
Potrei pacificamente saltare la questione, ma la mia coscienza non me lo perdonerebbe. L’accusa a La Russa Jr, salvo nuove e imprevedibili conferme, è un terreno minato. Usando UNICAMENTE Repubblica come fonte, apprendiamo che:
1. La ragazza se ne va sulle sue gambe dal locale, per quanto non lo ricordi.
2. Apprende del possibile stupro da un’amica che, grazie a incredibili competenze mediche, le diagnostica a distanza che era stata drogata e che lei se ne era perfettamente accorta. Però non aveva fatto nulla.
3. Va a farsi fare giustamente un’esame alla Mangiagalli. Che non trova segni specifici di violenza e non può dichiarare con sicurezza che le tracce di benzodiazepine e cocaina nelle urine (della mattina dopo si badi bene) possano essere prova di un avvelenamento e non si trattino dei sonniferi regolarmente prescritti e della droga che lei stessa aveva assunto prima del cocktail.
4. Ci pensa per 40 giorni e poi decide di denunciare il fatto e conseguentemente Leonardo Apache La Russa.
Ora, questo è il tipico caso in cui ci vuole un processo per approfondire e decidere se ci fu reato. Schierarsi prima a favore della tesi della violenza è pericoloso per tutti a partire dalla ragazza che, lo ricordo, è la prima a non sapere se sia o meno stata abusata.
Giustamente il Presidente La Russa dice che non la accusa di mentire, anche perché che cosa afferma? Che le è stato detto di essere stata ingannata e, in buona sostanza, narcotizzata. Questa affermazione sono certo sia vera. Credo lo siano tutti. Quello che non sappiamo se sia vero è se sia o meno stata narcotizzata, visto che l’unica prova è l’impressione di una sua amica.
Per cui, se davvero proviamo un minimo di empatia per la ragazza smettiamo di parlarne. Saranno anni duri per lei. Cerchiamo di non farne un’attrazione nella guerra contro il Governo.
Luca Rampazzo

Per trombare ci vuole la liberatoria, magari in bollo.Se era sobria se lo ricordava –
Solo per dire che, a quanto ho letto, non si tratta di Lorenzo Cochis, ma di Leonardo Apache (c’è un terzo fratello che il nome da nativo americano ce l’ha come primo e unico).