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E’ dura scegliere tra uomini e programmi fatti con lo stampino

Poiché una scossa al nostro Paese non potrà nascere da questa classe politica, ovunque collocata, mi auguro (con non molte speranze) che il più sonoro dei NO faccia saltare questa inutile riforma, buona solo per i 5Stelle bisognosi di esibire un trofeo.

di Nicola Cariglia | 31 Agosto 2020

Ha scritto sul Messaggero Luca Ricolfi, che in Italia i contributi vengono dati a pioggia, come aiuto o risarcimento. Dunque, secondo una visione assistenziale. Non vengono cioè dati con l’obbiettivo di  creare nuova ricchezza. Il sociologo giornalista, non lo ha affermato esprimendo un giudizio politico o generico. Si è riferito a quello che sta avvenendo, da parte di questo governo come misura per fronteggiare la crisi economica derivante dalla attuale pandemia. Ma non per questo hanno da essere lieti gli oppositori dell’esecutivo giallorosso. Perché, imparziale e minuzioso. Ricolfi ha tolto subito ogni illusione agli oppositori di oggi, ricordando, soprattutto alla Lega, che quota cento per le pensioni e il reddito di cittadinanza, due delle misure che maggiormente incidono sulle casse dello stato, senza alcun beneficio riflesso per la collettività e per la crescita economica, sono “capolavori” da addebitare alle forze politiche che maggiormente avevano profittato della politica spendereccia della classe politica precedente.

La considerazione di Ricolfi è giusta e sconfortante. Ci mette, come Paese, di fronte ad una realtà durissima da accettare ma inoppugnabile. E’ la classe politica nel suo insieme a non dare affidamento. Addirittura l’alternanza dei governi non ha senso alcuno visto che tutti fanno le medesime cose. Il che vale anche nella politica politicante, nelle riforme elettorali e, addirittura, nelle riforme costituzionali. Tutti hanno lasciato la loro impronta lungo un percorso che ci ha portato sempre più in basso nella illusione di favorire i piani della propria parte politica. Fino dai tempi della “prima repubblica”, la più grande maledizione che impediva di portare a compimento vere e grandi riforme, capaci di fare invertire il senso di marcia, era l’instabilità dei governi: la loro scarsa durata, mediamente poco più o poco meno di un anno. Si diceva, all’epoca, che anche un governo di cretini sarebbe stato meglio di un governo di fenomeni, purchè durasse una intera legislatura. Ed è in nome di questa stabilità che sono state varate norme elettorali che non solo non raggiungevano l’obbiettivo ma erano vere e proprie truffe. Eppure, una possibile soluzione era a portata di mano. Tutti la conoscevano ma nessuno l’ha mai nemmeno tentata. Diversi Paesi europei l’hanno inserita della loro Costituzione, ma l’esempio più citato è quello della Germania federale, già dal 1949: un Cancelliere non si sostituisce se non ci sono già i voti per nominarne un altro. Ma, piaccia o non piaccia, queste sono cose che si fanno quando si pensa all’interesse generale, non a favorire qualcuno o sfavorire qualcun altro. 

Non sfugge a questo infimo livello il taglio dei parlamentari per approvare definitivamente o per respingere il quale ci recheremo a votare il 20 e 21 settembre. Di serio non cambierà niente, quale che sia l’esito. Ha raccolto in parlamento una quasi unanimità di facciata ma c’è da giurare che la maggior parte dei deputati e dei senatori speravano che qualche incidente ne avrebbe impedito il taglio del traguardo. Ecco, poiché la penso come Ricolfi e sono convinto che una scossa al nostro Paese non potrà nascere da questa classe politica, ovunque collocata, mi auguro (con non molte speranze) che il più sonoro dei NO faccia saltare questa inutile riforma, buona solo per i 5Stelle bisognosi di esibire un trofeo. Gli effetti di questo NO potrebbero essere una buona partenza per fare deflagrare gli  attuali vischiosi equilibri e aprire una fase interessante con la nascita di qualche soggetto nuovo.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : Editoriale, Il punto del DirettoreTag: classe politica, costituzione, crisi, crisi economica, germania, governo, italia, lega, legislatura, misure, paesi europei, parlamento, pensioni, riforme, soluzione

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Francesco Martelli

    31 Agosto 2020 alle 16:53

    TROPPO D’ACCORDO

    Rispondi
  2. Daniela Piesco

    31 Agosto 2020 alle 08:45

    Fino dai tempi della “prima repubblica”, la più grande maledizione che impediva di portare a compimento vere e grandi riforme, capaci di fare invertire il senso di marcia, era l’instabilità dei governi: la loro scarsa durata, mediamente poco più o poco meno di un anno. Si diceva, all’epoca, che anche un governo di cretini sarebbe stato meglio di un governo di fenomeni, purchè durasse una intera legislatura. Ed è in nome di questa stabilità che sono state varate norme elettorali che non solo non raggiungevano l’obbiettivo ma erano vere e proprie truffe. IO VOTO NO.

    Rispondi

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