Il governo che si è formato dopo le elezioni del 4 marzo ha annunciato a più riprese l’intenzione di arrivare a una tassa fissa o piatta (flat tax) applicabile ai redditi delle persone fisiche. Gli esperti di finanza pubblica dicono che la tassa unica, che sia al 15% o 20%, pone seri problemi al bilancio dello Stato, perché la perdita di introiti fiscali sarebbe assai consistente (si parla a seconda dell’aliquota di 20 o 30 miliardi di euro) e non sarebbe sopportabile, pena l’aumento del debito pubblico, che è già elevatissimo e che rappresenta un problema non solo per l’Italia ma anche per l’Unione europea.
Inoltre, l’adozione di politiche come la flat tax o il reddito di cittadinanza (altra misura assai costosa), non accompagnate da vere riforme, come quelle della pubblica amministrazione e della giustizia, provoca facilmente l’innalzamento dello spread dei nostri titoli pubblici. Un costo che si riflette sui cittadini, costretti a pagare maggiori interessi sul denaro preso a prestito anche attraverso i mutui a tasso variabile.
Tutto ciò a prescindere dalla ridicola mania di usare termini inglesi, che comporta spesso a errori di pronuncia o di concetto. Quando fu annunciato il Jobs Act questa locuzione conteneva due errori: il primo è che semmai job si usa al singolare perché si riferisce al lavoro in genere, non ai lavori; il secondo è che un progetto di legge in inglese si chiama Bill e diventa Act solo quando diventa una legge approvata dal Parlamento. Leggi tutto:
http://www.affarinternazionali.it/2018/09/italia-ue-flat-tax/

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