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La draghizzazione della Rai: tira a campa’?

Con la draghizzazione sembra che le innovazioni siano legate solo a nuovi nomi che gestiscano la solita spa. Forse gestita meglio, ma la solita: un pezzo a te, un altro a quell’altro… mercato? Si continua ad omettere la realtà di abuso di posizione dominante.

di Vincenzo Donvito | 7 Giugno 2021

Il governo (azionista della Rai) dovrà nominare a breve presidente e direttore generale. Visto l’andazzo, è scontato che il premier Mario Draghi farà di testa sua. Draghizzazione della Rai. Se farà come col commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo per il covid, vista l’evoluzione positiva dei fatti, ci dovrebbe essere da sperare?
Con la Rai, però (ironia di tutto), parrebbe più complicato.
Vediamo.
Azienda e finanziamento. La informazione e l’intrattenimento di Stato sono finanziati da pubblicità e cosiddetto canone (che si paga tramite bolletta della luce). Questa spa di Stato (contraddizione in termini, ma è così) è sul mercato in dispregio di norme antitrust che, se applicate, la farebbero chiudere: in posizione dominante, compete su mercati in cui i propri concorrenti non beneficiano del canone, obbligatorio per il possesso di un apparecchio tv, anche se non si segue la Rai ma solo i suoi concorrenti. La politica (regime, in questo caso) che viola le sue leggi stupisce ormai poco: tutti i partiti in Parlamento (rare e minuscole eccezioni) hanno un posto a tavola, e la fame non vede in faccia nessuno.
Innovazioni. Con la draghizzazione sembra che siano legate solo a nuovi nomi che gestiscano la solita spa. Forse gestita meglio, ma la solita: un pezzo a te, un altro a quell’altro… mercato? Si continua ad omettere la realtà di abuso di posizione dominante.

Per capire l’ambiente in cui la politica si muove. La “Netflix della cultura italiana”, “per valorizzare il made in Italy”, ha preso il via in questi giorni: è il portale digitale ItsArt (W l’inglese!!), creatura del ministro della Cultura, Dario Franceschini, con vari contenuti, gratis e a noleggio, di arte, musica, storia, danza e teatro. I soldi sono al 51% di Cassa depositi e prestiti (1) e 49% di Chili tv (che si occupa di distribuzione di audiovisivi). Il nostro ministro non si è accorto che la Rai, oltre al fatto che molto suoi prodotti sono su questa piattaforma, già svolge questo servizio, con nome meno altisonante (Rai play – W l’inglese!!). Ma tant’è, forse sulla Rai, come è per ItsArt (W l’inglese!!) non è abbastanza visibile il marchio Franceschini.

Ci domandiamo: ma il draghizzatore è consapevole di questo o tira solo a campa’?

1 – Cdp, salvadanaio dell’imprenditoria di Stato e, in questo caso, ci pare di aver capito che i soldi, 10 milioni, vengano anche dal NextGenerationEu

Qui il canale web di Aduc dedicato alla Rai: https://tlc.aduc.it/rai/

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : Primo pianoTag: aduc, azienda, direttore generale, draghi, franceschini, governo, informazione, mario draghi, mercati, mercato, parlamento, rai, regime, soldi

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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