<Mi sento assediato!> Il Papa si sente assediato. La prima impressione fu quella di pensare ai nemici interni ed esterni a lui configgenti. Ma no. Assediato dalle tentazioni peccaminose, tanto da sentire la necessità di confessarsi ogni due settimane. Proprio come noi mortalissimi che uno per due manderemmo all’altro mondo metà del genere umano quando siamo in buona. E’ un’immagine comunque che turba quella di un papa molto, forse, troppo umano. Certamente il Papa è un uomo come tutti, lo sappiamo, ma nell’immaginario collettivo, per tradizioni storiche e liturgiche ci è sempre apparso un essere al di sopra della comunità, in tutti i sensi.
Non è molto che fu dismessa la sedia gestatoria utilizzata fin dall’antichità in occasione della elezione al Soglio o nel Corpus Domini o in altre circostanze. Tale liturgia bastevole da porre il papa al di sopra, anche spazialmente, di tutti. Dal 1978 Giovanni Paolo I decise di non farne più uso. Già Paolo VI ne aveva limitato l’utilizzo ed abolì la tiara papale, altro simbolo che rappresentava il potere dei Papi: Padre dei Principi e dei Re; Rettore del mondo; Vicario di Cristo in Terra, questo il significato dei tre coronamenti di diademi sul cappello cilindrico, tipico copricapo orientale. Mentre la tiara non fu sostituita, Giovanni Paolo II sostituì invece per motivi di salute e visibilità la sedia gestatoria con la papamobile; altra cosa, altro effetto, sicuramente perdita di carisma.
Un altro elemento di discontinuità col passato Bergoglio lo ha creato col non dirsi troppo papa, un poco per effetto del Precedente “ancora regnante”, un poco perché se vuole l’avvicinamento alla chiesa greco ortodossa occorre che dismetta la preminenza papale, come in effetti ha sempre sottolineato in questi anni di pontificato. Adesso apprendiamo che anche il Papa ha necessità di preghiere per non incorrere in tentazioni. Una dichiarazione umana, forse troppo per generazioni attempate e abituate alla sacralità, se non della persona, almeno della funzione. -Non ne capiamo il significato, non ne sentivamo la necessità, ma una preghiera, per il nostro prossimo in difficoltà, non si può negare.
Guglielmo Adilardi

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