Della presunta tangente petrolifera a favore della Lega, andata in porto o meno, trappola o no, gli eventuali risvolti penali sono una bazzecola rispetto alla portata politica che solo il ragionare “per partito preso” può impedire di cogliere.
La conversazione intercettata al Metropol di Mosca, tra tre misteriosi personaggi russi e tre “uomini d’affari” italiani ci rivela in tutta la sua sconvolgente crudezza la disponibilità di mettere al servizio di una potenza straniera, la Russia, l’influenza che un partito italiano, la Lega, sarà in grado di esercitare in Italia e, soprattutto, in Europa. Il personaggio più importante fra i sei del Metropol, quello che dà una connotazione decisamente politica alla trama affaristica dell’incontro (petrolio russo venduto in Italia a prezzo “scontato” per ricavare una gigantesca tangente) è Gianluca Savoini. Nel suo recentissimo libro “I Demoni di Salvini”, Claudio Gatti lo presenta così: “L’agente postnazista la cui copertura è rimasta più segreta, quello che si è incuneato nei gangli più vitali del movimento raggiungendo il massimo potere di influenza nel modo più efficace: senza farsi notare”. Dunque, non uno di passaggio, ma un collaboratore stretto che godeva della piena fiducia del segretario della Lega: già suo portavoce e, di fatto, l’uomo che tesseva i rapporti con il partito di Putin e con il mondo economico tramite l’Associazione Lombardia-Russia, che ha la sua sede a Milano, uscio bottega con quella della Lega. Ed è quindi logico dedurre che il pensiero di Savoini, almeno dal punto di vista politico, rifletta esattamente quello di Salvini, appresso al quale indicibili volte è apparso nelle visite a Mosca e negli incontri con Putini e gli uomini del suo governo. Giusto, perciò provare sdegno e riprovazione a ripercorrere i brani della conversazione svoltasi al Metropol. Rileggiamoli: “Vogliamo cambiare l’Europa. Una nuova Europa deve essere vicina alla Russia”. (Savoini); “Salvini è il primo uomo che vuole cambiare l’Europa. Abbiamo i nostri alleati. Vogliamo iniziare una grande alleanza con questi partiti pro-Russia”. (Savoini); “E’ iI Trump europeo. E’ diventato il capo di tutta l’ultredestra. Le Pen, AfD, il terzo partito in Finlandia…E’ il capo dell’estrema destra europea”. (Russo 1); “ Se avete qualche gulag, vi possiamo mandare qualcuno anche dall’Italia. E’ uno scherzo, ma se avete un gulag vi mandiamo un mucchio di gente”. (Italiano 2). Insomma, grande comunanza di vedute e atmosfera cameratesca fra gli interlocutori russi ed italiani. Stesse vedute politiche e stessi obbiettivi: indebolire l’Europa ed il sistema di alleanze nel quale l’Italia è inserita e stessa volontà di favorire gli interessi della Russia.
Certo, il segretario della Lega agisce da politico spregiudicato. Magari non crede alla politica dell’amico Putin, così come non crede che veramente i barconi carichi di disperati siano un pericolo mortale per l’Italia. Per usare una espressione di quando era giovane e spesso attribuitagli “me ne fotto. Io voglio fare carriera”. Espressione che vale a maggior ragione, dopo le cose dette nelle conversazioni al Metropol di Mosca, per il suo leit motiv di successo “prima di tutto gli Italiani”. Chi ci ha creduto, immaginiamo, ora dovrebbe sentirsi preso per i fondelli.
Nicola Cariglia

Credo che a quello che hai scritto non manchi nulla, compreso l’espressione di gioventù…..Le nostre opinioni il mpopolino le ha sempre prese alla leggera, ed il risultato lo vediamo….bravo Nicola !!!
I giornalisti dovrebbero riportare i fatti e i commenti lasciarli a noi, ma non ci riescono perché loro stessi sono schierati politicamente come la magistratura e tanti organi di stato che dovrebbero essere indipendenti e al di sopra della politica. Caro direttore anche i suoi articoli sono, ahimè, colorati e il più delle volte sortiscono l’effetto contrario a quello sperato. La saluto cordialmente come un Suo assiduo lettore.
Caro Cesare,
la sua competenza in materia giornalistica certamente le consentirà di ricordare che esistono anche i giornali di opinione. Ed io esprimo le mie opinioni lieto che i lettori facciano altrettanto. Per vedere, appunto, “l’effetto che fa” (per dirla alla Iannacci).