Assieme ad un risultato finalmente chiaro ed inequivocabile, dalle urne di domenica 25settembre è uscito un nuovo assetto della politica italiana. All’archiviazione pressochédefinitiva delle coalizioni e con esse dell’ambigua quanto insopportabile definizione di“centrodestra” e “centrosinistra”, si è accompagnata l’individuazione netta di una destracon un polo di attrazione in Fratelli d’Italia, di una chiara sinistra il cui fulcro diaggregazione insiste nel Movimento 5 Stelle e, in ultimo, di un’area centrista il cuiembrione e volano si individuano nella cosiddetta “lista Calenda”.
Uno scenario di “normalizzazione” che mette fuori gioco ed evidenzia tutta l’inadeguatezzadi PD e Lega: non più partiti spiccatamente di parte o, come nel caso della Lega,territorialmente individuabili. Ma neppure e per contro, classificabili come moderati equindi riconducibili ad un posizionamento di centro. Insomma partiti “mare e monti” (o,per contro “né carne, né pesce), completamente inadatti ad un tempo che reclama a granvoce chiarezza, serietà e coerenza.
Partiti “melassa”; accozzaglia di anime contrapposte, visioni e culture spesso opposte(democristiani e comunisti nel PD, autonomisti e nazionalisti nella Lega) che per ragioni di“realpolitik” (tradotto: per convenienze più o meno personali) hanno tentato di convivererinviando -per decenni- il confronto con la realtà. Quella realtà che domenica scorsa hapresentato inevitabilmente il conto.
PD, Lega (e per tanti aspetti anche Forza Italia) dovranno decidere cosa fare da grandi e, sedel caso, prendere atto dell’inevitabile: meglio una scissione che la marginalizzazione. Cambi di segretari od altre manfrine del genere non servono né serviranno. L’elettoratoattende l’indicazione di una identità culturale chiara, di un progetto politico vero conproposte (e non promesse) serie, realizzabili, concrete rappresentati da persone credibili.
“Credibilità” (di progetto e di leadership): ecco la cifra politica e morale di questo ultimo
voto che si è rivelato -per tanti aspetti- rivoluzionario.
Daniele Marchetti

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