Noi che pensavamo che con la plastica avremmo risolto tutto e ora stiamo combattendo perché la troppa plastica non distrugga noi. Noi che pensavamo che con la velocità tutta la nostra vita avrebbe registrato una svolta definitiva e invece ora stiamo cercando e apprezzando i ritmi lenti, la calma, il tempo liberato.
Noi che pensavamo che pranzare in piedi, contro un muro in un bar con un tramezzino, fosse moderno e ineluttabile e invece scopriamo che una pausa slow con un piatto di pasta fumante al pomodoro e basilico è più umano e più salutare. Noi che pensavamo che i ghiacciai fossero per sempre-ghiacciai e invece leggiamo che non solo si stanno riducendo pericolosamente ora sappiamo che stanno pure crollando.
Noi che andavamo sulla Luna con la fantasia insieme con gli astronauti e pensavamo di conquistare lo spazio, emulando i telefilm bianconeri delle astronavi di plastica, e ora cerchiamo di capire se c’è ancora uno spazio nell’universo per noi.
Noi che per tanti anni, tra il cosiddetto boom economico degli Anni Sessanta e la prima frenata economica con la crisi del petrolio nei primi anni Settanta, ci sentivamo invincibili ora dobbiamo ammettere che possiamo essere vinti da un clima che cambia velocemente, dai rifiuti che produciamo in quantità sempre più inquietanti, dalle acque che si alzano, dalle temperatore che si impennano.
Noi che pensavamo di essere moderni e invece siamo stati ingenui. Per non dire altro. Non che però non dobbiamo e non possiamo darci per vinti. Perché noi ancora qualche freccia nell’arco della modernità ce l’abbiamo ancora.
Ad esempio è una bella notizia quella, che ci è arrivata l’altro giorno, e cioè che grazie alla prevenzione e agli stili di vita ritrovati nel rispetto della natura e del nostro corpo il numero di tumori diagnosticati in Italia sta diminuendo. La cifra stimata per l’anno in corso è di 371 mila -dice l’Associazione Italiana di Oncologia Medica- circa duemila in meno rispetto all’anno precedente.
E diminuisce anche la mortalità. Una vera grande bella notizia rispetto a quegli anni in cui pensavamo che tumore era solo “malattia incurabile” e quando in molti pensavamo che la persona colpita da un tumore fosse virtualmente spacciata.
Noi che pensavamo di essere moderni a stare in coda per due ore al giorno nelle città dei pendolari e invece adesso stiamo scoprendo che –dai- lavorare a cinque minuti da casa è anche meglio per la nostra vita. Dai anche 10 o 15 minuti vanno bene. Noi che, tra gli eccessi del passato e i sogni per un futuro immaginato, dobbiamo trovare il buon senso per un presente problematico ma non diabolico.
Noi che dobbiamo imparare a stupirci e a guardare il cielo come quando eravamo bambini e scoprire i disegni delle nuvole e fantasticare un po’ di più.
Noi che dovremmo meravigliarci di più delle immagini e delle sensazioni che ci sembrano scontate: un colore, un profumo, uno sguardo, una camminata, le coccole del cane. Noi che possiamo tornare a sentirci moderni se torniamo alla nostra umanità.
Fabrizio Binacchi

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