ABC: la serie infernale. E’ il titolo di un famoso romanzo di Agatha Christie. La storia è semplice. Hercule Poirot, il piccolo investigatore belga, è chiamato a risolvere il rebus di una serie di delitti che avvengono in Inghilterra. Nessun collegamento fra le vittime. Solo che la prima ha il nome che inizia per A, la seconda per B, la terza per C e così via. Un rompicapo. La soluzione non sfugge però all’acuta mente di Poirot. Per uccidere una persona il cui nome iniziava per B, l’assassino aveva pensato bene di ammazzarne altre che non c’entravano niente, così solo per impedire agli investigatori di capire che il vero obiettivo era solo uno. La stessa cosa è avvenuta per la politica italiana. Anche qui ABC, Alfano, Bersani Casini. Anche qui un solo, vero obiettivo: far fuori Alfano e con lui il Pdl. Disegno riuscito. Le elezioni amministrative hanno dato un verdetto chiaro: i partiti che sostengono il governo Monti sono stati tutti penalizzati, ma uno è stato ammazzato: il Pdl. A pensarci bene, e ci si passi l’autocitazione ma noi l’avevamo anche scritto in tempi non sospetti, la cosa è del tutto logica. Ma qual è quel partito che più di tutti gli altri ha snaturato se stesso per sostenere Monti? Risposta semplice: il Pdl. Il Pd soffre ma ha incassato l’uscita di scena di Berlusconi, e scusate se è poco, lo stesso per l’Udc che ha anche visto premiata la sua proposta di dar vita ad una grande coalizione. Solo il Pdl, per dare il via libera a Monti, ha dovuto sostenere l’esatto contrario di tutto quello che aveva sostenuto fino ad allora. Come non ricordare tutte le cose dette contro le manovre di Palazzo, la tesi secondo cui il premier doveva essere espressione diretta del popolo, la difesa ad oltranza del bipolarismo e del maggioritario e così via? Non ci voleva una grande intelligenza politica per capire che una volta constatato che la maggioranza non c’era più, la strada maestra era quella di andare subito alle elezioni anticipate. Il pdl avrebbe perso ma non sarebbe stato travolto e il Pd avrebbe dovuto assumersi la responsabilità di applicare quelle misure che con Berlusconi aveva sempre osteggiato. Allora il Pdl poteva essere ricostruito oggi va semplicemente sostituito con un nuovo, soprattutto nella sua classe dirigente, soggetto politico. Mai una maggioranza in Parlamento aveva avuto un margine di autosufficienza così ampio. Tutto dilapidato grazie a liste fatte non con persone espresse dalla base ma solo con gli amici degli amici e così via. Il nodo è venuto al pettine. Ora i margini di manovra sono stretti ma la direzione di marcia deve essere chiara. Monti, una volta scelto, deve arrivare alla fine della legislatura. E questo tempo deve essere impiegato, sul fronte del centrodestra, per ricostruire un partito dei moderati, che poi è già lì pronto ad essere portato in Italia: il PPE. Per farlo però bisogna partire dal basso, alla radicale, con circoli di base che poi esprimono i delegati per un vero congresso nazionale. Fantapolitica, viste le prime reazioni provenienti dal centrodestra. “Abbiamo perso ma non è stata una catastrofe” “E’ andata meglio del previsto” e così via con altre amenità del genere.
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