Di Maio il “Sì” e la grande “occasione”
Il ministro Luigi Di Maio racconta a Il Fatto che con il referendum: “Abbiamo la grande occasione per tagliare 345 parlamentari e chi sta portando avanti la campagna del ‘No’ è chi ha tagliato per anni la sanità, la scuola, i trasporti e i servizi essenziali”. Dichiarazione stupefacente, perché non c’è nesso logico, e nemmeno la possibilità di alcuna verifica, dal momento che quel “chi” è indeterminato e in ogni caso irrilevante ai fini di una valutazione della bontà delle rispettive posizioni. Del resto, volendo escludere i 71 senatori, appartenenti a tutti i gruppi politici (tranne Fratelli d’Italia), che hanno chiesto la consultazione popolare, dove collocheremmo le “Sardine”, tra i tagliatori della sanità, ecc.?
È vero che Di Maio poi dice anche: “Credo che abbiamo l’occasione per riportare i numeri dei parlamentari ai livelli europei. In Italia i parlamentari sono troppi”. Anche qui un’affermazione senza dimostrazione e senza logica, perché il numero è solo un numero e va riempito di contenuti e funzioni. Di fronte a tanto attivismo dei 5 Stelle si sarebbe indotti a pensare che siano loro gli autori e i fautori della “Riforma” su cui ci si deve esprimere con il referendum, ma tanta foga nel darlo ad intendere nasconde un doppio obiettivo, terra-terra, gridare “Vittoria”, in caso di affermazione del “Sì”, per recuperare credibilità politica, a fronte di una più che probabile débacle al voto alle regionali, come di fronte ai sondaggi che danno il movimento dimezzato alle prossime politiche.
Quindi in realtà un “Sì” di bandiera, per sostenere se stessi e il governo.
Posizioni incerte nel CD
Sul fronte opposto, quello del “No”, sembra anche qui prevalere la “tattica”, soprattutto nelle fila degli oppositori dell’attuale coalizione al governo. Quindi un voto “politico”, per far cadere Conte e il suo esecutivo. Con qualche accenno in alcuni esponenti all’emergenza democratica, ma leader come Matteo Salvini continuano a dirsi favorevoli al “Sì” per coerenza con il voto espresso al momento dell’approvazione della “Riforma”, anche se figure di primo piano come Attilio Fontana e Giancarlo Giorgetti si sono detti favorevoli al “No”.
Senza tentennamenti invece Giorgia Meloni: “Addirittura mi pare che stia prendendo piede il ’no’ al referendum, che sarebbe una cosa incredibile. Io sono per il ’si’, abbiamo sostenuto la legge e penso che il 99% degli italiani, sulla carta, sia favorevole al taglio dei parlamentari. Però l’idea che magari la vittoria del ’no’ possa creare un sommovimento nel governo, rischia di avere la meglio“.
Berlusconi invece è ora più orientato al “No”, anche se rimane incerta la posizione di Forza Italia: “Questo provvedimento è diverso da quello che proponemmo noi, rischia solo di limitare la rappresentanza e ridurre la democrazia“. Lo ha dichiarato in un’intervista a La Nazione:”Fatto così, come lo vogliono i grillini, il taglio dei parlamentari rischia di essere solo un atto di demagogico che limita la rappresentanza, riduce la libertà e la nostra democrazia“.
Chi ha progettato e voluto davvero questa “riforma”?

Per riassumere: hanno votato a favore della modifica costituzionale (art. 56-57-59) le forze di maggioranza (M5s, Pd, Italia Viva, Leu) e le forze di opposizione (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia). Uniche forze del Parlamento contrarie al taglio sono state +Europa e Noi con l’Italia.
È innegabile che i 5S mirino a intestarsi il merito di questa battaglia, in realtà sono arrivati per ultimi o quasi. Lo ha fatto notare Andrea Cangini, giornalista e senatore di Forza Italia, il quale ha scoperto che per poter perseguire ―lo si legge su Huffington Post ― questa dissennata amputazione della democrazia, i grillini hanno sovvertito le indicazioni ricevute dalla loro base elettorale attraverso la mitica piattaforma Rousseau. Cangini sostiene che i militanti scartarono la proposta che prevedeva la riduzione del numero dei parlamentari, esprimendosi a favore di altri punti programmatici, ma quando “Luigi Di Maio nel febbraio 2018 depositò il programma elettorale presso un notaio, colpo di scena: una “manina”, quella del medesimi Di Maio, è calata dall’alto, ha aggiunto il taglio dei parlamentari e ha registrato presso il medesimo studio notarile il nuovo programma elettorale. Fu così che, con la complicità di Salvini prima e di Zingaretti poi, il taglio della rappresentanza parlamentare poté entrare sia nel programma di governo del Conte1 sia in quello del Conte2”.
Ma le sorprese non finiscono qui. Stefano Ceccanti, costituzionalista eletto nelle fila del PD, in un’intervista a Il Dubbio, ci tiene a ricordare che il testo della “riforma” adottata dal governo attuale è identico a quello presentato dal gruppo Pd al Senato nel 2008. Felice Casson, che c’era, lo conferma.
E Grillo qualcosa deve aver annusato, se dice: “Fate capire a questa sinistra che vuole essere progressista che ci sono le idee, che vanno perseguite. Dobbiamo dare una impostazione di che tipo di Paese vogliamo”.
L’unica conclusione dunque è che i 5Stelle sono al traino del Pd e non viceversa, e che questa è una “Riforma” voluta dal Pd, in contrasto peraltro con la stessa storia del Pci.
Luciano Priori Friggi
[ Primo di tre articoli sull’argomento Referendum]
Link secondo articolo: 2. REFERENDUM. I veri obiettivi della “Riforma” costituzionale voluta dal Pd
Link terzo articolo: 3. REFERENDUM. Il “No” è contro il populismo e la sottomissione del Parlamento all’Esecutivo

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