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Nuovo segretario o partito nuovo?

Vi è un passato che pesa per tutti e l’errore della fusione a freddo del 2007 è un macigno che dovrebbe insegnarci molte cose per il futuro.

di Roberto Caputo | 9 Aprile 2018

“Mancare di senso storico significa essere condannati a vedere solo la superficie dellecose umane, non avere la capacità di comprendere quanto il passato pesi sul presente e lo condizioni ” Così scrive Angelo Panebianco sul Corsera in un illuminante fondo. La sconfitta del PD il 4 marzo è stata pesantissima. Mai la sinistra italiana aveva subito una debacle così grave. Ancor più grave è il fatto che a tutt’oggi non sia stata fatta un’ analisi seria e non sia pervenuta dalla sua classe dirigente tutta un ‘autocritica severa. Allora è doveroso tornare indietro nel tempo, per arrivare al non lontano ottobre del 2007, quando viene fondato il PD. Non nasce dal basso, ma da una fusione a freddo tra DS e Margherita, con l’ aggiunta di una briciola ambientalista. Insomma il vecchio compromesso storico riprende forma, ex comunisti ed ex democristiani si mettono insieme, lasciando fuori da questo progetto i socialisti, i laici ed una gran fetta della sinistra radicale. Ma Veltroni da fondatore e neo segretario va oltre e affermando l’ autosufficienza del PD, nelle elezioni anticipate dell’ aprile del 2008, non vuole nessuno in coalizione. Fa un ‘eccezione solo per Di Pietro e una pattuglia di radicali che ingloba nelle sue liste. Perderà e male. Vincerà ancora Berlusconi. Ma il PD commette  altri gravi errori. Il primo è quello di non aderire in Europa da subito al PSE, mentre Berlusconi aderiva al PPE. Stando in una posizione da limbo indebolì la sinistra italiana e di conseguenza l’ Italia a livello internazionale. Tutto per scimmiottare malamente gli americani. In compenso imbarcò girotondini, giustizialisti e popolo viola. Non mutò l’ aspetto organizzativo: le sezioni cambiarono solo nome in circoli. Sono passati dieci anni. Molti se ne sono andati: il primo ad lasciare la barca è stato Rutell, uno dei fondatori. E’ cambiato più volte il segretario. Il PD ha governato. E’ arrivato al 40 per cento per poi crollare al !8. Ma non è solo una questione di numeri. La verità è che l’Europa è cambiata, ma anche l’ Italia è mutata. Ora vi sono nuovi movimenti e nuovi partiti ed i bisogni come i meriti sono ben altri rispetto al 2007. Peccato che il PD non se ne sia accorto. Ed ovviamente i risultati negativi sono arrivati. Ora che fare? Direbbe il vecchio Lenin. Finora l’unica risposta è  stata la solita : riunione immediata dei circoli. Ancora una volta a parlarsi addosso, a essere autoreferenziali, ad ergersi ad elite. Tutto questo mentre il popolo attivo guarda da un’ altra parte. Serve un nuovo segretario? Può darsi. Un’ operazione minimalista. Oppure è necessario un nuovo strumento per riaccendere la politica che guardi ad una sinistra senza dogmi, lontana dal 900, aperta alle storie ed alle culture e fortemente europeista? E, come dice Panebianco, vi è un passato che pesa per tutti e l’errore della fusione a freddo del 2007 è un macigno che dovrebbe insegnarci molte cose per il futuro.

Roberto Caputo

Pubblicato in : Editoriale, Il punto di Roberto CaputoTag: anni, autocritica, berlusconi, classe dirigente, compromesso storico, di pietro, elezioni, europa, futuro, italia, Laici, pd, pse, radicali, sinistra italiana, sinistra radicale, socialisti, veltroni

Info Roberto Caputo

Roberto Caputo è un politico milanese, per più legislature è stato consigliere comunale a Milano e Assessore alla Cultura e allo Sport nella giunta del sindaco Paolo Pillitteri nelle fila del Partito socialista italiano. Ha ricoperto poi la carica di Presidente del Consiglio Provinciale di Milano durante la presidenza di Ombretta Colli e quindi Vicepresidente dello stesso con la giunta di Guido Podestà sino all’avvento della Città Metropolitana. Ha alle spalle anche una intensa attività pubblicistica incominciata prima con le raccolte di poesie, poi con i racconti sulla “Mala” a Milano, infine con una serie di romanzi noir metropolitano che ha scritto a quattro mani con la giornalista Nadia Giorgio.

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