“Ci sono ancora troppi morti e troppi contagiati per poter ricominciare”. Si esprimeva così l’allenatore Claudio Ranieri il 22 aprile scorso. E su tamponi e test sierologici dichiarava : ” in questo momento c’è gente che ne ha più bisogno di noi e non sarebbe bene scavalcarla “.Aggiungendo che “essendo il calcio uno sport di contatto, dovrebbe essere l’ultimo a rimettersi in moto, sicuramente dopo le altre discipline per natura più distanziate come per esempio nuoto e tennis”.
Massimo Moratti, imprenditore, quattro giorni fa, scriveva: ” dobbiamo prepararci alla nuova stagione, rincorrere questo campionato è pericoloso”.
I medici di 17 club su 20 hanno detto e scritto che il piano (protocollo) per la ripartenza “non garantisce la salute”.
Anche nell’ambiente del calcio, dunque, ci sono persone capaci di ragionamento e di responsabilità.
D’altra parte, certo, ci sono signori come uno che si chiama Lotito. Oppure uno che si chiama Roberto Mancini che – stando ai giornali – avrebbe detto che “la quarantena deve finire altrimenti rischio di impazzire ” ( sic ). Lui! E gli altri, allora ?? E ancora uno che si chiama Gravina – leggo – che dice di non volere essere ” il becchino del calcio”. Il “becchino”, semmai, sarà il virus cinese, non altri. E questo Gravina mi dicono che sia un grosso dirigente !
E il ministro dello sport che cosa vuol fare ? Decidere a favore delle mille ragioni per la fine di questo campionato, come hanno già fatto, se non sbaglio, Paesi Bassi e Francia ( non so se anche altri ); oppure cedere agli affari ( anche leciti , per carità) o alle prepotenze di un ambiente che, ancora una volta, per più pretende di essere al di sopra di tutto ?
E i nostri parlamentari, a cominciare dai due MATTEO? Cosa chiedono? Di riaprire ? Magari SUBITO, con l’avverbio che va di moda in queste ultime ore?
Mi piacerebbe, caro direttore, conoscere l’opinione tua e quella dei lettori di Pensalibero.
Adalberto Scarlino – Firenze
Caro professore, a meno di volere smentire l’ossessivo ritornello del Governo, delle decine di task force che lo affiancano e delle centinaia di consulenti che coadiuvano e supportano, a me pare che la risposta sia in re ipsa, vale a dire nel ritornello ripetuto nelle decine di decreti, circolari e regolamenti senza eccezione alcuna. Il ritornello recita, “purchè non si creino assembramenti”. Nel calcio gli assembramenti sono in campo (si gioca in 22 più l’arbitro ed i segnalinee) e, soprattutto in Tribuna. Si dà anche il caso che mantenere le distanze sia sconsigliabile tanto per i difensori quanto per gli attaccanti. Ergo…nemmeno a porte chiuse per le riprese televisive, rebus sic stantibus. Fare eccezione, tutto sarebbe fuori che un messaggio educativo. (n.c)

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