Una vera rarità in ambito operistico ha inaugurato la stagione lirica del Teatro del Maggio, grazie ad un’idea dell’ex sovrintendente Cristiano Chiarot; si tratta del Fernand Cortez di Gaspare Spontini, lavoro pressoché dimenticato dopo la sua prima all’Opèra di Parigi il 28 novembre 1809 e in seguito rimaneggiata più volte dallo stesso autore.
Commissionato a Spontini da Napoleone in persona, che tramite il celebre conquistatore del Messico avrebbe voluto glorificare se stesso durante la campagna di Spagna – campagna che poi ebbe esito del tutto negativo – dopo svariate repliche di grande successo Fernand Cortez sparì dalle scene, in quanto si poteva temere che il protagonista apparisse, sebbene spagnolo, inopportunamente apprezzato dal pubblico francese. Spontini ne realizzò successivamente un’altra versione, che andò in scena nel 1817, diretta dal giovane Rossini al San Carlo di Napoli.
Il Cortez fiorentino è stata una riproposta di quella prima versione del 1809; fondamentale è stato il contributo della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi e del musicologo Federico Agostinelli, che ne ha realizzato un’edizione critica accurata e precisa.
La regia era affidata a Cecilia Lingorio, che con grande sensibilità ed accuratezza ha saputo esprimere, accanto alla celebrazione delle imprese del conquistador del Messico, come il libretto prevedeva, anche una chiave di lettura critica nei riguardi di quello che di fatto fu un terribile genocidio; tutto ciò servendosi della figura di Moralez, narratore di un diario in cui inizialmente emergeva l’entusiasmo giovanile a fianco di Cortez, ma che sottolineava, dopo molti anni, i dubbi per le azioni commesse nei confronti del popolo azteco. Di grande importanza in tal senso anche la danza, che nella espressiva coreografia di Alessio Maria Romano (per gli artisti della Compagnia Nuovo Balletto di Toscana) ha enfatizzato il messaggio della regista, mettendo in scena prima l’incontro le fra due culture – l’una accogliente, ossia la natura, l’altra meccanica, rappresentata da Cortez – ma poi, con le danze barbare, la ferocia dello scontro.
Sul podio Jean-Luc Tingaud, specialista del repertorio sette-ottocentesco, che, nonostante qualche momento di squilibrio, ha tenuto con saldezza le masse orchestrali e corali del Maggio, restituendo con efficacia la ritmicità ed il lirismo della complessa partitura di Spontini. Fra i cantanti ha spiccato l’ottima voce di Alexia Voulgaridou nella parte di Amazily, ma di buon livello è stata anche l’interpretazione del tenore Dario Schmunck nei panni di Cortez. Apprezzabili pure David Ferri Durà (Alvar), André Courville (Le Grand Prêtre des Mexicains) e Gianluca Margheri (Moralez), un po’ più in ombra invece il Telasco di Luca Lombardo.
Molto buona la prova del coro del Maggio, chiamato ad uno sforzo canoro di notevole rilievo.
Belle le scene di Massimo Checchetto e Alessia Colosso, suggestive le luci di Maria Domènech Gimenez, eleganti i costumi di Vera Pierantoni Giua.
Ultima replica dello spettacolo, mercoledì 23 alle 19 al Teatro del Maggio (durata: 4 ore e 15 minuti, con due intervalli di mezz’ora ciascuno).
Luca Summer

Lascia un commento