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SCIPIO SLATAPER padre e figlio: due eroi

Il loro tragico e singolare destino: padre e figlio, stesso nome, entrambi tragicamente ed eroicamente caduti nella prima e nella seconda Guerra mondiale.

di Mario Barnabè | 26 Agosto 2019

Scipio Slataper fu letterato e collaboratore della Voce di Prezzolini. Allo scoppio del primo conflitto mondiale si arruolò volontario e , dopo una prima ferita che gli valse un periodo di convalescenza a Firenze, rientrò in linea e cadde sul Podgora, meritando la medaglia d’argento al valor militare con la seguente motivazione: “ Volontario di guerra, irredente ,partecipava a sua domanda ad una rischiosa ricognizione a una posizione nemica. Con mirabile esempio di ardimento e sprezzo del pericolo, alla testa dei suoi uomini, si lanciava sulle trincee avversarie, impegnando con una pattuglia austriaca , ivi appostata, un’aspra lotta a colpi di pistola, finchè, colpito mortalmente alla gola cadeva impigliato nei reticolati nemici”. Podgora,3/12/1915

Il figlio ,nato qualche mese dopo la morte del padre e battezzato con lo stesso nome ,fu richiamato come ufficiale di complemento allo scoppio della seconda guerra mondiale. Inviato sul fronte russo come ufficiale di artiglieria alpina della divisione Julia si comportò con grande valore per cadere infine durante la ritirata venendo decorato con medaglia d’oro al valor militare “ alla memoria” con la seguente motivazione: Scipio Slataper Secondo S.Ten. cpl. 30°RGT art. alpina ,div. Julia” Ufficiale addetto ai collegamenti di un comando di reggimento di artiglieria alpina, dislocato in un osservatorio avanzato sul Don, attaccato improvvisamente da una pattuglia avversaria, balzava alla testa di pochi artiglieri e, sotto violento fuoco ,costringeva il nemico a precipitosa fuga. Benchè ferito al capo da una scheggia di bomba, si lanciava all’inseguimento, riuscendo a catturare un ufficiale e 4 soldati e, rientrato nelle nostre linee, rimaneva con i suoi uomini per condividerne la sorte. Successivamente partecipava ad una estenuante ed epica fase di ripiegamento, durante la quale lo si vedeva sempre alla testa dei superstiti artiglieri che trascinava con l’esempio a lotte corpo a corpo per rompere l’accerchiamento del soverchiante nemico. Nemmeno la rottura di un braccio, provocata da un colpo di mitragliatrice, stroncava il suo slancio. In un estremo combattimento, superando con la virtù indomita dello spirito lo strazio del corpo ormai esausto, riusciva ad azionare una mitragliatrice rimasta senza serventi. Nel disperato tentativo di arrestare ancora una volta il nemico irrompente, scompariva nella mischia. Fulgida figura di soldato, fedele alle tradizioni di italianità della sua famiglia e della gente triestina”. Gaia baia-Posto jali- Nowo Georgiewki- Nowo Postepdewka-Russia

Le guerre non hanno mai risolto i problemi, ma ne hanno creati di nuovi. Le motivazioni delle decorazioni sono anzi la dimostrazione di come le generazioni impegnate nei conflitti vi perdano i propri migliori elementi.

Mario Barnabé ( I° capitano medici della riserva di complemento in congedo)

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: figlio, firenze, guerra mondiale, medici, nato, seconda guerra mondiale, soldati

Info Mario Barnabè

Sono nato il 14/5/1944 a Imola. Dopo il Liceo Classico mi sono laureato in Medicina e Chirurgia alla Università di Bologna nel 1970. Mi sono specializzato( con lode) alla Università di Modena nel 1972. Sono stato sottotenente medico presso la Casema Varanini ( genio pionieri) di Bologna dal giugno 1972 al 1973. Dipendente dell’Ospedale per gli Infermi di Faenza reparto di odontoiatria ( prima come assistente poi con l’incarico di aiuto) dal 1973 al 1977. Infine libero professionista dal 1977 al 2009 quando ragiuni di salute mi hanno costretto alla pensione. Ho sempre collaborato a periodici di area laica. Sono iscritto al movimento federalista europeo dal 1964 e ho fondato la sezione di Imola della Associazione Mazziniana Italiana nel 1981. Dalla pensione ho scritto numerosi articoli sui collaboratori dei Quaderni di Giustizia e Libertà.

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