“Abbiamo letto le indiscrezioni trapelate riguardo al decreto agosto: c’è un nuovo scostamento, il terzo, ma manca ancora parte delle risorse promesse ai Comuni direttamente dal presidente del Consiglio. A cominciare da quelle necessarie a coprire la tassa sui rifiuti che non intendiamo riscuotere per i mesi in cui le aziende sono state chiuse. Ci aspettiamo che quell’impegno venga rispettato”. Suona dal presidente dell’Anci il nuovo campanello d’allarme dei primi cittadini italiani per far fronte dal terzo quadrimestre del 2020 alla grave crisi economica ed occupazionale che da febbraio con lo scoppio della pandemia del Covid 19 attanaglia gli oltre 8.500 comuni italiani. Il presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani, il sindaco di Bari Giuseppe De Caro mette sul chi va là i colleghi primi cittadini e l’esecutivo di governo dell’avvocato del popolo, il premier Giuseppe Conte, per far quadrare i bilanci di previsione 2020 in forte deficit di entrate ma soprattutto cerca di mettere un punto fermo sulla prossima legge Finanziaria nazionale 2021 che a cascata interesserà i comuni del Paese già toccati pesantemente dall’anno horribilis bisestile. Nel 2021 i sindaci lo sanno benissimo sarà una impresa titanica, ai limiti dell’impossibile, far quadrare i conti, mantenere i servizi essenziali e quelli a domanda individuale (refezione e trasporto scolastico, corsi del Tempo libero, della Cultura dello Sport) senza mettere mano alla leva fiscale locale. Ma se il lavoro manca, i cittadini chiedono sempre di più assistenza e bonus pasti e spesa, così per i sindaci (viste le difficoltà di ricevere quelli promessi dal governo tramite Inps e casse professionali) appare fuori luogo ed impensabile aumentare Imu, Tasi e addizionale Irpef alle comunità cittadine ridotte quasi allo stremo. L’allarme è stato fatto scattare dai sindaci, al Governo giallo-rosso ora tocca evitare che il focolaio dell’emergenza diventi un incendio incontrollabile.
Cesare Mannucci

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