Siamo stufi della tiritera sullo stadio Artemio Franchi: lo restauri il Comune, visto che è del Comune e non della Fiorentina, dandogli un indirizzo differente da quello attuale. Per esempio, eliminando le parti superflue si potrebbe sfruttare la struttura per il Rugby e per un centro commerciale, o ancora per grandi eventi di spettacoli come concerti, sfruttando meglio l’uso della ferroviaria che potrebbe essere un’ottima linea metropolitana. Se è ritenuto un’opera d’arte, lo stadio Comunale Artemio Franchi dovrebbe essere, allora, tenuto come Palazzo Pitti, con i soldi dello Stato e del Comune. È, invece il pomo della discordia, per la verità andato a male per com’è sbertucciato l’impianto sportivo, tra politica, tifosi e il presidente della Fiorentina Commisso. Vogliamo uno stadio nuovo di pacca, in un punto strategico della grande area metropolitana che dia il via alle grandi opere e che estenda la gioia del calcio a tutti i suoi tifosi. Gli interessi politici ed economici diretti e indotti espressi finora, bloccano la crescita della Fiorentina, di Firenze e di tutta l’area da Pistoia a Bagno a Ripoli, da Prato a Signa e ne fa una roccaforte imprescindibile a difesa e controllo della regione. Dinanzi a questa posizione si sono scontrati anche i Della Valle. Il tempo della “politica e affari”, sostenuta da una fila di cortigiani che ne appoggiano la parte pingue, piangendo come prefiche sui logori muri della tribuna, deve terminare. Molti fiorentini si rendono conto che i tempi sono mutati: Firenze ha necessità di grandi opere. E per sostenere la Fiorentina ad alti livelli è necessario che gli investimenti siano liberi e funzionali alla logica di mercato sulla quale si basa il calcio moderno. Che la città non ha grandi risorse finanziarie o industriali, lo sappiamo: e, per giunta, è priva anche del potere politico influente e di altri potenti surrogati, che fanno del calcio non più uno sport. Firenze ha se stessa: il fascino e l’eco di una indiscussa attrazione, ma questa ha oggi necessità di un nuovo sviluppo anche per la grande richiesta turistica che non può essere compresa tra il cardo e il decumano cittadino. Firenze contie il dieci per cento del valore artistico d’Italia, ma se amplia il suo orizzonte con un organico progetto, potrebbe sfruttare un’altra grande fetta di ricchezze artistiche e naturali. Il nuovo stadio non solo renderebbe grande le ambizioni calcistiche sopite, ma sarebbe l’esempio di un nuovo rilancio sociale ed economico. Fin quando cicisbei e cortigiani, si affanneranno attorno al suo simbolo calcistico, i ricordi e l’astio verso le altrui fortune riempiranno le bocche dei più. La Fiorentina, e la sua proprietà sono costretti a navigare mestamente, come ormai avviene da anni, in mediocre posizioni di classifica. Alcuni giocatori, si vocifera, non gradiscono più la piazza. E alla fine di questo braccio di ferro anche Commisso, davanti a condizionamenti continui, ostacoli e tempo perso, potrebbe pensare di salutare la Curva.
Enrico Martelloni


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