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Il “teatrino della politica”!! Corsivetti per un grande (amaro) ritorno

La crisi di legittimità e di rappresentanza dei partiti ha creato le condizioni del collasso del sistema politico e del conseguente graduale dissolvimento dell’architettura istituzionale che dava complessivamente senso e stabilità alla democrazia.

di Franco D'Alfonso | 24 Maggio 2020

La due giorni della non-sfiducia a Bonafede e della presentazione del decreto con il più alto stanziamento – a debito –  della storia della Repubblica ha fatto rispolverare a giornalisti e commentatori l’espressione andata un po’ in disuso dopo il periodo di uso inflattivo da parte di Silvio Berlusconi.

Il vorticoso cambiamento di posizioni, alleanze di governo e prospettive politiche guidato da un “change la femme” pressochè continuo intorno ai pochi punti fermi – il premier Conte, il Pd al governo, Renzi che dice “stai sereno” anche ai commessi del Senato, Giorgia donna e cattolica, Salvini che si indigna a prescindere – oscura nei commenti e nei comportamenti il senso vero delle questioni politiche e no in discussione.

Il ministro manettaro Bonafede per misteriosi motivi viene accusato dall’ipergiustizialista Di Matteo di non aver rispettato misteriosi patti che se fossero intercorsi fra altri comuni mortali avrebbero previsto lapidazione immediata su Rousseau o la pubblica via e viene sfiduciato per non essere stato abbastanza manettaro dal centrodestra con l’eccezione di Berlusconi che lo sfiducia perché troppo manettaro, mentre Renzi si ricorda di Ernesto Calindri e della pubblicità del Cynar (che poi non era neanche il Cynar, bensì China Martini) dicendo “dura minga, dura no, non può durare” sedendosi al tavolino con lo stesso per l’aperitivo.

Il premier Conte presenta in tre conferenze stampa serotine e quattro discorsi, fra introduzione e replica alle Camere,  il decreto che ha cambiato nome, numero  e contenuto quattro volte, annunciando che la semplificazione e molto altro arriveranno nel prossimo decreto a breve, probabilmente dopo aver scritto in bella le 254 pagine di quello in discussione ed essere arrivato almeno a tre decreti attuativi emessi sui 78 necessari (al primo giro è andata anche peggio: siamo ancora a 2 su 108) .

La Lega guidata dal “moderato” Giorgetti scatena una gazzarra in aula perché un anonimo fino a ieri 5 stelle (dove il fino a ieri è riferito tanto all’anonimato quanto all’essere un 5 stelle ) ricorda quanto da lui detto pochi mesi fa ( “ma chi è che ormai va da un medico di base: non servono più a niente!” ) e, con toni molto più lievi di qualsiasi peone dell’ex partito di uno-vale-uno , dice che i 21 milioni di euro per 25 malati dell’ospedale Fiera forse non supererebbe l’analisi costi-benefici di un bambino dell’asilo e non solo dell’esimio prof Ponti e alcune altre sommesse critiche all’eccellente sanità lombarda che ha avuto quattro volte i contagiati e purtroppo i morti del vicino Veneto .

Il cerbero Mentana bacchetta il malcapitato per aver detto che si trattava di soldi pubblici ( il che per inciso non è nemmeno vero ) mentre si tratta di soldi dei privati ( nemmeno questo è vero, si tratta di donazioni private che una volta arrivate a destinazione diventano pubbliche ) mentre il Pd nazionale si mette le mani nella testa per l’inopportunità di avere detto a Roma quello che il Pd nazionale dice da settimane in Lombardia e che ha messo proprio alla base di una richiesta di “commissariamento” della Regione..

Non serve ulteriore prova che la crisi di legittimità e di rappresentanza dei partiti  ha creato le condizioni del collasso del sistema politico e del conseguente graduale dissolvimento dell’architettura istituzionale  che dava complessivamente senso e stabilità alla democrazia. 

Così, come tutto insieme si teneva, tutto insieme sta crollando ed è  stata miopia politica e fragilità culturale ritenere di poter proseguire in continuità, navigando a vista, non comprendendo l’entità delle trasformazioni che stanno avvenendo nel profondo, alle quali bisogna invece rispondere con adeguata tensione riformatrice.
Competenza, semplificazione ed autonomia, quelle sulle quali lavoriamo da sempre come movimento civico, sono le parole d’ordine chiave per qualsiasi politica autenticamente riformatrice .

Questa politica e questo Parlamento non sono in grado nemmeno di comprenderle, prima ancora che di farle comprendere.

Franco D’Alfonso

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, bambino, berlusconi, costi, crisi, democrazia, euro, governo, lega, lombardia, movimento, parlamento, pd, renzi, repubblica, roma, sanità, silvio berlusconi, sistema politico, soldi

Info Franco D’Alfonso

Conseguita la laurea in Giurisprudenza alla Statale di Milano, prosegue gli studi con il Master Business Administration, MBA conseguito alla Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi. Dal 1984 al 1998 è stato manager in Fininvest e Mediaset, dove ha ricoperto la carica di direttore delle produzioni internazionali. La sua vita professionale in ogni caso è principalmente incentrata sulla consulenza aziendale nel campo della telecomunicazione e dei media, con esperienze in Alfa Romeo, Finmeccanica e Italtel. E’ stato inoltre amministratore delegato di numerose aziende in settori diversi, dalla discografia al turismo. Giornalista pubblicista dal 1975, è editorialista per quotidiani e periodici locali e nazionali. Socialista storico milanese, è animatore di vari circoli e organizzazioni nati dopo la dissoluzione del Psi. Dal 2006 al 2008 è stato vicepresidente dell’ANMC – Associazione Nazionale Mutilati Invalidi Civili di Milano. Dal 1992 al 1997 è stato Consigliere d’amministrazione del Piccolo Teatro di Milano, nel periodo della direzione artistica di Giorgio Strehler.
E’ stato coordinatore e organizzatore della Lista Milano Civica per Pisapia Sindaco, con il quale ha svolto l’incarico di Assessore al Bilancio.

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