Anche se lentamente e non senza movimenti correttivi anche importanti, il paradigma di questo 2022, ovvero dollaro in rialzo in relazione alle aspettative sui tassi e ai positivi dati americani, sembra piano piano modificarsi con un certo anticipo, in quanto vi sono ancora segnali che farebbero propendere per la continuazione, ancora per un certo periodo, di questo trend. Ma qualcosa, specie nelle price action dei principali sottostanti, sembra capovolgere la narrazione dominante, per cui stiamo assistendo ad una discesa del biglietto verde, ed un recupero dei mercati azionari, nonostante il mercato del lavoro Usa venerdì scorso, abbia ancora una volta confermato un certa resilienza. E soprattutto, nonostante le dichiarazioni dei rappresentanti della Fed, che dal giorno del rialzo dei tassi, mercoledì scorso, continuano a reiterare la necessità di andare ancora avanti con le politiche restrittive, almeno fino a quando i Fed Funds, non dovessero raggiungere il 5%, e qualcuno dice addirittura il 5.25%. E per ora, non si intravedono chiari segnali di recessione, ma solo di leggero rallentamento. E’ altrettanto ovvio che, più i tassi salgono, maggiori sono le probabilità di entrarvi, come ha ricordato anche Jerome Powell nella conferenza stampa a margine della decisione sul costo del denaro. Intanto l’economia Usa ha creato 261 mila posti di lavoro a ottobre, sopra le previsioni di 200 mila. Si tratta della lettura peggiore dal dicembre 2020, ma rimane comunque un buonissimo numero. Il tasso di disoccupazione però è salito al 3.7% rispetto ad una previsione del 3.6% ed è stata forse questa la ragione essenziale del movimento in controtendenza emerso dopo la pubblicazione dei dati, che aveva visto inizialmente il dollaro salire contro le principali valute, per poi chiudere in ribasso con una reazione veemente di tutte le principali divise concorrenti. Una reazione che sorprende in parte perché onestamente abbiamo spesso ricordato come a nostro avviso il dollaro avrebbe potuto rimanere favorito almeno fino all’inizio del 2023. E invece forse, potremmo vedere una anticipazione di quanto riteniamo sarebbe più probabile nel prossimo futuro. EurUsd in deciso recupero con la creazione su base daily di un quarto minimo superiore rispetto al minimo di 0.9526 del 28 settembre scorso, un movimento che, nel caso di superamento delle resistenze poste a 1.0100 confermerebbe probabilmente una possibile inversione del trend, che da un punto di vista tecnico ci pare interessenza e possibile. Se invece analizzassimo il quadro macro e geopolitico, ancora non riusciremmo a spiegare ed eventualmente a trovare, una motivazione di un possibile rialzo della moneta unica. Anche la sterlina vive la medesima situazione grafica con la creazione di un quarto minimo superiore, che potrebbe confermare una inversione nel caso di superamento dell’ultimo massimo precedente, posto a 1.1636. Decisamente più lontani i livelli di inversione/breakout di UsdJpy che dovrebbe violare 145.10 per cominciare a muoversi al ribasso in modo piu’ dinamico, ma non basterebbe in quanto poi troverebbe altri supporti che per ora, rappresenterebbero ottime occasioni per mettersi long carry trade. Con un delta tasso al 4%, non ci pare si possa sperare, almeno nel breve termine, di vedere muoversi lo Jpy al rialzo, a meno che non vi sia un hard landing negli Usa che potrebbe cambiare l’assetto macroeconomico negli Stati Uniti. Sulle altre valute non c’à moltissimo da segnalare se non che, il fatto di avere un mercato quasi perfettamente dollaro centrico, fa muovere i cross in laterale, all’interno dei trading range dell’ultimo periodo. Sul fronte macro, segnaliamo, questa settimana, i dati sull’inflazione Usa, ma soprattutto le elezioni di medio termine che rappresentano un vero e proprio sondaggio su Biden e sul suo operato fino ad oggi. Sull’inflazione è previsto un rallentamento dei prezzi su base annua all’8% dall’8.2% mentre quella core, dovrebbe scendere al 6.5% annuale dal 6.6%. Per quel che riguarda le elezioni, molto dipenderà da chi assumerà il controllo del Senato e della Camera dei rappresentanti. Per quel che riguarda l’Eurozona, attenzione alle vendite al dettaglio, mentre per quel che riguarda il Regno Unito, saranno pubblicati i dati sul Pil del terzo trimestre.
Saverio Berlinzani

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