Le peculiarita’ della politica italiana sono tante, come quella di essere eterodiretta con tutti i maggiori protagonisti, Draghi, Conte, Grillo, Letta, Berlusconi, Mattarella non eletti rappresentanti del popolo oppure la scelta del leader del primo partito tramite un televoto in base all’appeal personale. Cio’ potrebbe fare pensare ad un’ Italia refrattaria, indifferente ai movimenti e correnti di pensiero internazionale.
Ma non e’ cosi’, perche’ la societa’ italiana e soprattutto l’economia sono integrate in un contesto internazionale e quando l’ordine mondiale subisce una scossa i contraccolpi si riflettono sugli italiani e le loro scelte politiche.
Il successo dei partiti sovranisti/populisti nel mondo Brexit/Johnson, Trump ed in Italia Meloni/Salvini si spiega con la fine del neoliberismo, iniziato negli anni 80 con Ronald Reagan e per questo chiamato anche Reaganomics. L’attore diventato presidente sosteneva che lo Stato non e’ la soluzione dei problemi ma che lo Stato era il problema. I cardini di questa nuova filosofia economica erano di ridurre il ruolo dello Stato a favore di quello privato, deregolamentazione, abbassare le tasse, libera circolazione dei capitali, stimolare la produzione di beni e servizi. La Reaganomics fu adottata con entusiasmo in Europa dalla Thatcher e poi, visto il successo, nel resto del mondo, contribuendo alla fine dell’Unione Sovietica. Il neoliberalismo unito alla globalizzazione veniva acclamato come una win/win situazione perche’ avrebbe beneficiato sia l’Occidente arricchendolo, e sollevato miliardi di persone dalla poverta’ nei Paesi in via di sviluppo come produttori di beni di consumo. Anche il democratico Clinton ed il laborista Bair erano cosi’ convinti sostenitori di questa politica da essere chiamati gli eredi di Reagan e Thatcher e per trenta anni l’economia nel mondo crebbe senza soste.
Ma il neoliberismo aveva in se’ un fattore destabilizzante: l’umana avidita’. La sproporzione tra i grandi e rapidi guadagni nella finanza rispetto a quelli nell’economia reale e la deregolamentazione aveva spinto i risparmiatori a comprare titoli finanziari sempre piu’ sofisticati da essere virtuali e poi tossici perche’ danneggiarono tutto il sistema finanziario. A questa crisi segui’ quella economica che costrinse gli Stati a rifinanziare le banche. I rimedi adottati per superare questa crisi, austerity e prestiti di capitali a interesse zero si rivelarono come la classica toppa peggio del buco. L’austerity tagliava servizi pubblici e stipendi mentre i prestiti a interesse zero andavano a chi aveva gia’ soldi per altre operazioni speculative. Non occorre essere economisti, ma basta usare il pallottoliere per vedere che questo sistema economico era diventato immorale prima che insostenibile come dimostra questo dato. Dal marzo 2020 a quello del 2021 mentre il PIL mondiale e’ diminuito, la ricchezza di 2365 miliardari e’ passata da 8000 miliardi a 12400 miliardi di dollari con un aumento del 54%. Quindi, mentre la ricchezza globale e’ rimasta piu’ o meno uguale, quella dei miliardari e’ aumentata spropositamente a scapito delle altre categorie
L’analisi da sinistra che la globalizzazione, la delocalizzazione, la deregolamentazione, la libera circolazione di capitali, i paradisi fiscali erano la diretta conseguenza del capitalismo senza regole fu adottata da populisti opportunisti per sfruttare il malcontento delle classi a reddito fisso e alimentare una campagna anti-elitaria. Brexit, Trump, Meloni/Salvini sono il diretto risultato del fallimento del neoliberismo
L’unico lato positivo della pandemia e’ quello di averci costretto a fare un reality check sulle priorita’ sociali ed economiche dello Stato.
Abbiamo cosi’ rivalutato il ruolo centrale dello Stato nel fornire sevizi, finanziamenti, protezione, certezze e speranze. La crisi quindi ha certificato la fine del neoliberismo che privilegiava il privato sul pubblico ed un ritorno verso un’economia Keynesiana con lo Stato piu’ interventista. Questa evoluzione e’ piu’ evidente negli USA dove il presidente Biden con l’approvazione del Congresso ha varato un programma senza precedenti di welfare ed investimenti in opere pubbliche, finanziato con aumenti di tasse.
Anche il partito repubblicano, ormai trumpizzato, e’ a favore di uno stato interventista, ma per politiche etnonazionaliste, America First, mantenendo pseudovalori conservatori tipo deregulation, no a aumento tasse, contro obbligo vaccino, anti ambientalismo.
In questo clima di transizione, o meglio di tempesta per quanto riguarda l’Italia, occorre avere nervi saldi e chiari obbiettivivi, doti che Draghi ha. Il Presidente del Consiglio ha il rispetto, la stima della stragrande maggioranza degli italiani, ma il governo e’ giustamente cosa dei partiti e mettere d’accordo tutti nella ipermaggioranza per una politica coerente e’ come cercare di attaccare del gel alla parete con un chiodo. A Draghi per uscire da questo impasse non resta altro che la mossa del cavallo cioe’ lasciare i partiti alle loro beghe su elezioni sindaci, “le battaglie civili” su ius soli, legge Zan ecc e mettersi d’accordo direttamente con le forze produttive del Paese, sindacati ed imprenditori per dare efficienza al sistema Italia.
Se questo accordo avrà l’approvazione e la fiducia degli italiani, i partiti si accoderanno anzi ne rivendicheranno il merito.
Mario Cheines

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