Ci sono elementi di preoccupazione ed altri confortanti che emergono dal risultato delle elezioni in Germania che, come è ovvio, hanno attirato l’attenzione di tutta Europa per il ruolo di Berlino nella UE.
Intanto, i numeri emersi sono tali che ci vorranno laboriose e non brevi trattative per formare una coalizione in grado di governare per i prossimi quattro anni. Con l’addio alla “grande coalizione”, ovvero alla alleanza tra democristiani e socialisti, dopo dodici anni sarà necessario mettere assieme tre partiti per avere una maggioranza. Dando per scontato che CDU-CSU e SPD, i due partiti maggiori, sono oggi alternativi tra loro, sarà necessario convincere entrambi i partiti giunti terzo e quarto: Verdi e Liberali. Il problema è che i Liberali preferirebbero allearsi con la CDU e i Verdi con la SPD.
Una tale coalizione, attorno alla SPD o alla CDU, e l’assenza di una forte personalità come quella della Merkel non consentono di fare previsioni sulle conseguenze del voto tedesco sulle politiche europee: il processo di integrazione, le relazioni con le altre grandi potenze mondiali (USA, Cina, Russia), le misure più o meno espansive in ambito UE. La Germania avrà certamente maggiori difficoltà ad imporre il suo punto di vista come è invece accaduto per un lungo periodo. Potrebbe crescere il ruolo di Francia e Italia, in ragione anche del fatto che possono disporre di personalità come Macron (ancora per un anno, almeno) e Mario Draghi.
I consensi ottenuti da SPD e CDU non sono paragonabili a quelli di un tempo, quando mettevano assieme, entrambi, percentuali attorno e persino anche sopra al 40%.
Gli anni travagliati a causa di crisi internazionali, pandemia, situazione economica sono certamente una delle cause di questo declino. Ma non hanno messo in crisi il sistema, come invece è avvenuto in Italia. Ancora una volta gli elettori hanno scelto in maggioranza i due partiti tradizionalmente perno del sistema; ma ad un livello che li ha portati alle percentuali dei partiti italiani, francesi e spagnoli. La conseguenza è che cresce il ruolo dei partiti intermedi e minori quanto a consensi: in particolare, come abbiamo visto, Verdi e Liberali. Una ultima annotazione riguarda i socialdemocratici della SPD. Sembravano in crisi senza possibilità di uscirne. E, invece, sono diventati il primo partito con serie possibilità di guidare il governo. Rispetto alle precedenti elezioni hanno guadagnato più voti di tutti, oltre il 5% in più. La settimana scorsa avevamo scritto che la Socialdemocrazia sta tornando di moda in Europa. Il voto in Germania è una conferma. D’altro canto la situazione italiana è anch’essa una conferma: di quanto sia avvertita la mancanza di una formazione politica ad essa ispirata.
Nicola Cariglia

Olef Sholtz, il Craxi tedesco: Gli auguro miglior fortuna!
Se guardassero a Pensalibero, non avrebbero alcuna difficoltà a mettere insieme sia i Liberali che i Verdi. Resistendo, resistendo, abbiamo fatto e facciamo scuola a tutti gli altri. Perdonateci la presunzione, che non è affatto hybris.