Oggi, sabato, al risveglio, dopo una notte calda ma non troppo stavo pensando a un tema da affrontare per il mio consueto pezzo settimanale. Nessuno mi obbliga a farlo, naturalmente, ma sono un tipo abitudinario e amo la consuetudine. Per tutta la settimana, giorno per giorno ci ho pensato ma stavolta, francamente, mi sono trovata in difficoltà nel caos che ci circonda. Perchè ogni giorno ci siamo svegliati in un mondo, politico, diverso da com lo avevamo lasciato la sera prima. Roba da bipolarismo conclamato. Di tutti, nessuno escluso. Il top è stata la candidatura a premier di Di Maio , offertagli, pare, da Salvini.
Allora comincio a girellare su F.B e mi imbatto in due post spettacolari che ora condivido. E mi astengo da qualsi commento. Post di amici straordinari che considero, insieme ad altri, i miei mentori, dato che non sempre sono competente nelle materie in cui loro sono provetti. Insomma non sono proprio una tuttologa. Dunque mi metto da parte e riporto integralmente i loro pensieri che, ovviamente, condivido in toto. Mi riposo, ne ho diritto anch’io.
Vale la pena leggerli e arrivare fino in fondo
Spiegone del sabato mattina sulle elezioni anticipate. ( Federico Smidile)
(da leggere assolutamente. Propedeutico e didascalico…e anche prodromico
per non farsi mancare nulla)
More solito si sono già alzate strida sul “Mattarella non vuole farci votare”, “parola al popolo”, “no a giochi di palazzo, ecc.”. Si tratta ormai di una ripetizione stantia di una serie di stilemi che ignorano la realtà costituzionale ma pure quella delle cose concrete.
1. Maman a tort, chi strilla pure.
2. Ricordo che siamo una repubblica parlamentare. Il che significa che il Governo, che si compone del Presidente del Consiglio (nominato dal Presidente della Repubblica) e dai Ministri (nominati dal Presidente della Repubblica su proposta, non vincolante, del Presidente del Consiglio), vive e muore grazie e per causa della fiducia del Parlamento.
3. Ossia non esistono “Governi eletti dal popolo”. Questa sgrammaticatura costituzionale è stata inventata da Berlusconi, che la ripete anche oggi, e ripresa da molti altri, buoni ultimi i grillini nella scorsa legislatura.
4. Si tratta di una sgrammaticatura grave ma che poteva avere un senso quantomeno politico nel 1994-95, quando Berlusconi aveva riunito in un’unica maggioranza gli ex fascisti di Fini e i leghisti di Bossi, ottenendo una maggioranza parlamentare, o nel 1996-98, quando fu Prodi a raccogliere una maggioranza di centro-sinistra. I Governi Dini 1995-96 e i D’Alema e Amato 1998-2001, furono assolutamente legittimi dal punto di vista costituzionale, ma l’obiezione che incorporassero parti di ex opposizione era vera. La stessa obiezione non mosse a se stesso Berlusconi nel 2011, quando, dopo la rottura con Fini, che faceva parte del PDL che aveva vinto nel 2008, rimase in carica sostituendo i pezzi della maggioranza che se n’erano andati, con pezzi di opposizione che erano stati folgorati sulla via di Arcore. Anche quel Governo era legittimo ma mostrava che “eletto dal popolo” era una frescaccia.
5. Nel 2013 il risultato elettorale non diede una chiara vittoria a nessuno. Si formò allora un Governo di coalizione PD-PDL (FI), che durò pochi mesi. Berlusconi ruppe ma non fu seguito da Alfano e soci, che rimasero al Governo, nonostante i cambiamenti intercorsi tra il 2014 e il 2016, sino a fine legislatura. Si trattava, quindi, di governi di coalzione, legittimi e nati perché le elezioni, come detto, non avevano chiarito lo scenario.
6. Peggio ancora nel 2018. Il 4 marzo il Movimento prese il 33%. Una percentuale alta ma non sufficiente a governare. La coalzione di Centro-Destra Lega, Fi, FdI prese il 37%, con la Lega al 17%. Anche qui, nonostante gli strepiti di Brunetta, mancavano i numeri. Peggio ancora il PD e il centrosinistra che arrivarono circa al 21%, lontani dalla maggioranza ma con un pacchetto di voti che avrebbe potuto pesare, e che rischia di farlo un anno dopo. Ricordiamo poi le peripezie di Odisseo-Mattarella che fu costretto a provarle tutte per spingere almeno due dei nemici della campagna elettorale a trovare accordi.
7. M5S e Lega, infatti, erano stati duramente contrapposti durante la fase pre-elettorale (e anche prima in Parlamento), e quindi il loro “contratto”, non dava vita ad un “governo eletto dal popolo”, anche solo in senso berlusconiano-prodiano, ma ad un governo di coalzione come quelli del 2013-18, solo con protagonisti diversi.
8. Questa maggioranza pare, dico pare, essersi rotta l’8 agosto e allora ecco “al voto al voto”. Calma. Resta da capire se esiste una maggioranza diversa in Parlamento. Maggioranza che sarebbe assolutamente legittima come quella appena defunta (e forse risorgente). Non solo dal punto di vista costituzionale, ma pure da quello politico. Se, ad esempio, si creasse una maggioranza M5S-Pd-Altri, essa sarebbe legittima esattamente come quella M5S-Lega. Idem, per assurdo, se si costituisse una maggioranza Centrodestra-PD (assurda perché Lega e FdI non ci starebbero ma non vietata da alcuna regola anche non scritta).
9. Le elezioni anticipate non sono la norma, ma una patologia. Prima di arrivarci vanno esperiti tutti i tentativi per evitarle. Mattarella legittimamente farà quello che deve, e non ha senso dire “non ci faranno votare”. Tra l’altro se le elezioni da sole fossero il cardine di una democrazia potremmo considerare democratiche anche Cuba, la Bulgaria dei tempi sovietici, e il Cile di Pinochet, per dire…
10. Maman a tort voi che strillate pure.
Salvini delendus. ( GIacomo Fiaschi)
“Quando il vitello cade si moltiplicano i coltelli” recita un proverbio arabo.
Giorno dopo giorno, ora dopo ora, dichiarazione dopo dichiarazione, lettera aperta dopo lettera aperta, si fa sempre più chiara l’intenzione unanime da parte del sistema di sbarazzarsi una volta per tutte di Matteo Salvini.
La convergenza massiccia e unanime di tutti gli attori verso questo obiettivo è palese. E quale occasione migliore della vicenda Open Arms, per scatenarsi in un attacco finale contro un Salvini ministro degli interni ormai prossimo a lasciare il posto?
Si sono mossi tutti i poteri, quelli forti e quelli deboli, dalla solita procura sicula al TAR del Lazio sino alla UE e al Parlamento Europeo per puntare su un unico bersaglio: Salvini.
Salvini delendus.
Persino Renzi, senatore di Signa, Lastra a Signa, Scandicci e Impruneta, sgonnella dappertutto per ritrovare un posto in primo piano sul palcoscenico della politica nazionale dal quale fu scaraventato fuori tre anni or sono con lo storico referendum, una volta perso il quale aveva solennemente dichiarato che avrebbe lasciato per sempre la politica. Poi, evidentemente, più che l’onor poté il digiuno.
Non so come andrà a finire per Salvini.
L’Italia delle piazze è imprevedibile. E se guardo al passato, me ne vengono a mente due, Piazza Venezia e Piazzale Loreto, che rendono bene l’idea.
Eppure questa volta c’è qualcosa di diverso nell’aria e Salvini potrebbe farcela a dispetto di tutto e di tutti.
E la ragione è una sola: l’incazzatura generale che da Cuneo a Canicattì riunisce gli italiani più del tricolore, dell’inno di Mameli e della nazionale di calcio messi insieme.
Salvini ha unito un’Italia creando una maggioranza consapevole, grazie a lui, della propria forza numerica. E se la politica e lo stato insieme, ovvero il cosiddetto “sistema”, pensano di mandarla in mille briciole scagliandosi contro Salvini, rischiano di scatenare una vera e propria guerra civile che vedrà Salvini non vincere ma trionfare come Davide contro Golia.
Non so, a questo punto, chi ha più paura di chi: se è il sistema ad aver più paura di Salvini o se è Salvini ad aver più paura di quel settanta per cento di italiani che gli danno ragione sul porto chiuso all’Open Arms.
Paure che s’incrociano nelle tenebre di una notte della repubblica.
Da una parte la paura del sistema, sfidato apertamente da un Salvini scatenato che incarna e amplifica dai microfoni delle piazze stracolme la voce di milioni di persone imbufalite e stanche d’esser bastonate e prese pure per i fondelli con cretinate come quella della “percezione”.
Dall’altra la paura di Salvini -del quale tutto si può dire fuorché sia uno stupido- consapevole più di qualsiasi altro dei rischi che correrebbe con un eccessivo successo elettorale a fronte del quale sarebbe obbligato a mantenere promesse impossibili.
In ogni caso la paura, se come segnale d’allarme è un prezioso strumento, è sempre stata una pessima consigliera.
Quando sarà calato il sipario sullo squallido teatrino di questa crisi di mezz’estate capiremo finalmente se la risposta del sistema alla sacrosanta incazzatura del popolo italiano sarà dettata dalla paura o dalla ragione.
Per ora si vedono solo gli attori che si prendono a craniate. E se è vero che la ragione ha sede nella corteccia cerebrale c’è poco da star tranquilli.
Carla Ceretelli
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