là delle parole del consigliere economico di Putin, ci sono una combinazione di fattori che hanno portato al crollo del rublo. Tra queste, innanzitutto, le sanzioni internazionali, ma anche le entrate ridotte dalle esportazioni di petrolio e gas, i flussi valutari squilibrati, la fuga di capitali, la riduzione della domanda da parte di importanti partner di esportazione, come Cina e India e una crisi della forza lavoro interna.
A partire dall’attacco all’Ucraina, nel febbraio del 2022, il rublo ha seguito un corso altalenante. Dapprima crollando fino a quota 120 rispetto al dollaro, poi riprendendosi durante l’estate dello stesso anno fino a raggiungere i massimi livelli degli ultimi sette anni, grazie agli altissimi prezzi dell’energia e agli interventi della Banca centrale, che ha innalzato il tasso di interesse fino al 20 per cento e ha posto severi controlli sui capitali. Nonostante ciò, dall’inizio di quest’anno, la moneta nazionale si è nuovamente indebolita.
Il rublo sta crollando mentre l’inflazione galoppa. Se è vero che l’economia russa si è dimostrata resistente alle continue sanzioni occidentali, al momento deve fare i conti con l’evidente crollo della propria moneta.
Come ricorda un articolo de Il Corriere della Sera, se a gennaio 2022 per un dollaro erano necessari circa 66 rubli, in seguito all’invasione dell’Ucraina avvenuta il 24 febbraio 2022, il rublo era crollato fino a un rapporto di 130 per dollaro, ma la banca centrale russa era riuscita a stabilizzare il valore tramite continui controlli sui capitali: l’estate scorsa infatti il rublo si attestava tra i 0,50 e i 0,60 dollari.
Ma dopo un anno, il rublo russo registra il valore più basso dopo le prime settimane della guerra in Ucraina, toccando i 101 rubli per dollaro, al minimo da 16 mesi, mentre per comprare un euro servono invece e 110,73 rubli.
Il crollo del rublo è dovuto all’aumento delle spese per la difesa. L’obiettivo di Mosca è quello di portare le spese militari a oltre 100 miliardi di dollari per il 2023: un indizio che la pace in Ucraina è ancora molto lontana. L’aumento del budget per la difesa ha comportato un aumento delle importazioni e il calo delle esportazioni, specialmente nel settore petrolifero e nel settore del gas naturale, dovute alle sanzioni imposte dall’Europa e dal resto dell’Occidente.
Come spiega anche un articolo de Il Corriere della Sera: “Importare di più ed esportare di meno significa ridurre il surplus commerciale, che di solito pesa sulla valuta di un Paese”. Mentre aumentano i costi della guerra in Ucraina, Mosca deve far fronte a un Pil stagnante.
L’economista Joseph Politano scrive: “I costi della guerra stanno crescendo più velocemente dell’economia russa e, in assenza di cambiamenti sul campo di battaglia, è probabile che ciò richieda una significativa compressione dell’economia civile russa”.
Dunque, è comprensibile l’intensificarsi delle azioni belliche della Russia in Ucraina. Putin così si illude di chiudere la partita militare con l’Ucraina. Non sarà così perché la resistenza ucraina nel tempo continuerà a logorare la Russia e non dovremmo sorprenderci se a Mosca ci sarà una nuova rivoluzione di ottobre.
Salvatore Rondello
(da “Avanti Online”)

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