“Mancare di senso storico significa essere condannati a vedere solo la superficie dellecose umane, non avere la capacità di comprendere quanto il passato pesi sul presente e lo condizioni ” Così scrive Angelo Panebianco sul Corsera in un illuminante fondo. La sconfitta del PD il 4 marzo è stata pesantissima. Mai la sinistra italiana aveva subito una debacle così grave. Ancor più grave è il fatto che a tutt’oggi non sia stata fatta un’ analisi seria e non sia pervenuta dalla sua classe dirigente tutta un ‘autocritica severa. Allora è doveroso tornare indietro nel tempo, per arrivare al non lontano ottobre del 2007, quando viene fondato il PD. Non nasce dal basso, ma da una fusione a freddo tra DS e Margherita, con l’ aggiunta di una briciola ambientalista. Insomma il vecchio compromesso storico riprende forma, ex comunisti ed ex democristiani si mettono insieme, lasciando fuori da questo progetto i socialisti, i laici ed una gran fetta della sinistra radicale. Ma Veltroni da fondatore e neo segretario va oltre e affermando l’ autosufficienza del PD, nelle elezioni anticipate dell’ aprile del 2008, non vuole nessuno in coalizione. Fa un ‘eccezione solo per Di Pietro e una pattuglia di radicali che ingloba nelle sue liste. Perderà e male. Vincerà ancora Berlusconi. Ma il PD commette altri gravi errori. Il primo è quello di non aderire in Europa da subito al PSE, mentre Berlusconi aderiva al PPE. Stando in una posizione da limbo indebolì la sinistra italiana e di conseguenza l’ Italia a livello internazionale. Tutto per scimmiottare malamente gli americani. In compenso imbarcò girotondini, giustizialisti e popolo viola. Non mutò l’ aspetto organizzativo: le sezioni cambiarono solo nome in circoli. Sono passati dieci anni. Molti se ne sono andati: il primo ad lasciare la barca è stato Rutell, uno dei fondatori. E’ cambiato più volte il segretario. Il PD ha governato. E’ arrivato al 40 per cento per poi crollare al !8. Ma non è solo una questione di numeri. La verità è che l’Europa è cambiata, ma anche l’ Italia è mutata. Ora vi sono nuovi movimenti e nuovi partiti ed i bisogni come i meriti sono ben altri rispetto al 2007. Peccato che il PD non se ne sia accorto. Ed ovviamente i risultati negativi sono arrivati. Ora che fare? Direbbe il vecchio Lenin. Finora l’unica risposta è stata la solita : riunione immediata dei circoli. Ancora una volta a parlarsi addosso, a essere autoreferenziali, ad ergersi ad elite. Tutto questo mentre il popolo attivo guarda da un’ altra parte. Serve un nuovo segretario? Può darsi. Un’ operazione minimalista. Oppure è necessario un nuovo strumento per riaccendere la politica che guardi ad una sinistra senza dogmi, lontana dal 900, aperta alle storie ed alle culture e fortemente europeista? E, come dice Panebianco, vi è un passato che pesa per tutti e l’errore della fusione a freddo del 2007 è un macigno che dovrebbe insegnarci molte cose per il futuro.
Roberto Caputo

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